Come cambieranno le pensioni con Giorgia Meloni al Governo

Fratelli d'Italia non potrà impedire il ritorno alla Legge Fornero nel 2023, anche se si studierà qualche "aggiustamento". Ma le novità riguardano anche le pensioni minime

Uno dei temi caldi sul quale dovrà misurarsi il futuro nuovo Governo di centrodestra a guida Fratelli d’Italia sarà sicuramente quello delle pensioni. I singoli partiti della coalizione che ha vinto le elezioni del 25 settembre (chi ha vinto e chi ha perso: Meloni prima premier donna italiana), assicurandosi la maggioranza assoluta in Parlamento, non hanno un’idea unitaria sul settore e dunque si prospetta un importante dibattito interno per stabilire la strada della riforma previdenziale.

Il programma di Fratelli d’Italia

Come detto, sarà il partito di Giorgia Meloni a indicare la via (chi sarà il prossimo ministro della Transizione Ecologica? Ne parliamo qui). E sul tema pensioni il programma di Fratelli d’Italia pone l’accento su un fattore sopra gli altri: l’innalzamento delle pensioni minime e sociali. Certo, non si tratterà dei mille euro (minimi) promessi da Silvio Berlusconi, ma la strada tracciata (almeno sulla carta) appare comunque chiara: si punta sull’aumento strutturale e progressivo delle pensioni di invalidità, “che non potranno essere inferiori ad altre forme di assistenza sociale esistenti, affinché l’ampia fascia di beneficiari possa godere di condizioni di vita migliori”.

Una delle misure su cui Meloni ha insistito di più negli ultimi anni è il taglio del cuneo fiscale. Un obiettivo raggiungibile, secondo la futura premier, “facendo pagare allo Stato una parte dei contributi previdenziali che oggi sono a carico dell’impresa e del lavoratore. Sono misure che esistono giù sulla carta ma che vanno enormemente potenziate”. La leader di FdI vuole inoltre arginare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile con l’aspettativa di vita e prorogare la misura Opzione Donna.

Il meccanismo di solidarietà

Il partito della Meloni propone insomma flessibilità per quanto riguarda l’uscita dal mondo del lavoro, anche per favorire il ricambio generazionale. In tal senso nel programma, la futura premier lancia anche l’introduzione “di un meccanismo di solidarietà intergenerazionale“.

Si parla di “agevolazioni fiscali per i percettori di redditi di pensione e per gli over 65 che sostengono oneri in favore di parenti under 36, diretti e indiretti, per spese sanitarie, istruzione scolastica e universitaria, pratica sportiva dilettantistica, canoni di locazione per uso abitativo, acquisto della prima casa”.

Pensioni d’oro e pensioni minime

Nella “to do list” del futuro Esecutivo ci sarà anche il ricalcolo delle cosiddette pensioni d’oro, “che non corrispondono a contributi effettivamente versati”. Non solo: è previsto inoltre l’adeguamento delle pensioni minime, “per permettere a tutti di vivere in una situazione dignitosa”. Il tutto al netto dell’inflazione: al Governo Giorgia Meloni dovrebbe quindi procedere con la rivalutazione dei trattamenti pensionistici a 16 milioni di pensionarti dal prossimo anno, per far fronte alla svalutazione monetaria (Reddito di cittadinanza, esclusi e “salvi” della riforma Meloni).

E la Legge Fornero? Meloni la firmò

Considerando i meri dati economici, e lasciando da parte le promesse elettorali, il futuro Governo Meloni non potrà impedire il ritorno della Legge Fornero nel 2023. Il brusco innalzamento dell’età pensionabile introdotto nel 2012 non è ribaltabile con una riforma altrettanto aggressiva dell’assetto previdenziale, per via del mostruoso debito pubblico maturato negli anni.

Giorgia Meloni non dovrebbe essere poi tanto sconvolta dal ritorno della Legge Fornero, visto che nel 2011 era tra i firmatari di Forza Italia che approvarono la riforma. Si discuterà senz’altro qualche “aggiustamento”, mentre appare quasi certo il “no” a Quota 41 proposta dalla Lega.