Influenza, aumentano i casi in Italia con il picco atteso tra dicembre e gennaio

L’incidenza delle infezioni respiratorie sale a 8,96 casi su mille abitanti. Tra nuovi virus circolanti e varianti influenzali, gli esperti prevedono un picco tra dicembre e gennaio

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Nella quarantasettesima settimana del 2025, l’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute in Italia è di 8,96 casi ogni mille assistiti, in aumento rispetto alla settimana precedente.

Il monitoraggio è realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la sorveglianza RespiVirNet, che ha rinnovato il proprio protocollo operativo, disponibile sul sito del Ministero della Salute.

L’incidenza e il panorama virale

Il valore di 8,96 casi ogni mille assistiti rappresenta il livello più alto registrato finora nella stagione 2025-2026, segnalando una progressione tipica del periodo autunnale. La scorsa settimana i casi erano di 7,91. Tuttavia, la nuova metodologia di raccolta dati impone una lettura prudente, poiché l’allargamento della definizione di caso include un ventaglio più ampio di patologie respiratorie.

A determinare questo valore contribuisce la co-circolazione di diverse infezioni. Nella comunità, i tassi di positività più elevati sono stati rilevati per i virus influenzali, seguiti dai Rhinovirus e dagli Adenovirus. L’attuale ondata di malanni, infatti, non è riconducibile a un unico agente patogeno, ma a un insieme di agenti patogeni che colpiscono la popolazione.

Le fasce più colpite

Anche nel flusso ospedaliero si registra un aumento del tasso di positività per l’influenza rispetto alla settimana precedente. In questo contesto, però, sono i Rhinovirus a mostrare i tassi di positività più alti, seguiti dai virus influenzali e dagli Adenovirus. Per quanto riguarda SARS-CoV-2, i tassi di positività più alti si osservano nella fascia d’età over 65. Questo fa ricordare l’importanza della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 e influenza per le categorie a maggior rischio, come le persone sopra i 60 anni di età.

Come di consueto, i dati confermano l’impatto maggiore tra i più piccoli. Ecco l’incidenza per fasce d’età e per mille assistiti (‰):

  • fascia 0-4 – 29,38‰;
  • fascia 5-14 – 9,5‰;
  • 15-24 – 9,05‰;
  • 25-44 – 9,98‰;
  • 45-64 – 7,42‰;
  • 65+ – 5,04‰.

Questo dato riflette la maggiore esposizione dei bambini in contesti come gli asili nido e le scuole, dove la trasmissione delle infezioni respiratorie avviene più facilmente.

Le regioni con più ammalati

La tabella mostra la distribuzione regionale dei casi, evidenziando significative differenze territoriali. La Sardegna registra l’incidenza più elevata (14,13‰), mentre il Molise quella più bassa (4,44‰). Per la Calabria i dati non sono disponibili nel bollettino settimanale.

Regione/Provincia Autonoma Totale Casi Incidenza (per 1.000 assistiti)
Abruzzo 1.185 10,41
Basilicata 78 6,46
Campania 95 9,68
Emilia-Romagna 1.457 8,81
Friuli-Venezia Giulia 271 8,26
Lazio 2.234 8,78
Liguria 530 6,95
Lombardia 4.374 9,35
Marche 246 8,98
Molise 75 4,44
Piemonte 1.137 9,62
Provincia Autonoma di Bolzano 69 5,97
Provincia Autonoma di Trento 73 4,77
Puglia 1.376 9,17
Sardegna 351 14,13
Sicilia 1.359 9,35
Toscana 461 7,81
Umbria 73 4,87
Valle d’Aosta 50 6,02
Veneto 859 8,52

Quando ci sarà il picco

Gli epidemiologi descrivono questa stagione “insolita” per intensità e velocità di diffusione, un andamento favorito da diversi fattori. Come la circolazione della nuova variante emergente (K) del virus dell’influenza A/H3N2.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che il picco possa arrivare tra fine dicembre e inizio gennaio. Il comunicato dell’Oms riporta che:

A metà novembre 2025, la positività ai test influenzali nelle cure primarie nella Regione europea è al 17%. Sulla base dei trend precedenti, si prevede che questa stagione raggiungerà un picco vicino al 50% tra fine dicembre e inizio gennaio.

L’anticipazione della stagione influenzale non è però del tutto inedita. L’Oms osserva analogie con la stagione 2022-2023, una delle più precoci dell’ultimo decennio. Anche in quel caso fu segnata da un veloce incremento dei contagi e da una diffusione particolarmente forte del ceppo A/H3N2. Quest’anno c’è però la presenza della variante K, rendendo l’andamento meno prevedibile.