Il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo rinnova lo scontro politico fra gli schieramenti. In campo, per il SÌ o per il NO, anche molti fra i diretti interessati, vale a dire magistrati giudicanti e magistrati requirenti.
Ma, come sempre, il dibattito politico sul referendum di turno coinvolge anche giornalisti, opinionisti e vip, talvolta schierati in vere e proprie tifoserie. Vediamo, sondaggi alla mano, l’andamento del consenso in merito al referendum sulla Giustizia di marzo.
Indice
Referendum Giustizia, i sondaggi
Il sondaggio più recente in merito al referendum sulla Giustizia di marzo arriva da Eumetra per Banijaý Italia ed è stato pubblicato il 12 febbraio.
La rilevazione ha sondato gli umori di 800 persone e mostra un netto distacco fra le posizioni:
- SÌ – 53,30%;
- NO – 46,7%.
Alcuni giorni prima (il 5 febbraio) Porta a Porta su Rai 1 aveva diffuso i dati raccolti da Only Numbers.
Domanda sui due Csm: “Lei è favorevole o contrario all’istituzione di due diversi consigli superiori della magistratura, composti rispettivamente da pubblici ministeri e da magistrati giudicanti?”.
Le risposte:
- favorevole – 40,8%;
- contrario – 33,4%;
- non sa / non risponde – 25,8%.
Altra domanda: “I due consigli superiori saranno composti per due terzi da magistrati sorteggiati all’interno della categoria e per un terzo da professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di attività professionale, sorteggiati all’interno di un elenco approvato dal parlamento in seduta comune. Lei è favorevole o contrario all’introduzione di questa procedura?”.
Le risposte:
- favorevole – 39,7%;
- contrario – 34,3%;
- non sa / non risponde – 26,0%.
Domanda sull’affluenza: “Pensa di andare a votare il 22 e il 23 marzo per il referendum confermativo della legge sulla riforma della giustizia?”.
Le risposte:
- SÌ – 35,5%;
- No – 18,9%;
- indeciso – 45,6.
Referendum Giustizia fra consenso e affluenza
Quello sulla Giustizia del 22 e 23 marzo è un referendum costituzionale: non ci sarà quorum e dalle urne uscirà un esito, qualunque sia il numero dei votanti.
Dalla sua indizione fino a poche settimane fa, il Governo si è mostrato fiducioso sulla riuscita del referendum. Ma con il passare delle settimane, e con la rimonta del NO, l’esito potrebbe non essere più così scontato.
La campagna è fortemente polarizzata ed è dominata dallo scontro politico, le cui fazioni sembrano essersi divise in vere e proprie tifoserie. Fra i favorevoli c’è chi accusa i fautori del NO associandoli agli antagonisti di Askatasuna mentre fra i contrari c’è chi accusa i fautori del SÌ associandoli a fascisti o “massoneria deviata” (il copyright di tale affermazione è del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che poi ha parzialmente aggiustato il tiro).
Nel frattempo la Cassazione ha dato il via libera al nuovo quesito, più semplice rispetto ai precedenti. La decisione è arrivata in seguito al ricorso di un gruppo di giuristi.
Nando Pagnoncelli dell’Ipsos, sul Corriere della Sera specifica che la vera incognita sarà rappresentata dalla partecipazione al voto.
Il sondaggista intravede tre possibili scenari, calibrati incrociando l’intenzione di voto con l’interesse reale suscitato dall’argomento.
Lo scenario ritenuto attualmente più verosimile prefigura una partecipazione ridotta con affluenza appena sopra il 40%. In tale contesto si osserva un margine ridottissimo a favore del NO (50,6% contro 49,4%).
Mentre con affluenza al 46% degli aventi diritto, il SÌ otterrebbe il 51,5% dei voti validi contro il 48,5% del NO.
Infine, con affluenza al 52% la vittoria del SÌ sarebbe particolarmente netta, ottenendo il 53,7% contro il 46,3% del NO.