Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato lo stanziamento di 114,4 milioni di euro destinati a interventi di edilizia scolastica per contrastare il rischio sismico. Le risorse servirebbero a finanziare la progettazione e la realizzazione di opere di adeguamento strutturale negli istituti situati nelle zone a maggior rischio del Paese.
Tuttavia, l’analisi dei dati di monitoraggio realizzati da enti indipendenti mostra un quadro drammatico: i fondi messi in campo dal Governo sono talmente esigui da arrivare a coprire soltanto una minima frazione rispetto al reale fabbisogno del patrimonio scolastico italiano.
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114 milioni sono una goccia nel mare
L’inadeguatezza delle risorse stanziate emerge chiaramente incrociando i numeri del Ministero con il rapporto annuale Ecosistema Scuola di Legambiente e le rilevazioni dell’Osservatorio sulla Povertà Educativa di Openpolis. Dividendo il fondo da 114,4 milioni per i circa 40.000 edifici scolastici statali presenti sul territorio nazionale, si ottiene una media teorica di appena 2.800 euro per singola scuola.
Si potrebbe facilmente obiettare che operare una divisione così semplicistica non rende giustizia alla complessità dello stato di salute dell’edilizia scolastica del Paese. Quel che emerge dai report, però, è che la cifra stanziata dal Ministero di Valditara risulta insufficiente perfino a coprire i costi delle indagini diagnostiche preliminari sui solai. E quanto risulterebbe allora lontana dalle centinaia di migliaia di euro necessarie per un vero adeguamento antisismico?
I dati di Legambiente delineano una situazione strutturale estremamente fragile:
- solo il 45% degli edifici scolastici italiani possiede il certificato di collaudo statico, mentre appena il 39% è provvisto della certificazione di agibilità;
- sono oltre 15.000 le scuole che si trovano in aree a rischio sismico medio-alto (Zona 1 e 2) e con gli attuali ritmi di stanziamento e di apertura dei cantieri, la messa in sicurezza totale delle strutture richiederebbe più di 100 anni a partire da oggi;
- la maggior parte del patrimonio edilizio scolastico è stata costruita prima del 1974, anno dell’entrata in vigore delle normative antisismiche stringenti, rendendo indispensabili interventi di ristrutturazione profonda anziché semplici pezze d’appoggio.
Il legame tra sicurezza sismica e povertà educativa
Le analisi di Openpolis evidenziano come la carenza di sicurezza negli edifici non sia soltanto un problema di manutenzione tecnica, ma rappresenti un indicatore primario di povertà educativa e territoriale.
Nelle province a più elevato rischio sismico, in particolare lungo la dorsale appenninica e nelle regioni del Centro-Sud, la quota di scuole costruite o adeguate secondo criteri antisismici scende frequentemente al di sotto del 20%. La mancanza di strutture sicure, moderne e dotate di agibilità incide direttamente sulla qualità della didattica, privando gli studenti di ambienti idonei all’apprendimento e accentuando le disuguaglianze tra le diverse aree del Paese.
Le priorità per la messa in sicurezza
Senza un piano pluriennale di investimenti strutturali capace di superare la logica dei piccoli finanziamenti a pioggia, gli interventi di messa in sicurezza rischiano di rimanere casi isolati. Per garantire la tutela di studenti e personale scolastico, la priorità dovrebbe concentrarsi su tre direttrici essenziali:
- la velocizzazione delle anagrafiche dell’edilizia scolastica e delle verifiche di vulnerabilità sismica per ciascun istituto;
- la semplificazione delle procedure burocratiche per permettere a comuni e province di spendere tempestivamente i fondi assegnati;
- la programmazione di stanziamenti continui dedicati specificamente alle zone sismiche 1 e 2 per azzerare il deficit strutturale degli edifici più a rischio.