Ex Ilva Taranto, stop all’area a caldo: il Governo teme il ritiro della trattativa

Il Tribunale di Milano dispone lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva dal 24 agosto: salute, occupazione e futuro al centro dello scontro

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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A partire dal 24 agosto l’attività dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovrà essere sospesa. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Milano accogliendo il ricorso presentato da alcuni residenti. Secondo i giudici esistono infatti “rischi attuali per la salute”. Il provvedimento non è immediatamente esecutivo: diventerà operativo solo se non verrà impugnato entro i termini di legge.

La decisione è stata presa a tutela degli abitanti di Taranto, Statte e dei quartieri vicini allo stabilimento, in linea con la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del giugno 2024.

Le prescrizioni contestate

Al centro della contestazione ci sono alcune prescrizioni dell’Aia 2025, ritenute carenti nei tempi e nell’efficacia degli interventi di ambientalizzazione. In particolare, il Tribunale segnala l’assenza di scadenze precise per opere considerate cruciali:

  • il monitoraggio delle polveri sottili PM10 e PM2,5;
  • la gestione del regime dei “wind days” (giorni di vento in cui le emissioni si disperdono in modo diverso);
  • l’installazione di serbatoi contenenti sostanze pericolose;
  • la temperatura minima di combustione delle torce cui sono inviati i gas di affinazione dell’acciaio;
  • la completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke.

Il 24 agosto rappresenta il termine entro il quale le parti resistenti potranno ottenere un’integrazione dell’Aia. In caso contrario scatteranno le operazioni tecniche e amministrative necessarie a fermare in sicurezza l’area a caldo, nel rispetto delle norme. Lo stop resterà in vigore finché gli interventi richiesti non saranno completati.

Sindaco e sindacati: “Salute e lavoro vanno tutelati insieme”

“Non siamo sorpresi”, commenta il sindaco di Taranto Piero Bitetti, ricordando il voto contrario del Consiglio comunale sull’Autorizzazione integrata ambientale la scorsa estate. Spiega il primo cittadino:

In consiglio comunale votammo in modo non favorevole, proponendo delle integrazioni che non furono inserite nel provvedimento finale. Erano integrazioni che riguardavano la salute della popolazione e che, nella mia qualità di massima autorità sanitaria locale, mi sentivo in dovere di presentare.

Intanto cresce la mobilitazione sul fronte occupazionale. Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato l’autoconvocazione a Palazzo Chigi per il 9 marzo. I sindacati chiedono da tempo un confronto con il governo sul futuro della più grande acciaieria italiana e sulle prospettive dei circa 20mila lavoratori tra diretti e indotto.

Governo preoccupato: “rischio ritiro di Flacks e stop al prestito Ue”

A Roma la sentenza viene accolta con “forte preoccupazione”. L’attenzione è rivolta soprattutto alle possibili mosse del fondo Flacks, a cui dovrà essere notificato il provvedimento. Il timore è che l’investitore possa sfilarsi, ritenendo mutato il quadro rispetto alle condizioni della trattativa. Secondo quanto riferito da ambienti governativi:

se la vendita dovesse eventualmente saltare e l’investitore dovesse manifestare il suo disimpegno perché il contesto complessivo è cambiato, verrebbe meno anche la condizione per il prestito da 390 milioni autorizzato dalla Ue, che è stato concesso proprio a fronte di una trattativa in corso con un potenziale acquirente.

La richiesta del Tribunale di Milano di rivedere alcune prescrizioni dell’Aia, aggiungono le stesse fonti, ha sicuramente un impatto di maggiori costi economici che adesso andrà valutato con molta attenzione. Pone limiti più severi alla produzione di acciaio, ma soprattutto cambia le regole quando è in corso una gara per la vendita.