Reddito di Libertà: stanziati 3,9 milioni in più nel 2026 per le donne vittime di violenza

Il Dipartimento per le pari opportunità trasferisce all'Inps altri 3,9 milioni per il 2026: così si finanziano le domande ammesse senza fondi

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Redazione

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Nuove risorse per il Reddito di Libertà, il contributo economico destinato alle donne vittime di violenza che si trovano in condizioni di particolare difficoltà economica. Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha disposto il trasferimento all’Inps di ulteriori 3,9 milioni di euro per il 2026, dopo che le verifiche effettuate sui territori hanno evidenziato un numero di richieste superiore alle risorse inizialmente disponibili.

L’intervento serve soprattutto a finanziare le domande già presentate e risultate ammissibili ma rimaste senza copertura economica. Le nuove risorse consentiranno quindi all’Inps di ampliare il numero delle beneficiarie effettivamente finanziate, dando priorità alle richieste relative al 2026 rimaste in lista d’attesa per esaurimento dei fondi.

Reddito di Libertà: che cos’è

Il Reddito di Libertà è una misura di sostegno economico pensata per accompagnare le donne vittime di violenza nel percorso verso l’autonomia personale, abitativa ed economica.

Il contributo è destinato alle donne, con o senza figli, che sono seguite da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e dai servizi sociali e che si trovano in una situazione di povertà collegata a una condizione di bisogno straordinario o urgente. Dal 2026 l’importo è stato portato a 530 euro al mese, per un massimo di 12 mensilità. Il beneficio viene riconosciuto nei limiti delle risorse disponibili.

L’obiettivo non è quindi soltanto offrire un sostegno al reddito, ma contribuire concretamente alle spese necessarie per costruire un percorso di uscita dalla violenza. Le somme possono sostenere, tra le altre cose, le esigenze legate all’autonomia abitativa e personale e il percorso scolastico e formativo dei figli minori.

Stanziati nuovi fondi: a quanto ammontano

Per il 2026 erano state inizialmente previste risorse per 16,5 milioni di euro. Le richieste pervenute, tuttavia, hanno evidenziato in alcune Regioni un fabbisogno superiore agli stanziamenti disponibili.

Da qui la decisione di trasferire all’Inps altri 3,9 milioni di euro. La somma aggiuntiva è destinata prioritariamente alle domande del 2026 che hanno superato l’istruttoria e possiedono i requisiti, ma che non erano state finanziate per mancanza di budget. La misura è diventata strutturale con la legge di Bilancio 2024, che ha previsto un incremento del fondo di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026 e di 6 milioni annui a partire dal 2027.

Le nuove risorse non modificano quindi i requisiti per accedere al beneficio: servono a rafforzare la dotazione finanziaria disponibile e a consentire l’accoglimento di un maggior numero di domande già ammissibili.

Chi può ricevere il Reddito di Libertà

Il contributo è rivolto alle donne vittime di violenza, con o senza figli, che rispettano specifiche condizioni. In particolare è necessario:

  • essere residenti in Italia;
  • essere cittadine italiane o di uno Stato membro dell’Unione europea o cittadine di Paesi extra Ue che dispongono di un regolare permesso di soggiorno (sono comprese anche le donne straniere con status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria);
  • trovarsi in una condizione di povertà collegata a uno stato di bisogno straordinario o urgente, che deve essere attestato dal servizio sociale professionale del territorio.

Requisito fondamentale riguarda il percorso di uscita dalla violenza: la donna deve essere seguita da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e da un servizio sociale. Il centro antiviolenza deve attestare il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso dalla richiedente, mentre il servizio sociale deve certificare la situazione di bisogno.

Come si presenta la domanda

La richiesta non viene presentata direttamente all’Inps dalla beneficiaria. La procedura passa attraverso il Comune di riferimento. La domanda deve essere compilata utilizzando l’apposito modulo previsto dall’Inps e consegnata al Comune, che verifica preliminarmente il possesso dei requisiti e la completezza delle informazioni.

Dopo i controlli, è il Comune a trasmettere la richiesta all’Inps. L’Istituto attribuisce quindi un codice univoco con data e ora di trasmissione, elemento che determina l’ordine della domanda nella graduatoria regionale in caso di risorse insufficienti. Per il 2026, le domande non accolte esclusivamente per insufficienza di budget possono essere finanziate successivamente qualora arrivino nuove risorse. È proprio questo il meccanismo che consente ora di utilizzare i 3,9 milioni aggiuntivi per le richieste già risultate ammissibili ma rimaste prive di copertura.

Cosa succede alle domande rimaste senza fondi

Il nuovo stanziamento rappresenta quindi un’integrazione della dotazione finanziaria. Le risorse statali aggiuntive saranno utilizzate prioritariamente per le domande 2026 già ammissibili ma non finanziate per esaurimento dei fondi. Soltanto dopo l’utilizzo delle risorse statali disponibili potranno concorrere all’accoglimento anche eventuali somme regionali già trasferite all’Inps e ancora non utilizzate.

Restano invece invariati i requisiti, le modalità di presentazione delle richieste e le procedure di verifica stabilite dall’Inps con la circolare del 9 aprile 2026. Il rafforzamento del fondo permette così di dare seguito a una parte delle richieste che, pur avendo superato i controlli, erano rimaste in attesa per una ragione esclusivamente finanziaria. Per le donne che si trovano in una situazione di violenza, il sostegno economico rappresenta uno degli strumenti attraverso cui accompagnare il percorso verso una maggiore indipendenza e la costruzione di una nuova autonomia.