Malattie cardiache, il rischio diminuisce se si vive nel verde, ma se ci sono gli alberi (i prati non bastano)

Secondo una ricerca, vivere in aree urbane con una maggiore percentuale di alberi visibili si associa a una riduzione del 4% delle malattie cardiovascolari

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Ce lo hanno detto tante volte. Anche il luogo in cui si vive conta in termini di benessere di cuore ed arterie. E sono molte le osservazioni epidemiologiche che indicano quanto e come aiuti vivere nel verde, anche in città, a significare l’importanza dell’ambiente. Ma ragionare solamente in termini di presenza di verde urbano, sotto forma di parchi o spazi dedicati, forse non basta. Conta molto anche se ci sono o meno alberi, e non solo prati.

Lo dice una ricerca apparsa su Environmental Epidemiology, coordinata dagli esperti dell’Università della California di Davis (primo autore Peter James). Stando all’analisi, vivere in aree urbane con una maggiore percentuale di alberi visibili si associa a una riduzione del 4% delle malattie cardiovascolari. Al contrario, vivere in città con zone in cui ci sono maggiori percentuali di prato sarebbe associato ad un aumento del 6% delle malattie cardiovascolari. Allo stesso modo, un tasso più elevato di altri tipi di spazi verdi, come cespugli o arbusti, comunque è stato associato a un aumento del 3% delle malattie cardiovascolari. Insomma: il verde aiuta, ma sarebbe la presenza di alberi e fare la differenza.

Analisi con l’AI su immagini di Street View

La ricerca ha preso in considerazione oltre 350 milioni di immagini di Street View per stimare la quantità di alberi, prato o altri spazi verdi. E va in qualche modo a precisare gli esiti di altre ricerche che hanno comunque mostrato il valore di aree verdi nella prevenzione cardiovascolare, precisando però che non tutto il “verde” avrebbe uno stesso peso protettivo. Lo segnala lo stesso James, in una nota dell’Università ricordando che

“le immagini satellitari hanno permesso di comprendere in modo nuovo e significativo come il paesaggio, costruito e naturale, possa influenzare la salute umana. Ma poiché la vista è da molto, molto in alto e raggruppa tutti i tipi di vegetazione in un’unica categoria, può mascherare differenze che potrebbero essere significative”.

La ricerca, che ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale, ha consentito di analizzare un grandissimo numero di immagini di Street View e quindi di stimare la superficie di ciascun quartiere coperta da alberi, prati o altri spazi verdi. Le informazioni sugli ambienti urbani sono poi state associata alla salute di poco meno di 90.000 donne, coinvolte nell’amplissimo “Nurses’ Health Study”. Così si è arrivati a definire sia il tipo che la percentuale di verde – alberi, erba o altri spazi – entro un raggio di circa mezzo chilometro dall’indirizzo di residenza dei partecipanti. A quel punto si sono confrontati la presenza assoluta di verde ambientale e il tipo di “materiale” che si lega appunto alla natura con i dati sanitari raccolti per 18 anni, comprendendo anche cartelle cliniche e certificati di morte, per determinare quali partecipanti allo studio avessero sviluppato malattie cardiovascolari.

Ecco cosa emerge

Partiamo dal dato positivo: in generale, per chi vive in aree verdi, si è osservata una minore incidenza di patologie cardiovascolari come l’infarto. Attenzione però: i ricercatori hanno scoperto che in presenza di percentuali più elevate di alberi visibili si è osservata una minore incidenza del 4% di malattie cardiovascolari.

Non basta. In presenza di una più elevata percentuale di erbe (quindi prato più o meno curato, ma senza alberi) si è osservato un aumento del 6% delle malattie cardiovascolari, mentre altri tipi di spazi verdi erano associati a un aumento del 3%. Come se non bastasse, va detto che l’associazione tra una maggior visibilità di alberi e la minor presenza di infarti, ictus ed altre condizioni patologiche di cuore ed arterie è risultata coerente anche quando si sono considerate altre variabili, dalla densità di popolazione fino all’inquinamento atmosferico e allo status socioeconomico del quartiere, solo per citarne alcuni.

Come spiegare questo trend? Riportiamo le ipotesi degli autori dello studio, che spiegano la possibile associazione negativa del verde dell’erba con un possibile maggior uso di composti per la salute dei prati, una diversa qualità dell’aria per la falciatura, una minore capacità di raffreddamento rispetto agli alberi e una minore capacità di filtrare il rumore e l’inquinamento atmosferico. Ma, va detto, si tratta solo di ipotesi.

Il CAP rivela molto sulla salute

Per definire i rischi sanitari e sociali delle persone, d’altro canto, non è la prima volta che si analizzando le immagini dei quartieri dove vivono. Qualche tempo fa lo ha dimostrato una ricerca apparsa su European Heart Journal: utilizzando Google Street View per studiare edifici, spazi verdi, marciapiedi e strade, si è arrivati a capire come le relazioni tra questi elementi possano influenzare il rischio di patologie delle arterie coronariche e quindi di infarto. Lo studio è stato condotto da Sadeer Al-Kindi e Sanjay Rajagopalan dell’Harrington Heart & Vascular Institute degli ospedali universitari e della Case Western Reserve University, insieme a Zhuo Chen.

In pratica, la ricerca conferma la vecchia teoria che il codice di avviamento postale può essere considerato un predittore dello stato di salute delle persone. Si è preso in esame più di mezzo milione di immagini di Google Street View di Detroit, Kansas City, Cleveland, Brownsville in Texas, Fremont in California, Bellevue nello Stato di Washington e Denver. I ricercatori hanno anche raccolto dati sui tassi di patologie delle coronarie analizzando piccole aree che coinvolgono in media 4.000 persone. Poi l’intelligenza artificiale ha fatto il resto. Mescolando tutte le informazioni si è visto che semplicemente studiando l’ambiente edificato si potrebbe prevedere meglio chi rischia di più infarto ed angina. Elementi come gli spazi verdi e le strade pedonali risultano infatti associati a un rischio inferiore.

Insomma, la lezione che viene dalla scienza è chiara. Per tutti, occorre prestare più attenzione al mondo in cui viviamo. Favorendo più possibile una vita nella natura. E se quanto detto non basta ancora, conviene rivedere uno studio apparso sul Journal of American Heart Association, secondo cui le persone che vivono in aree con avversità sociali e ambientali possono avere un rischio fino al doppio di sviluppare malattie cardiache e ictus.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.