Gli infermieri potranno fare le ricette, svolta con le nuove lauree tra le polemiche

Non farmaci ma dispositivi e trattamenti: cosa prevede la prescrizione di ricette per gli infermieri e perché i medici protestano

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La sanità italiana si prepara a una svolta: gli infermieri, pilastro di ospedali e cliniche, si avviano a una piccola grande riforma della professione.

Primo, vengono introdotte tre nuove lauree magistrali di area infermieristica. E secondo, gli infermieri potranno prescrivere ricette seppure con alcuni limiti.

Tre nuove lauree in area infermieristica

Si tratta di una contromossa per rispondere alle carenze di personale, in una professione che anno dopo anno per i giovani diviene sempre meno attrattiva, ma anche per far fronte all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza sul territorio.

Il passaggio chiave è contenuto nello schema di decreto ministeriale con cui il Ministero dell’Università e della Ricerca modifica il decreto dell’8 gennaio 2009 sulle classi di laurea delle professioni sanitarie. Il testo, trasmesso al Parlamento il 31 dicembre scorso per i pareri di rito, introduce tre nuovi percorsi magistrali biennali riservati agli infermieri già in possesso della laurea triennale, che si affiancheranno all’attuale laurea magistrale in Scienze infermieristiche, oggi prevalentemente orientata a ruoli gestionali e apicali.

Tre nuove specializzazioni cliniche per il cuore del sistema sanitario

Le nuove lauree magistrali delineano altrettante figure di infermiere specializzato ad alta competenza clinica.

La prima laurea è quella dell’infermiere di famiglia e comunità esperto nelle cure primarie, destinato a operare nelle Case e negli Ospedali di comunità finanziati dal Pnrr, ma anche nell’assistenza domiciliare e territoriale. Una figura chiave per la presa in carico dei pazienti cronici, la prevenzione e la continuità delle cure fuori dall’ospedale.

La seconda laurea riguarda l’infermiere specialista nelle cure intensive e nell’emergenza, pensato per i contesti ad alta complessità assistenziale: terapie intensive, blocchi operatori, pronto soccorso, aree critiche dove il livello di specializzazione e rapidità decisionale è determinante.

La terza laurea magistrale è dedicata all’infermiere esperto nelle cure neonatali e pediatriche, destinato a lavorare sia nei reparti ospedalieri sia negli ambulatori territoriali specializzati, fino agli ospedali pediatrici di alta specialità.

I nuovi corsi potrebbero partire già nel prossimo anno accademico, ma l’orizzonte più realistico è quello del 2027-2028, considerati i tempi di attuazione e accreditamento universitario.

Prescrizioni infermieristiche, cosa cambia

Il punto più innovativo riguarda le nuove competenze prescrittive attribuibili agli infermieri in possesso della laurea magistrale specialistica. Non si tratta di farmaci né di atti diagnostici, che restano prerogativa medica, ma della possibilità di valutare e indicare trattamenti assistenziali, presidi sanitari, ausili e tecnologie direttamente connessi al processo di assistenza infermieristica.

In concreto, ad esempio, si parla di dispositivi per l’incontinenza, materiali per le medicazioni, presìdi per stomie come sacche e cateteri, strumenti già oggi selezionati e gestiti dagli infermieri nella pratica quotidiana, ma formalmente prescritti da un medico. La riforma mira quindi a rendere coerente la responsabilità clinico-assistenziale con l’atto prescrittivo, semplificando i percorsi e migliorando la continuità delle cure.

Perché la prescrizione infermieristica diventi pienamente operativa, sarà comunque necessario un intervento normativo specifico, che potrebbe rientrare nella delega di riforma delle professioni sanitarie attualmente all’esame del Parlamento.

La posizione di medici e infermieri

I medici non l’hanno presa bene.

Filippo Anelli di Fnomceo commenta così:

Siamo sconcertati e rammaricati per non essere stati interpellati, così come prevederebbe la legge, a tutela della salute pubblica, su questa delicata materia, che presuppone un passaggio di competenze specialistiche.

I sindacati medici Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg e Sumai commentano in una nota congiunta parlando di un

ennesimo blitz perpetuato in spregio a un preliminare confronto con i medici cui, di fatto, sono attribuite inequivocabili prerogative nella diagnosi e terapia.

Smi (Sindacato Medici Italiani) ha parlato della misura come di un modo per

traslare competenze mediche verso professioni a più basso costo, che hanno avuto una formazione che è costata di meno.

Per quanto riguarda gli infermieri, la Fnopi rivendica una “svolta epocale, attesa da anni”. La presidente Barbara Mangiacavalli ha chiarito che non si tratta di sostituire i medici, ma di riconoscere formalmente competenze già esercitate e circoscritte all’ambito assistenziale, escludendo esplicitamente i farmaci.