Dopo gli episodi di violenza che si sono verificati durante il corteo per il centro sociale Askatasuna a Torino, il Governo ha deciso di modificare il decreto e il disegno di legge sicurezza in discussione in Consiglio dei Ministri e di introdurre due nuove norme.
Sono lo scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine, che evita che gli agenti vengano iscritti automaticamente nel registro degli indagati durante un indagine su eventuali violenze o violazioni della legge da parte loro, e il fermo preventivo, che prevede l’arresto di persone che vengono ritenute potenzialmente violente nel contesto di una manifestazione autorizzata.
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Lo scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine
Il cosiddetto scudo penale per gli agenti è un provvedimento che eviterebbe che un membro delle forze dell’ordine in servizio venga automaticamente iscritto nel registro delle notizie di reato i in caso di episodi la cui dinamica va investigata. Un esempio potrebbe essere il carabiniere che la notte di Capodanno uccise a colpi di pistola un uomo che aveva accoltellato quattro persone.
L’iscrizione al registro delle notizie di reato (impropriamente detto registro degli indagati) è in realtà un atto volto a tutelare la persona indagata. È infatti l’unico modo che lo Stato ha per assicurarsi che venga garantito il diritto di essere avvisati nel caso in cui le forze dell’ordine stiano indagando su un cittadino. Permette quindi alla persona indagata di prendere tutte le misure necessaria alla garanzia dei suoi diritti, come assumere un avvocato.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio però ha spiegato il motivo per cui il Governo vorrebbe togliere questa garanzia agli agenti delle forze dell’ordine dicendo:
C’è una distonia tra l’istituzione dell’informazione di garanzia e del registro degli indagati che dovrebbe servire a garantire la difesa di chi è sottoposto a un’indagine e che invece si è trasformato in un marchio d’infamia, di condanna anticipata e talvolta addirittura in una preclusione all’assunzione di cariche pubbliche.
Il fermo preventivo alle manifestazioni
Nelle bozze circolate nelle ultime ore è presente anche una norma sul cosiddetto fermo preventivo alle manifestazioni. Si tratta di una legge che prevede che le persone che vengono ritenute pericolose per lo svolgimento pacifico di una manifestazione possano essere arrestate prima che questa si svolga.
Il testo parla di 12 ore di fermo, il leader della Lega Matteo Salvini spinge perché si arrivi a 48 ore.
Questi arresti dovrebbero essere eseguiti sulla base di:
- elementi di fatto;
- possesso di armi;
- possesso di strumenti atti a offendere;
- utilizzo di caschi.
Salvini spinge anche per un’altra norma che preveda che tutte le persone che manifestano versino un deposito cauzionale per coprire gli eventuali danni.
I dubbi del Quirinale e la “doppia legge”
Il Governo sta mantenendo un dialogo continuo con il Quirinale su queste norme. Questo accade perché già in passato, e secondo alcune fonti anche negli ultimi giorni, la Presidenza della Repubblica ha ravvisato forti problemi di costituzionalità in queste misure:
- lo scudo penale potrebbe danneggiare l’eguaglianza davanti alla legge degli agenti di polizia; i
- il fermo preventivo potrebbe rendere possibile incarcerare un cittadino senza nemmeno il sospetto che abbia commesso un reato.
Entrambe rischierebbero di essere violazioni di principi basilari della Costituzione italiana e in generale dello Stato di diritto in qualsiasi democrazia.
Per evitare che il decreto sicurezza venga bloccato per problemi evidenti di incostituzionalità da Sergio Mattarella, il Governo sta procedendo su due fronti: un decreto legge, da approvare subito in Consiglio dei Ministri, con le norme meno controverse, e un disegno di legge, da discutere in Parlamento, in modo da risolvere i problemi costituzionali.