Bollo auto, arriva la sanatoria: chi non lo paga più

Con la Legge di Bilancio il governo Meloni ha disposto una sanatoria per i bolli auto non pagati: vediamo come funziona

Tra gli oltre 100 articoli della Legge di Bilancio elaborata dal governo Meloni e in attesa dell’approvazione parlamentare ce n’è uno che interessa in modo particolare gli automobilisti in debito con il fisco: il 46, ossia quello che dispone la sanatoria dei bolli auto che non sono stati pagati dal 2000 al 2015. Entro una certa somma non si è più tenuti a versare nulla. Vediamo nel dettaglio cosa ha stabilito l’esecutivo.

Qui le principali novità della Manovra in tema di fisco e lavoro.

Bollo auto, la sanatoria fino al 2015

Ricordiamo che il bollo auto è un’imposta di proprietà. Qualora l’articolo 46 della Manovra dovesse passare senza alcuna modifica, nel 2023 ci sarà lo stralcio dei carichi fino a mille euro “affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015”. Questo significa che tutti i bolli auto di importo fino a 1.000 euro che non sono stati pagati in questo lasso di tempo diventeranno nulli.

La misura vale anche per tutti gli automobilisti che non hanno versato la tassa più volte nel corso degli anni e hanno ricevuto quindi più avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. La soglia dei 1.000 euro è intesa per ogni singolo carico. Facendo un esempio pratico, se un soggetto ha collezionato tra il 2000 e il 2015 15 cartelle da 200 euro ciascuna, e ha quindi un debito totale con lo Stato di 3.000 euro, non è comunque più tenuto a pagare le somme.

Le cartelle rottamate e rateizzate

Ma cosa succede a chi non ha pagato il bollo auto dal 2016 in poi, quindi nel tempo non compreso dalla sanatoria? Il governo ha disposto in questo caso la rottamazione delle cartelle esattoriali offrendo uno sconto sull’importo dovuto e la possibilità di rateizzare il pagamento.

Quindi sarà possibile chiudere attraverso un’agevolazione le pendenze in corso relative alle imposte non versate fino al 30 giugno 2022. Il contribuente in debito potrà scegliere se versare l’intera quota in un’unica soluzione (entro il 31 luglio 2023) oppure se optare per il piano rateale, che può arrivare fino a un massimo di 18 rate.

Qualora dovesse preferire la rateizzazione, dovrà avanzare l’apposita richiesta all’Agenzia delle Entrate. La prima tranche di pagamento è prevista per il 31 luglio 2023, mentre la seconda per il 30 novembre. Successivamente, a partire dal 2024, la cadenza diventerà trimestrale con le seguenti date:

  • 28 febbraio
  • 31 maggio
  • 31 luglio
  • 30 novembre

Procedendo in questo modo l’ultima rata sarebbe da estinguere entro il 2027. Chi ha sanato i bolli non pagati con la rottamazione delle cartelle stabilita nel 2018 e si è poi trovato a contrarre nuovi debiti col fisco, può comunque avere accesso al provvedimento stabilito con la nuova Legge di Bilancio, e quindi stralciare o rottamare le altre cartelle emesse a suo carico.

Qui abbiamo spiegato nel dettaglio come funziona la rottamazione delle cartelle.

La novità sul fermo amministrativo

Ci sono importanti novità anche per quanto riguarda le automobili in fermo amministrativo, conseguenza del mancato pagamento del bollo. Il provvedimento comporta l’impossibilità di rivendere o rottamare il veicolo, oltre che di utilizzarlo su strada.

Qui abbiamo parlato dell’auto preferita dagli italiani per risparmiare.

Da prassi il fermo amministrativo viene rimosso solo quando il debitore paga l’intero importo dovuto. Secondo quanto stabilito dal governo Meloni, d’ora in poi già dopo il versamento della prima rata la vettura oggetto della sanzione potrà tornare a disposizione dell’automobilista, che potrà guidarla nuovamente. Tuttavia la potrà vendere o rottamare solo al pagamento dell’ultima rata.