Trump indagato per spionaggio: cosa ha trovato l’Fbi a casa sua

Nella residenza in Florida dell'ex presidente degli Stati Uniti sono stati trovati documenti "Top secret"

Spionaggio: ecco la nuova accusa contro l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dietro alla perquisizione effettuata dall’Fbi nella sua residenza di Mar-a-Lago in Florida. L’agenzia federale ha desecretato il mandato che ha permesso di sequestrare dalla magione privata del tycoon più di venti scatoloni di documenti classificati come “Top secret” e ai più alti livelli di riservatezza. Un’indagine senza precedenti nei confronti di un ex presidente Usa, che farebbe passare in secondo piano le inchieste sui reati finanziari e sull’assalto al Campidoglio che hanno riguardato Trump.

Trump indagato per spionaggio: la perquisizione e le accuse

Lasciando la Casa Bianca lo scorso gennaio, il magnate americano avrebbe portato con sé diversi documenti che metterebbero a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti, ma anche quella di altri Paesi.

Tra le carte segrete ci sarebbe anche del materiale sul presidente francese Emmanuel Macron e, secondo quanto rivelato dal Washington Post, informazioni relative ad armi nucleari, non è chiaro se statunitensi o straniere.

Si tratterebbe di 11 faldoni suddivisi in tre gruppi di documenti classificati come “confidenziali”, tre classificati come “segreti” e quattro classificati “Top secret” al più alto livello di restrizione all’accesso, tanto che non avrebbero potuto essere consultati nemmeno nello Studio Ovale.

Secondo il New York Times, fra i documenti oggetto della perquisizione c’erano informazioni sui più segreti programmi americani, i cosiddetti “special access programs”.

Sarebbero fascicoli conservati in speciali stanze blindate, protette dai più sofisticati sistemi di sicurezza e da militari armati, dove sono i telefonini non possono entrare.

Sono tre i possibili crimini federali imputati a Donald Trump: il reato di presunto occultamento di documenti riservati, quello di ostruzione della giustizia attraverso la distruzione, la modifica o la falsificazione di documenti e quello di presunta violazione dell’Espionage Act, la legge federale che vieta e punisce eventuali reati di spionaggio.

Reati che prevederebbero pene fino a 10 anni di carcere e l’interdizione perpetua dalle cariche pubbliche.

Dal canto suo Donald Trump ha provato a difendersi spiegando di avere tolto il vincolo di segretezza su quel tipo di documenti prima di fare posto alla Casa Bianca al suo successore Joe Biden (qui avevamo riportato la prima udienza della Commissione d’inchiesta sull’assalto a Capitol Hill).

Il procuratore generale e capo del dipartimento della Giustizia, Merrick Garland, ha dichiarato ieri di aver preso personalmente la decisione di autorizzare la perquisizione per il timore che le carte “finissero in mani sbagliate” e ammettendo che “non è stata una decisione facile”.

Nella richiesta l’attorney ha domandato inoltre al giudice della Florida che ha firmato il mandato, Bruce Reinhart, di rendere pubblico il provvedimento. Diffusione della sentenza che poteva essere autorizzata solo con il consenso di entrambe le parti in causa, ma che Trump ha addirittura sollecitato. (qui avevamo parlato del suo ritorno alle primarie Repubblicane).

Trump indagato per spionaggio: la reazione dell’ex presidente

Numero uno, era tutto declassificato. Numero due, non avevano bisogno di ‘sequestrare’ nulla. Avrebbero potuto ottenerlo quando volevano senza fare politica e irrompere a Mar-a-Lago” ha scritto il tycoon sul suo account social Truth. “Erano in un luogo sicuro, con un lucchetto in più messo dopo che me lo avevano chiesto loro”, ha aggiunto, bollando come “fake news” la ricostruzione del Washington Post sui documenti sull’arsenale nucleare rimasti nelle sue mani.

“Perché l’Fbi non ha consentito ai miei avvocati di essere presenti alla perquisizione a Mar-a-Lago? Li ha fatti aspettare fuori al caldo, non li ha lasciati nemmeno avvicinarsi. ‘Assolutamente no’, hanno risposto! Forse per lasciare prove?”, ha insinuato il tycoon ribadendo l’accusa ai federali di volerlo incastrare (qui avevamo scritto del patrimonio lasciato dalla prima moglie di Trump, Ivana, alla sua morte).

“Il presidente Barack Hussein Obama ha preso 33 milioni di pagine di documenti, molti dei quali riservati. Quanti di loro riguardavano il nucleare? La risposta è: Un sacco!” ha rilanciato, infine, cercando di coinvolgere anche il suo predecessore, il quale in realtà non hai mai portato nella sua abitazione dossier “Top secret”.