Proteggere gli occhi a distanza nelle aree di guerra, come funzionano i corridoi teleterapeutici

In tempi di conflitti nascenti e permanenti come quelli che stiamo vivendo, tutelare la salute, in particolare la vista, diventa un’esigenza ancora più difficile da soddisfare

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Grande cosa, la telemedicina. A distanza, ormai, si può fare moltissimo. Ma intervenire non è facile, pur se sul fronte diagnostico e dei controlli il monitoraggio in remoto è una realtà. Ed allora? Allora occorre trovare soluzioni mirate, sia per quanto riguarda gli organi “target” del trattamento sia sul fronte delle condizioni in cui ci si trova ad operare.

Dalla telemedicina per consulto a quella di cura

In tempi di conflitti nascenti e permanenti come quelli che stiamo vivendo, tutelare la salute, in particolare la vista, diventa un’esigenza ancora più difficile da soddisfare. Perché ad aggiungere complessità ci sono tanti elementi che in qualche modo vanno ad ostacolare le opportunità di cura. Pensiamo solamente a quanto stiamo vivendo, da tempo, con la guerra in Ucraina. Nel Paese, stando alle stime, ci sono ancora tante persone che permangono in condizioni di estrema difficoltà, di cui quasi 4 milioni con necessità di cure.

La telemedicina in questi contesti ha rivoluzionato l’accesso alle consulenze, ma la medicina in tempo di guerra mette in luce i limiti dell’assistenza di tipo meramente consultivo. In caso di patologie in cui il tempo è un fattore cruciale, le competenze che si limitano a fornire raccomandazioni potrebbero arrivare troppo tardi per essere efficaci. Ciò che occorre è una transizione verso la telemedicina terapeutica, ovvero modelli in cui le conoscenze specialistiche superano i confini mentre l’autorità terapeutica rimane radicata a livello locale.

In questo senso arriva una ricerca apparsa su Nature, cui ha contribuito Andrea Cusumano, oftalmologo e docente di Malattie dell’apparato visivo e Marco Lombardo, PhD presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’università di Roma Tor Vergata.

I corridoi teleterapeutici

La ricerca introduce il concetto di “corridoi teleterapeutici”: partnership di cliniche strutturate per trattamenti laser teleguidati transnazionali, concepite per garantire l’accesso alle terapie prioritarie quando i sistemi di riferimento convenzionali diventano insicuri o inaccessibili. Ed ecco un esempio concreto, riportato dallo stesso Cusumano.

“Il 3 dicembre 2025, i nostri team italiani e ucraini hanno implementato un flusso di lavoro transnazionale teleguidato per la terapia laser retinica che ha collegato Kiev e Roma. Due pazienti sono stati trattati a Kiev e uno a Roma per una lacerazione retinica e un’occlusione di una vena retinica ramificata con ischemia periferica. Tutte le procedure sono state completate come previsto, senza deviazioni impreviste, e i pazienti hanno espresso grande soddisfazione per un modello che ha integrato in modo evidente le competenze distribuite nell’assistenza locale”.

Strutture virtuali organizzate

La sostanza è che i corridoi vanno programmati ed organizzati, con una logica che va oltre la situazione nel Paese dell’est europeo. Non si tratta quindi di confronti digitali improvvisati, ma come infrastrutture sanitarie regolamentate, caratterizzate da protocolli operativi, chiarezza nelle credenziali, protezione dei dati e valutazione prospettica. Il loro scopo non è quello di sostituire i medici locali, ma di estendere la loro portata in condizioni di stress sistemico. Segnala ancora Cusumano:

“Al di là dell’Ucraina, tali architetture rischiano di diventare essenziali ovunque la distribuzione dell’assistenza sanitaria sia destabilizzata, sia da conflitti armati, che da disastri climatici o da un estremo isolamento geografico. L’oftalmologia offre un esempio particolarmente chiaro, diverse malattie della retina progrediscono rapidamente fino alla perdita irreversibile della vista, ma rimangono altamente curabili se affrontate tempestivamente. Tali interventi ichiedono precisione e spesso traggono beneficio dal giudizio di un sottospecialista, risorse che un conflitto armato può rendere improvvisamente inaccessibili”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.