Caro energia e clausola di salvaguardia per l’Italia, l’Ue valuta ma come funziona

Giorgia Meloni chiede all’Ue di estendere la clausola di salvaguardia all’emergenza energia: cosa significa e quali effetti può avere

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Il Governo italiano ha chiesto ufficialmente all’Unione europea di estendere all’emergenza energetica la clausola di salvaguardia nazionale già prevista per le spese militari. La richiesta è stata avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni attraverso una lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La volontà è quella di maggiore flessibilità sui conti pubblici per finanziare interventi contro il caro bollette senza aumentare la pressione derivante dalle regole europee sul deficit e sul debito. La proposta italiana, però, al momento non sembra convincere Bruxelles. La Commissione europea, pur evitando prese di posizione ufficiali, ha ricordato che esistono ancora decine di miliardi di euro disponibili nei fondi europei destinati all’energia e non ancora utilizzati dagli Stati membri.

Cos’è la clausola di salvaguardia nazionale

La clausola di salvaguardia nazionale, conosciuta anche come National Escape Clause, è uno strumento previsto dal Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione europea. Questa misura consente ai Paesi membri di deviare temporaneamente dagli obiettivi di bilancio concordati con Bruxelles in presenza di circostanze eccezionali o eventi con un forte impatto sulle finanze pubbliche.

In pratica, gli Stati possono aumentare temporaneamente la spesa pubblica o registrare deficit più elevati senza incorrere automaticamente nelle sanzioni previste dalle regole europee. La clausola viene però concessa solo in casi specifici e deve essere compatibile con la sostenibilità dei conti pubblici nel medio periodo. Negli ultimi mesi l’Unione europea ha autorizzato l’utilizzo della clausola per le spese legate alla difesa, soprattutto dopo l’aumento delle tensioni internazionali e della pressione geopolitica legata alla guerra in Ucraina.

La richiesta del Governo Meloni sull’energia

L’Italia punta ora ad applicare la stessa flessibilità anche alla crisi energetica. Nella lettera inviata a Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni sostiene che la sicurezza energetica debba essere considerata una priorità strategica europea al pari della difesa. Secondo il Governo, la misura permetterebbe di aumentare gli investimenti e gli aiuti contro il caro energia senza aggravare formalmente il percorso di rientro del deficit previsto dalle regole europee.

La Commissione europea non ha ancora risposto ufficialmente alla proposta italiana, ma da Bruxelles è arrivato un messaggio chiaro. Il portavoce responsabile per l’Economia, Balazs Ujvari, ha ricordato che esistono ancora circa 95 miliardi di euro di fondi europei disponibili per gli investimenti energetici. Le risorse fanno parte di strumenti già attivi, come NextGenerationEU, la politica di coesione europea e il Fondo per la modernizzazione.

Secondo la Commissione, quindi, prima di chiedere nuova flessibilità sui conti pubblici gli Stati membri dovrebbero utilizzare pienamente i fondi già disponibili. Bruxelles ha inoltre sottolineato che negli ultimi mesi sono state introdotte anche regole più flessibili sugli aiuti di Stato proprio per facilitare gli investimenti nel settore energetico. L’Italia è infatti ancora sottoposta a una procedura per deficit eccessivo perché il disavanzo pubblico supera il limite del 3% del Pil previsto dalle regole europee. Il rapporto debito-Pil italiano resta di fatto tra i più alti dell’Unione europea. Le stime indicano un valore intorno al 137% nel 2025, con una possibile ulteriore crescita nel 2026.

Per questo motivo una parte degli osservatori economici teme che l’utilizzo della clausola di salvaguardia per finanziare nuove spese energetiche possa tradursi in un ulteriore aumento del debito pubblico.

I precedenti della clausola europea e i possibili effetti

La National Escape Clause è già stata utilizzata da diversi Paesi europei per incrementare le spese militari. Tra gli Stati che hanno ottenuto l’attivazione della clausola figurano Germania, Polonia, Grecia, Finlandia, Austria, Danimarca e Portogallo. L’Italia, pur avendo sostenuto la necessità di maggiore flessibilità sugli investimenti nella difesa, non ha invece ancora richiesto formalmente l’utilizzo della clausola per il comparto militare. Secondo quanto emerso negli ultimi mesi, il Governo avrebbe scelto di concentrare il confronto con Bruxelles soprattutto sul tema energetico e sul sostegno a famiglie e imprese.

Se la proposta italiana venisse accolta, il Governo potrebbe finanziare nuovi interventi contro il caro energia con minori vincoli sul deficit. Questo significherebbe maggiore spazio di manovra per misure di sostegno economico, bonus o investimenti nel settore energetico.

Resta però il tema della reazione dei mercati finanziari. Un aumento del debito pubblico potrebbe infatti incidere sulla fiducia degli investitori e avere effetti sullo spread e sul costo del debito italiano. Anche il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente invitato i governi a utilizzare con cautela strumenti che possano aumentare ulteriormente il peso del debito pubblico.