Denaro, per diventare generosi e filantropi basta stimolare due aree del cervello

Uno studio dimostra come stimolare due parti del cervello ad attivarsi in sincronia può indurre le persone ad agire in modo più generoso

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Non pensate che siano solamente i valori morali o le scelte emotive a farci diventare generosi offrendo qualcosa del nostro ad altri. Per quanto possa sembrare che queste modalità operativa siano legate esclusivamente alla psicologia, infatti, oltre alla morale e all’etica ci sono anche elementi “fisici” che potrebbero entrare in gioco. In particolare si parla di specifiche regioni cerebrali che entrano in gioco.
Come? Lo spiega una ricerca apparsa su PLOS Biology, condotta da studiosi delle della East China Normal University in Cina e dell’Università di Zurigo coordinati da Jie Hu, Christian Ruff e Marius Moisa.

Alle origini dell’altruismo

Non tutte le persone sono uguali. Se ci sono soggetti che mettono costantemente gli altri al primo posto, altri rimangono più concentrati sul tornaconto personale. Gli scienziati si sono a lungo chiesti cosa determini queste differenze individuali. Ed è a queste discrepanze che lo studio ha cercato di dare una risposta. Con la ricerca gli scienziati hanno svelato che stimolando delicatamente due regioni cerebrali e sincronizzandone l’attività, le persone coinvolte nell’esperimento sono diventate più disposte a condividere denaro con gli altri, anche quando ciò significava guadagnare meno. Insomma, stimolare due parti del cervello ad attivarsi in sincronia può indurre le persone ad agire in modo più generoso.

Lo studio ha preso in esame 44 partecipanti cui è stato chiesto di assumere oltre 500 decisioni in un gioco, proponendo di dividere una somma di denaro con qualcun altro, che poi avrebbero potuto tenere. Ad ogni round, l’importo della vincita cambiava e i partecipanti potevano finire con più o meno denaro del loro partner. Durante questi passaggi, il team ha applicato la stimolazione transcranica a corrente alternata ai lobi frontali e parietali. Questa tecnica non invasiva è stata progettata per coordinare gli schemi di attivazione dei neuroni in quelle aree. La stimolazione ha guidato le cellule cerebrali ad allinearsi secondo ritmi ripetuti, oscillazioni gamma o alfa.

Generosi per la sincronia gamma

Quando la stimolazione ha rafforzato specificamente la sincronia gamma tra le regioni frontale e parietale, i partecipanti hanno mostrato un modesto aumento nelle decisioni altruistiche. Quindi sono risultati maggiormente portati a condividere maggiori quantità di denaro, anche quando ciò riduceva i propri guadagni rispetto al partner. Utilizzando un modello computazionale, in particolare, i ricercatori hanno scoperto che la stimolazione ha modificato il modo in cui i partecipanti hanno valutato ogni offerta. In seguito agli stimoli, infatti, i soggetti hanno attribuito maggiore importanza all’esito dell’altra persona quando hanno deciso come dividere il denaro.

Gli autori sottolineano di non aver misurato direttamente l’attività neurale durante l’esperimento. Ricerche future che combinano la stimolazione cerebrale con l’elettroencefalografia potrebbero confermare come l’intervento modifichi i segnali cerebrali. Ciononostante, i risultati suggeriscono che l’attività sincronizzata tra i lobi frontale e parietale gioca un ruolo nel processo decisionale altruistico. Insomma: lo studio ha trovato come si organizzano tra loro le regioni del cervello quanto facciamo scelte mirate al benessere altrui. Questo potrà risultare molto utile anche sul lavoro d’equipe, specie se il successo dipende dalla collaborazione tra le persone.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.