Dopo un 2024 complesso, segnato da una marcata flessione dell’attività industriale, il 2025 si chiude con un segnale incoraggiante per il sistema produttivo italiano. I dati diffusi a marzo 2026 dall’Istat sul fatturato dell’industria e dei servizi relativi a dicembre delineano un quadro di miglioramento diffuso, sia in termini congiunturali sia su base annua, accompagnato da una dinamica positiva anche nei volumi. Un elemento non secondario, perché indica una crescita reale dell’attività economica e non soltanto un effetto prezzi, maggiore in alcuni comparti rispetto ad altri.
La crescita dell’industria, tra mercato interno ed estero
Secondo quanto riportato dall’Istat, il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, ha registrato un incremento dello 0,5% in termini di valore rispetto al mese precedente.
Tuttavia, il dato più significativo riguarda il volume delle vendite, cresciuto dell’1,7%. Questo scarto indica che le aziende non hanno semplicemente incassato di più a causa dell’inflazione (e del relativo aumento dei prezzi), ma hanno effettivamente prodotto e venduto una quantità maggiore di beni.
Se si confronta dicembre 2025 con lo stesso mese dell’anno precedente, la crescita appare ancora più solida: il fatturato complessivo è salito del 3,6% in valore e del 4,8% in volume.
Anche guardando all’intero quarto trimestre (ottobre-dicembre), l’industria mostra una progressione costante, con un aumento del fatturato dello 0,4% e dei volumi dell’1,1% rispetto al periodo precedente.
In Italia la spesa totale è rimasta stabile, ma le quantità acquistate sono aumentate del 2,3%, mentre le esportazioni mostrano un aumento del valore dell’1,3%.
Chi cresce e chi arretra: i settore messi meglio e peggio
Analizzando i principali raggruppamenti di industrie emergono dinamiche differenziate, che aiutano a comprendere la natura della ripresa.
A dicembre si osserva un aumento congiunturale per i beni di consumo (+1,4%) e per i beni intermedi (+0,7%), ovvero quei prodotti e componenti che servono alle imprese per alimentare i successivi cicli di lavorazione.
Più contenuta invece la dinamica dei beni strumentali (-0,2% nel dato congiunturale di dicembre), mentre l’energia registra una flessione (-1,6%). Tuttavia, su base annua, i beni strumentali mostrano un robusto +9,6%, segnale che nel corso del 2025 le imprese hanno ripreso a investire in macchinari e attrezzature, elemento essenziale per la modernizzazione e l’aumento della produttività.
L’unico comparto in calo su base annua è l’energia (-15,6%). Si tratta però di un dato che va letto anche alla luce della normalizzazione dei prezzi energetici rispetto ai picchi degli anni precedenti, e che non è rimasto tale nel 2026, soprattutto nell’ultima settimana a causa della guerra in Iran.
Crescita stabile per i servizi
Anche il settore dei servizi ha chiuso il 2025 in territorio positivo. A dicembre, il fatturato è cresciuto dell’1,0% in termini di valore e dello 0,8% in volume rispetto al mese precedente.
Questo significa che l’aumento non è dovuto soltanto a una variazione dei listini, ma riflette una crescita reale delle attività svolte e dei contratti stipulati.
Infatti, nel quarto trimestre dell’anno (ottobre-dicembre), i servizi hanno mostrato un lieve progresso rispetto al periodo precedente (+0,1% in valore e +0,3% in volume). Sebbene si tratti di una crescita più prudente rispetto a quella dell’industria, il dato conferma un percorso di espansione costante.
All’interno del settore, il commercio all’ingrosso ha registrato un incremento dello 0,8% in valore, con un aumento ancora più marcato nei volumi (+1,3%). Mentre se si considera l’intero anno solare, nel 2025 sono i comparti informazione e comunicazione hanno spinto i servizi a registrare una crescita del +1,9%.
Prospettive per il 2026 tra guerre e aumenti
La chiusura positiva del 2025 pone le basi per un avvio del 2026 in un contesto più favorevole. Dal punto di vista strettamente economico, la combinazione di crescita dei volumi, ripresa degli investimenti in beni strumentali e rafforzamento dei servizi ad alto contenuto tecnologico rappresentano un mix promettente.
Tuttavia, restano alcune incognite, come l’andamento della domanda internazionale, l’evoluzione dei prezzi energetici, le condizioni finanziarie e il quadro geopolitico globale, che tra l’altro potrebbe avere effetti sui tassi Bce.