Giletti silurato dalla tv, si indaga su 48 mila euro: cosa c’è in ballo

Il giornalista Massimo Giletti si è visto chiudere il suo programma Non è l'Arena, in onda su La7 e l'emittente non ha spiegato i motivi di tale scelta

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Redazione

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Doccia fredda per Massimo Giletti e il suo programma Non è l’Arena, arrivato alla sua sesta edizione su La7 e sospeso anticipatamente. Il giornalista è finito in questi giorni al centro delle polemiche per aver ospitato in studio Salvatore Baiardo, ex gelataio condannato per favoreggiamento dei fratelli Graviano, stragisti di mafia. Nelle scorse ore si sono diffuse notizie su una perquisizione a casa del conduttore da parte della DIA.

Perquisizione a casa di Giletti: la smentita

A smentirle è stato lo stesso Massimo Giletti, che ha bollato come bufale quelle che stanno girando sul suo conto. “Una notizia falsa, non c’è stata nessuna perquisizione nella mia abitazione. Nessuna notifica delle forze dell’ordine, nulla di nulla. Del resto era tutto facilmente verificabile e riscontrabile”, ha sottolineato l’ormai ex conduttore di La7.

Secondo i ben informati, il giornalista avrebbe detto alla sua redazione che Urbano Cairo gli avrebbe chiuso il programma perché stava preparando tre puntate sulla strage di via d’Amelio, su Marcello Dell’Utri e sull’ex sottosegretario di Forza Italia Antonio D’Alì, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nessuna parola da parte dell’emittente, se non timide smentite e un comunicato che lascia intendere che dopo Non è l’Arena potrebbero esserci nuovi progetti per il reporter all’interno dell’azienda. Sembrerebbe sfumato – o mai esistito – l’accordo con la Rai, che sembrava pronta a riaccogliere il figliol prodigo dopo sei anni.

L’indagine sui 48 mila euro a Salvatore Baiardo

A far chiudere il programma non sarebbero stati però i piani futuri di Massimo Giletti, ma la presenza di Salvatore Baiardo in trasmissione. Secondo quanto riporta Repubblica, le partecipazioni a Non è l’Arena del factotum degli stragisti, intervistato più volte dal conduttore del programma di approfondimento, sono finite sotto indagine da parte dell’Antimafia di Firenze da ben prima della discussa sospensione da La7.

Il fascicolo, aperto a dicembre, include ora il compenso ricevuto dall’ospite del talk show. Ben 48 mila euro, di cui una parte sarebbe stata pagata in nero. Per giunta dallo stesso Massimo Giletti, che ha però smentito le accuse attraverso la stampa, spiegando che Salvatore Baiardo ha ricevuto regolari compensi da parte dalla Freemantle che produceva la trasmissione.

Per due volte il conduttore tv era stato ascoltato dagli inquirenti, in qualità di testimone, della Dda di Firenze in relazione al contenuto delle interviste rilasciate dall’ex gelataio, a ridosso della messa in onda di alcuni speciali sulla mafia. Nel corso di una puntata Salvatore Baiardo aveva “previsto” la cattura e le condizioni di salute di Matteo Messina Denaro (qua il suo tesoro nascosto), mentre tempo dopo il conduttore aveva parlato esplicitamente di minacce ricevute per il reportage sulla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino.

I motivi dietro la chiusura anticipata del programma di Massimo Giletti rimangono dunque un mistero, e tra l’indagine sui 48 mila euro, la censura da parte dell’editore e addirittura l’intervento di vertici di Forza Italia (qua le spese per il partito da parte del suo fondatore), tutto rimane nell’aria. Si è anche parlato di prove della vicinanza dei fratelli Graviano a Silvio Berlusconi, di cui sarebbe entrata in possesso la redazione di Non è l’Arena. Ipotesi che però cade di fronte a un annuncio di Salvatore Baiardo, che ha dichiarato sui social che diventerà ospite fisso di alcune trasmissioni Mediaset (qua cosa sappiamo del futuro delle reti).