Nei sondaggi politici Meloni arretra, Conte cresce e riapre la sfida nel centro-sinistra

I sondaggi elettorali mostrano la flessione di FdI mentre avanzano PD e soprattutto M5S: ipotesi di un’alleanza larga contro il centro-destra

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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I sondaggi elettorali post referendum certificano un arretramento per Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni perde il -0,6% e va al 29,2%.

Avanza di poco il Partito Democratico di Elly Schlein che con il +0,2% va al 21,8%. Accelera sensibilmente il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte che con il +0,8% va al 13,2%.

Chi sale e chi scende nei sondaggi politici

Qui di seguito le rilevazioni dei sondaggi elettorali su chi guadagna e chi perde consenso nel confronto tra i partiti politici guidati dai vari leader: Giorgia Meloni (FdI), Matteo Salvini (Lega), Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5S), Antonio Tajani (FI), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Avs), Roberto Vannacci (Futuro Nazionale), Matteo Renzi (Italia Viva), Riccardo Magi (+Europa), Carlo Calenda (Azione) e Maurizio Lupi (Noi Moderati).

Qui la Supermedia Youtrend per Agii dei sondaggi sulle intenzioni di voto (con variazione rispetto al 5 marzo):

  • Fratelli d’Italia – 28,2% (-0,6%);
  • Partito Democratico – 21,8% (+0,2%);
  • M5S – 13,2% (+0,8%);
  • Forza Italia – 8,9% (+0,2%);
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,7% (=);
  • Lega – 6,3% (-0,2%);
  • Futuro Nazionale – 3,6% (+0,4%);
  • Azione – 3% (-0,3%);
  • Italia Viva – 2,2% (=);
  • +Europa – 1,5% (-0,1%);
  • Noi Moderati – 1,2% (+0,1%)*

*Non rilevato da Youtrend.

La Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna include sondaggi realizzati dal 12 al 25 marzo ed è stata effettuata il giorno 26 marzo sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati dei vari sondaggi. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Eumetra (data di pubblicazione 19 marzo), Noto (24 marzo), Swg (16 e 23 marzo) e Youtrend (24 marzo). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio è disponibile sul sito ufficiale sondaggipoliticoelettorali.it.

Questa è la situazione delle coalizioni (per semplicità si ipotizza l’alleanza di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci con le altre forze conservatrici):

  • centro-destra – 48,2%;
  • centro-sinistra – 30%;
  • Movimento 5 Stelle – 13,2%;
  • Terzo Polo – 5,2%;
  • altri – 3,4%.

La situazione alle elezioni europee dell’8 e del 9 giugno 2024:

  • centro-destra – 46,4%;
  • centro-sinistra – 32,1%;
  • Movimento 5 Stelle – 9,8%;
  • Terzo Polo – 7,1%;
  • altri – 4,7%.

Alle elezioni politiche del 25 settembre 2022:

  • centro-destra – 43,8%;
  • centro-sinistra – 26,1%;
  • Movimento 5 Stelle – 15,4%
  • Terzo Polo – 7,8%;
  • altri – 6,9%.

Il campo largo

Nel post referendum, i principali partiti d’opposizione mettono in atto prove tecniche di campo largo. L’eventuale unione di PD, AVS, M5S e IV produrrebbe un soggetto politico in grado di incassare il 45,4% delle preferenze. Resta aperta la questione della leadership.

Chi potrebbe essere il leader del campo largo:

  • Elly Schlein del PD per diritto naturale (forte del fatto di essere alla guida del partito di centro-sinistra più robusto);
  • Giuseppe Conte del M5S (forte del suo gradimento nei sondaggi, si controlli il sondaggio Izi per il quotidiano Domani del 27 marzo);
  • il leader vincitore di eventuali primarie (che però non piacciono alla sindaca di Genova Silvia Salis).

Se Vannacci dovesse sfilarsi per correre da solo, la coalizione di centro-destra calerebbe al 44,6%, ben al di sotto del peso del campo largo.

Partiti che potrebbero rimanere fuori dal Parlamento

I piccoli partiti rischiano, come sempre, di restare fuori dal Parlamento: al momento non è chiaro con quale legge elettorale si andrà al voto nel 2027, se con l’attuale Rosatellum o con la nuova legge Stabilicum, in cantiere nella maggioranza. Entrambe le leggi elettorali, comunque, stabiliscono una soglia di sbarramento al 3% che lascerebbe fuori da Camera e Senato i partiti con pochi elettori. I piccoli potrebbero salvarsi unicamente unendosi in in coalizioni.

Resterebbero fuori dal Parlamento:

  • Italia Viva di Matteo Renzi (2,2%);
  • +Europa di Riccardo Magi (1,5%);
  • Noi Moderati di Maurizio Lupi (1,2%).

Fuori dal Parlamento anche tutti i piccoli partiti inclusi nella voce “altri”: Partito Liberaldemocratico, Democrazia Sovrana Popolare, Partito della Rifondazione Comunista, Movimento Drin Drin, Potere al Popolo, eccetera.