Pensioni, a settembre trattenuta del 5%: chi rischia e cosa fare entro martedì 15

La trattenuta del 5% sulla pensione di settembre riguarda titolari di prestazioni che non hanno comunicato le informazioni reddituali

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La pensione di settembre 2026 può arrivare con una trattenuta del 5% per alcuni beneficiari. La misura interessa i titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno comunicato all’Inps le informazioni reddituali relative al 2022, nonostante i solleciti. Per questi pensionati c’è una data da tenere presente: il 15 settembre 2026.

Entro quel giorno è possibile regolarizzare la posizione attraverso la procedura indicata dall’Inps. Se invece non viene trasmessa la documentazione richiesta, la situazione può diventare più pesante, fino alla revoca delle prestazioni collegate al reddito e al recupero delle somme eventualmente non dovute.

Pensione settembre, perché è trattenuto il 5%

La questione riguarda la Campagna Red 2023, relativa ai redditi del 2022. Il modello Red serve all’Inps per verificare la situazione reddituale dei pensionati che ricevono determinate prestazioni il cui diritto o importo dipende proprio dai redditi dichiarati.

In alcune situazioni i dati necessari non sono disponibili automaticamente attraverso le informazioni fiscali e devono quindi essere comunicati dal pensionato.

Come detto, la procedura riguarda i pensionati residenti in Italia che non hanno presentato la dichiarazione reddituale relativa al 2022 entro il termine della campagna Red. Per chi non ha ancora regolarizzato, arriverà la trattenuta del 5%.

Come viene calcolato il 5% sulla pensione di settembre

La trattenuta non viene calcolata sul netto della pensione di settembre, cioè sull’importo che normalmente arriva sul conto corrente. Il riferimento è invece l’importo lordo della pensione corrisposto nel mese di luglio 2026. Per esempio, con una pensione lorda di luglio pari a 1.200 euro, il 5% corrisponde a 1.200 × 5% e quindi a 60 euro. Questa, naturalmente, era solo una simulazione teorica mentre l’importo effettivo dipende dalla pensione lorda di ciascun beneficiario utilizzata dall’Inps come base di calcolo.

Tra le prestazioni interessate possono esserci:

  • integrazione al trattamento minimo;
  • maggiorazioni sociali;
  • somma aggiuntiva, cioè la cosiddetta quattordicesima;
  • altre prestazioni il cui riconoscimento dipende dai redditi del pensionato o, in determinate situazioni, del nucleo familiare.

Come riconoscere la trattenuta sul cedolino di settembre

Chi teme di essere coinvolto deve innanzitutto controllare il cedolino della pensione di settembre 2026. La trattenuta può essere riconosciuta attraverso la specifica voce “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”. Tale dicitura permette di distinguere la riduzione da altre possibili variazioni dell’importo netto.

Una pensione più bassa, infatti, può dipendere anche da Irpef, addizionali regionali e comunali, conguagli fiscali o recuperi di somme non dovute. Meglio, quindi, leggere le diverse voci del cedolino.

Il limite del 15 settembre

Per chi è interessato dalla trattenuta, come detto, la data da non superare è il 15 settembre 2026: entro questa scadenza il pensionato deve trasmettere all’Inps le informazioni reddituali mancanti attraverso la domanda “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”. La richiesta può essere presentata attraverso i servizi online dell’Inps oppure con l’assistenza di un Caf, di un patronato o del consulente di fiducia.

Ribadiamolo: la trattenuta del 5% non deve essere interpretata automaticamente come un taglio definitivo della pensione. Il meccanismo è legato alla sospensione delle prestazioni collegate al reddito in attesa della verifica della situazione reddituale. Il problema arriva se il pensionato non regolarizza la propria posizione entro la data limite. In questo caso l’Inps può procedere con la revoca delle prestazioni collegate al reddito percepite nel periodo interessato e può essere richiesto il recupero delle somme già erogate che, dopo la verifica, risultassero non dovute.