Meloni va sotto sulla legge elettorale: ‘La palude ha vinto’, il nodo per l’economia

L'emendamento di Fratelli d'Italia è stato respinto a scrutinio segreto per 188 a 187, decisivi i franchi tiratori interni al centrodestra

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Forza Italia e Lega cambiano orientamento su uno dei punti più discussi della nuova legge elettorale in arrivo nell’aula della Camera. Il tema è quello delle preferenze, al centro di un emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc. La proposta prevede un sistema misto: il capolista resterebbe indicato dalle segreterie di partito, mentre per gli altri candidati sarebbe introdotta la possibilità di esprimere preferenze. Una soluzione che viene definita di mediazione, ma che ha già aperto un confronto acceso sia nella maggioranza sia tra le opposizioni. Forza Italia sarebbe pronta a sostenere l’emendamento. Anche la Lega ha annunciato il proprio orientamento favorevole, pur con alcune posizioni critiche al suo interno.

Il cambio di linea di Forza Italia

Il ripensamento di Forza Italia rappresenta uno dei passaggi politici più rilevanti nella discussione sulla legge elettorale. Il partito, secondo quanto riferito da fonti interne riportate da La Repubblica, considera l’emendamento sulle preferenze una soluzione di mediazione. La posizione ufficiale dovrebbe essere discussa durante la riunione del gruppo alla Camera.

La proposta non elimina del tutto le liste bloccate. Il primo nome della lista resterebbe infatti scelto dai partiti, mentre la scelta degli altri candidati passerebbe attraverso un sistema di preferenze. Questo meccanismo è stato definito da alcuni osservatori “semi-bloccato”, perché mantiene una parte di controllo in capo alle segreterie, ma introduce uno spazio di scelta per gli elettori.

La Lega voterà sì all’emendamento

La Lega ha reso nota la propria posizione con una nota ufficiale. “In vista dei voti previsti da oggi in aula sulla legge elettorale, la Lega si è riunita per valutare l’emendamento proposto da FdI, Noi Moderati e Udc”, si legge nel comunicato.

Il partito di Matteo Salvini ha spiegato di aver valutato positivamente il testo, perché “prevede un sistema misto che garantisce la governabilità e la possibilità di dare voce ai territori per la scelta dei propri rappresentanti”. Per questo la Lega darà indicazione al proprio gruppo alla Camera di votare a favore dell’emendamento.

Cosa prevede il sistema misto

L’emendamento sulle preferenze introduce una formula intermedia tra liste bloccate e preferenze complete. Il capolista verrebbe indicato dai partiti, mentre gli altri candidati sarebbero scelti attraverso il voto degli elettori. La misura punta a mantenere un equilibrio tra governabilità e rappresentanza territoriale.

Uno dei punti critici riguarda però l’alternanza di genere. Secondo le critiche emerse nel dibattito, il sistema delle preferenze così costruito potrebbe penalizzare il principio di equilibrio tra uomini e donne nelle liste e negli eletti. Il nodo è politico ma anche tecnico, perché il modo in cui vengono espresse le preferenze può incidere direttamente sulla composizione del Parlamento.

Perché la legge elettorale pesa anche sull’economia

La riforma della legge elettorale non è un tema solo istituzionale. Il meccanismo con cui si elegge il Parlamento può incidere sulla stabilità dei governi, sulla durata delle legislature e sulla capacità di approvare provvedimenti economici. La maggioranza sostiene che il sistema misto possa garantire governabilità e rappresentanza dei territori. Le opposizioni, invece, contestano il metodo e ritengono che la riforma sia costruita per rafforzare l’attuale assetto politico.

Il voto sull’emendamento delle preferenze diventa quindi uno snodo centrale. Da un lato c’è la ricerca di un compromesso interno alla maggioranza, dall’altro la strategia delle opposizioni, che puntano anche sul voto segreto per mettere alla prova la tenuta dei gruppi parlamentari.

Cos’è lo Stabilicum e come funzionano le nuove preferenze

Martedì 14 luglio, alle ore 14:00, hanno avuto inizio i tre giorni decisivi per la nuova legge elettorale voluta dal centrodestra, rinominata “Stabilicum”. Parliamo di un sistema proporzionale con un premio di maggioranza del 55-57% per la coalizione che supera nettamente il 42% dei voti. Presenta inoltre anche l’obbligo di indicare il candidato premier.

Dopo la discussione sulle pregiudiziali di costituzionalità, sono attesi i voti più delicati, quelli sugli emendamenti che introducono le preferenze. Il testo sostenuto dalla maggioranza prevede il capolista bloccato, così come la possibilità di esprimere fino a 3 preferenze (una di genere) tra i candidati dei collegi plurinominali. Una versione intermedia tra preferenze piene e liste bloccate, dunque.

Voto segreto e scontro in maggioranza

Sul fronte politico, Giorgia Meloni ha avuto la meglio sugli alleati. I gruppi di Forza Italia e Lega hanno infatti recepito la linea di Antonio Tajani e Matteo Salvini, favorevoli dietro pressing della premier.

Quest’ultima ha chiesto una sorta di “operazione verità”, invocando il voto a scrutinio palese, così da verificare le reali intenzioni dei politici, evitando inoltre una futura pronuncia (ipotetica) della Consulta.

Le opposizioni, dunque PD, M5S e Avs, vanno però in direzione opposta. I capigruppo Braga, Ricciardi e Zanella hanno infatti chiesto al presidente della Camera Lorenzo Fontana che l’intera riforma venga votata a scrutinio segreto. L’obiettivo? Puntare tutto sui potenziali “franchi tiratori” della maggioranza, così da far cadere il testo.

Proprio il voto segreto resta l’incognita maggiore, viste le resistenze interne, soprattutto nell’ala liberale di Forza Italia vicina a Marina Berlusconi. Tajani ha però minimizzato, definendo l’emendamento una “accettabile proposta di compromesso”. Sul fronte opposto della maggioranza, i deputati vicini a Roberto Vannacci hanno annunciato il sì all’emendamento, giudicato il “meno peggio”, pur mantenendo la loro proposta a favore delle “preferenze pure”.

La maggioranza va sotto in aula

Colpo di scena alla Camera, con l’emendamento sulle preferenze proposto da Fratelli d’Italia respinto per un solo voto. Ecco l’esito: 188 contrati e 187 favorevoli. A pesare è stato lo scrutinio segreto, proprio quello che la premier voleva evitare.

Sono così emersi i misteriosi “franchi tiratori” interni. Lega e Forza Italia non hanno retto compatte come annunciato e, di fatto, una porzione della stessa maggioranza ha affossato il testo insieme alle opposizioni.

La reazione di Meloni è stata affidata a un messaggio social: “Ci abbiamo provato. La palude ha vinto ancora”. Ha poi invocato una “riflessione nel centrodestra”, pur escludendo le dimissioni. . Le opposizioni hanno invece letto il risultato come una sfiducia di fatto al governo, chiedendo a gran voce elezioni anticipate. Un esecutivo che va sotto su una riforma-bandiera, infatti, mostra crepe interne che rendono complesso portare avanti l’agenda di Governo.

L’instabilità, inoltre, tende a farsi sentire sui mercati. Un clima di tensione politica può pesare sullo spread, con possibili ripercussioni sul costo del debito pubblico e, di riflesso, sulle finanze dello Stato. Non a caso, infatti, lo stesso ministro Tajani aveva legato la partita alla stabilità, sostenendo che è quest’ultima a garantire “crescita economica, investimenti dall’estero” e la possibilità per le imprese di pianificare la propria attività.