Peste polmonare: donna morta in Siberia e 200 persone in quarantena. Cosa sappiamo

La peste polmonare è una rara infezione batterica, grave se non curata ma oggi trattabile con antibiotici: cosa sappiamo del caso in Siberia

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Redazione

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Il nome richiama le grandi epidemie del passato, ma la peste è ancora presente oggi seppure in forma molto più limitata rispetto ai secoli scorsi. A riportare l’attenzione sulla malattia è il caso registrato nella regione russa di Irkutsk, in Siberia, dove una donna è morta il 2 ottobre dopo una grave polmonite. La donna lavorava in un centro di ricerca specializzato nello studio della peste.

Peste polmonare: il caso in Siberia

Le autorità locali hanno adottato misure straordinarie di prevenzione e controllo epidemiologico. Secondo quanto riferito da alcuni media russi, circa 200 persone entrate in contatto con la donna sarebbero state sottoposte a quarantena o sorveglianza sanitaria. Sarebbero inoltre state introdotte restrizioni in almeno quattro strutture ospedaliere di Irkutsk, con limitazioni alle visite, ai nuovi ricoveri e agli spostamenti dei pazienti.

Le autorità regionali hanno confermato l’adozione di “misure speciali“, senza fornire però tutti i dettagli. Restano quindi in corso gli accertamenti per stabilire l’origine dell’infezione e la natura della polmonite che ha provocato la morte della donna.

Cos’è la peste polmonare

La peste è una malattia infettiva causata dal batterio Yersinia pestis. Il microrganismo vive soprattutto nell’ambiente naturale, dove può circolare tra roditori e altri piccoli mammiferi e le pulci che li infestano. L’uomo può infettarsi principalmente attraverso la puntura di una pulce infetta o attraverso il contatto con tessuti e fluidi di animali malati.

La peste può presentarsi in diverse forme. La più comune è quella bubbonica, che interessa soprattutto i linfonodi e provoca il caratteristico gonfiore doloroso, il cosiddetto bubbone. Se il batterio raggiunge il sangue può invece provocare la forma setticemica. Quando interessa i polmoni si parla di peste polmonare. Quest’ultima può svilupparsi come conseguenza di una peste bubbonica non trattata oppure comparire direttamente dopo l’inalazione del batterio. Nel secondo caso si parla di forma primaria.

Come si trasmette

È proprio il coinvolgimento dei polmoni a rendere questa variante particolarmente delicata. Una persona colpita può infatti trasmettere il batterio attraverso le particelle respiratorie emesse con la tosse. Il contagio tra persone, tuttavia, richiede generalmente una vicinanza significativa con un paziente malato e sintomatico e non avviene con la stessa facilità delle più comuni infezioni respiratorie. Rispetto al passato però, la situazione è profondamente cambiata. La peste può essere trattata con antibiotici. Tra i farmaci che possono essere utilizzati ci sono alcuni antibiotici della classe dei fluorochinoloni e altri medicinali, scelti dai medici in base alle condizioni del paziente e alle caratteristiche dell’infezione. Nei casi più gravi può essere necessario anche il supporto respiratorio.

Dove esiste ancora la peste

Il batterio Yersinia pestis non è scomparso. Continua a circolare in alcune popolazioni animali e ogni anno vengono registrati casi tra le persone, soprattutto in alcune aree dell’Africa, dell’Asia e delle Americhe. Tra i Paesi maggiormente interessati negli ultimi anni figurano la Repubblica Democratica del Congo e il Madagascar. Focolai e casi sporadici possono verificarsi anche in altre zone dove il batterio è presente nell’ambiente naturale. La presenza del batterio, però, non equivale a una situazione epidemica.

I casi sono oggi molto più limitati rispetto alle grandi epidemie storiche e la disponibilità di antibiotici, le tecniche diagnostiche e i sistemi di sorveglianza consentono alle autorità sanitarie di intervenire rapidamente. Il caso di Irkutsk rappresenta quindi un episodio che richiede attenzione e accertamenti, ma non è di per sé motivo per parlare di un ritorno delle grandi epidemie di peste.