A volte, parlando si dice proprio che esistono tantissimi tipi di tumori ed ancor più innumerevoli sono le cellule che possono dar vita a queste condizioni patologiche, tanto che si parla di “firmamento” cellulare. Ed allora, proviamo a definire una vera e propria tavola astronomica dell’oncologia, capace di svelare non solo la localizzazione delle varie unità neoplastiche, sia esse stelle, pianeti o semplicemente punti quasi impercettibili, ma anche e soprattutto per coglierne caratteristiche in grado di guidare le cure mirate, aprendo nuove prospettive nella ricerca in emato-oncologia.
È questo l’obiettivo ultimo AstroPath, la piattaforma illustrata da Janis Taube al Meeting di Alleanza Contro il Cancro – la Rete Oncologica del Ministero della Salute – tenutosi a Napoli dal 10 al 12 settembre, in collaborazione con IRCCS Fondazione Pascale.
Indice
Astronomia ed oncologia
Tutto inizia da tecniche sviluppate per costruire le grandi mappe dell’universo che vengono però applicate ai tessuti tumorali per capire meglio come è organizzato il cancro e individuare nuovi segnali utili a prevedere la risposta alle terapie.
Tutto è nato dalla collaborazione di due scienziati apparentemente lontani tra loro, che si sono incontrati grazie alla scienza visto che seppur non paiano esistere particolari punti in comune tra lo studio delle galassie e delle cellule umane le metodologie di studio possono davvero essere simili. A comprendere la similitudine e ad avere l’intuizione di un’alleanza inedita sono stati Alexander Szalay, astronomo della Johns Hopkins University di Baltimora che è arrivato a definire e tracciare mappe estremamente dettagliate di quello che sta oltre la terra e Janis Taube, docente di Dermatologia, Oncologia e Patologia e direttrice della Division of Dermatopathology della Johns Hopkins, sul fronte medico.
La stessa Taube ha spiegato come AstroPath utilizzi sistemi di analisi delle immagini derivati dall’astronomia insieme a tecniche che permettono di riconoscere contemporaneamente diversi tipi di cellule e proteine all’interno di un tessuto. Il funzionamento richiama quello delle mappe del cielo: migliaia di immagini vengono allineate e riunite in un’unica rappresentazione. Al posto di stelle e galassie, il sistema individua cellule tumorali e cellule del sistema immunitario, registrando dove si trovano e come sono distribuite.
Il futuro delle cure
L’obiettivo è andare oltre i biomarcatori tradizionali, cioè quelle caratteristiche biologiche utilizzate per ottenere informazioni sul tumore e sulla possibile risposta ai farmaci. Non conta infatti soltanto quanto un determinato segnale sia presente, ma anche su quali cellule si trovi, quali altre cellule gli siano vicine e come queste interagiscano tra loro. Nel melanoma avanzato, ad esempio AstroPath ha già permesso di individuare particolari combinazioni di cellule immunitarie associate alla risposta e alla sopravvivenza dopo immunoterapia. Gli sviluppi più recenti riguardano anche il carcinoma polmonare non a piccole cellule, quindi la forma più diffusa e frequente della patologia oncologica.
A cosa si spera di arrivare? Sostanzialmente, almeno in prospettiva l’obiettivo è leggere il tumore come una vera mappa di relazioni tra cellule, per giungere a strumenti più precisi per capire quali pazienti possano beneficiare maggiormente di determinate terapie. Il tutto, partendo da due posizioni che apparentemente sono lontanissime, visto che l’osservazione del macrocosmo delle galassie e del microcosmo delle cellule non ha nessun punto in comune. Quello che unifica la situazione sono i metodi di studio e di analisi che possono utilmente essere applicati a entrambi i settori. In pratica i due esperti hanno sostituito il telescopio con un microscopio potentissimo. Che magari aprirà la strada alla ricerca futura nella sfida al cancro, anche favorendo la creazione di una sorta di mappa del tumore consultabile da qualsiasi specialista in oncologia.