La Camera ha approvato lo scostamento di bilancio previsto nel Documento programmatico di finanza pubblica, il Dpfp, dopo che il ministro dell’Economia Giorgetti ha presentato a un’aula praticamente vuota la sua relazione.
Durante il passaggio al Senato, che ha poi ratificato lo stesso testo, il segretario di Italia Viva Matteo Renzi ha duramente attaccato il Governo, utilizzano i dati del Dpfp stesso.
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Dpfp, scostamento di bilancio, di cosa stiamo parlando
L’avvicinamento alla discussione e all’approvazione della legge di bilancio è caratterizzato da diversi passaggi, che determinano in parte come sarà strutturata la Manovra finanziaria stessa.
Cosa sono il Dpfp e lo scostamento di bilancio
Il Dpfp è quello che pochi anni fa si chiamava Nadef, nota di aggiornamento del documento di economia e finanza. Si tratta di una raccolta di dati sull’economia italiana, data dal Governo in modo da poter dare un contesto alle misure della Manovra finanziaria. È importante perché da questi dati si può capire quanti soldi ha l’Esecutivo da spendere.
Lo scostamento di bilancio, a differenza del Dpfp, non è un passaggio obbligato. Avviene quando un governo prevede di fare più debito di quanto previsto. Nel 2027 (e nel 2028) questo succederà attraverso la NEC, la clausola di salvaguardia nazionale. L’Ue, in sostanza, permetterà all’Italia di fare deficit fuori dalle proprie regole, in due ambiti:
- la difesa, con circa 14 miliardi di euro in due anni;
- l’energia, con 14,4 miliardi di euro in due anni.
Renzi attacca Giorgetti: “piagnoni”
Matteo Renzi ha duramente criticato il Dpfp. Nel suo intervento al Senato ha dichiarato:
I piagnoni erano i grandi sostenitori di fra’ Girolamo Savonarola… si lamentavano di tutto, avevano quest’aria sofferente. Ecco, questo è Giancarlo Giorgetti: si piazza lì e ci fa il solito discorsino su “quelli di prima”. Ma quello di prima eri tu, caro piagnone!
Ha poi proseguito a elencare alcuni dati che il Governo stesso ha presentato nel Dpfp:
- il potere d’acquisto diminuirà nel 2028, quando un’inflazione stimata del 3% eroderà gli stipendi, che cresceranno del 2,3%;
- nel 2027 il rapporto debito/Pil aumenterà, arrivando al 138,5%;
- la pressione fiscale rimarrà alta, al 43%.
Cosa non torna nel Dpfp
All’interno del Dpfp dovrebbe esserci anche un’indicazione di come saranno spese le risorse che verranno ricavate durante la legge di bilancio. Non si tratta di un testo normativo, quindi non dovrebbe essere specifico, ma gli interventi più generali dovrebbero essere spiegati. In diversi punti, hanno notato alcuni parlamentari, il Dpfp del 2026 è molto vago.
Come verrà usato lo scostamento di bilancio
Il punto più vago è proprio l’utilizzo dei fondi dello scostamento di bilancio. Per la difesa, Giorgetti ha parlato di:
interventi che riguarderanno sia la componente corrente, con riferimento in particolare al personale, all’esercizio e alle esigenze operative, sia la componente in conto capitale, finalizzata alla realizzazione e al rifinanziamento di programmi di investimento pluriennali.
Per l’energia, invece, c’è ancora meno chiarezza. L’unica indicazione è la frase “Misure in favore di famiglie, studenti, imprese, pubbliche amministrazioni e al settore delle infrastrutture”.
Il Governo, di fatto, non sa ancora cosa farà con quei quasi 29 miliardi di euro, perché non ha ancora ultimato le trattative con l’Ue a riguardo. Bruxelles è stata chiara: i fondi per l’energia servono per investimenti strutturali, non per bonus estemporanei. Il Governo però vorrebbe usarli per abbassare bollette e accise. Con una formulazione vaga si è quindi lasciate aperte tutte le possibili vie.
La questione del fiscal drag
Infine, c’è un’altra questione che il Dpfp si rifiuta di affrontare: il fiscal drag. Lo ha fatto notare la senatrice del Pd Maria Cecilia Guerra. Questo fenomeno avviene quando c’è molta inflazione e, di conseguenza, gli stipendi aumentano senza però che chi li riceve si arricchisca, perché i maggiori introiti servono solo a compensare l’aumento dei prezzi.
L’Irpef funziona a scaglioni. Quando uno stipendio aumenta oltre un certo livello, sulla parte eccedente si pagano più tasse. Quando c’è forte inflazione e un aumento degli stipendi senza guadagno di potere d’acquisto, alcuni lavoratori rischiano di pagare più tasse di prima senza effettivamente essersi arricchiti.
Questo conviene allo Stato, che di fatto aumenta le tasse senza dover fare nulla. E la crescita delle imposte non è trascurabile:
- 4,4 miliardi di euro nel 2026;
- 3,4 miliardi di euro nel 2027;
- 2,4 miliardi di euro nel 2028;
- 2,8 miliardi di euro nel 2029.
Anche negli anni passati il Governo ha affrontato questo fenomeno, ma lo ha sempre compensato con misure apposite. Il sospetto dell’opposizione è che il Dpfp non ne parli per permettere all’esecutivo di utilizzare le risorse aggiuntive in altri modi, di fatto aumentando l’Irpef ad alcuni lavoratori.