Il Governo starebbe valutando un fondo per finanziare nuove forme di pensionamento anticipato nel 2027. Sarebbe stata raggiunta un’intesa per destinare alcune centinaia di milioni di euro alla flessibilità in uscita dal lavoro. Le modalità di accesso dovrebbero essere definite dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Tra le proposte figura la pensione a 64 anni con 36 anni di contributi, ma non sono ancora stati stabiliti i requisiti definitivi.
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Pensioni anticipate a 64 anni, il nuovo fondo nella Manovra 2027
In merito alle pensioni anticipate a 64 anni, la Lega avrebbe chiesto nuove possibilità, in particolare, per i lavoratori con una lunga anzianità contributiva. L’idea sarebbe quella di inserire nella Manovra un fondo di alcune centinaia di milioni, rinviando le decisioni operative a gennaio 2027.
Le risorse consentirebbero di finanziare forme limitate di uscita anticipata, destinate a specifiche categorie di lavoratori. A tal proposito Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti, ha dichiarato a Radio 24: “La priorità per la Lega da tempo, e finalmente ci siamo arrivati, è superare la legge Fornero quindi restituire tre anni di vita a chi sceglierà di andare in pensione a 64 anni rispetto ai 67”.
Chi potrebbe andare in pensione prima nel 2027
La proposta permetterebbe ad alcuni lavoratori di lasciare l’attività circa tre anni prima rispetto all’età ordinaria di pensionamento, attualmente fissata a 67 anni, con gli adeguamenti previsti dalla normativa.
Il fondo avrebbe risorse limitate e potrebbe quindi riguardare soltanto determinate platee, individuate attraverso requisiti anagrafici, contributivi o professionali. L’eventuale introduzione del pensionamento a 64 anni con 36 anni di contributi rimane una proposta e non un nuovo diritto già riconosciuto ai lavoratori.
Rivalutazione pensioni 2027, possibile taglio aumenti assegni più alti
Per trovare ulteriori risorse, il Governo starebbe valutando una modifica del meccanismo di rivalutazione delle pensioni all’inflazione. L’ipotesi prevede di ridurre progressivamente gli aumenti riconosciuti agli assegni più elevati, mantenendo una maggiore tutela per quelli di importo inferiore.
Il riferimento sarebbe il sistema utilizzato nel biennio 2023-2024, quando la rivalutazione piena veniva garantita soltanto alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo. Per le fasce superiori erano previste percentuali più basse. Nel 2023, per esempio, la rivalutazione scendeva all’85% per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo e arrivava al 32% per quelli più elevati. Le percentuali per il 2027 non sono ancora state definite e dipenderanno dalle coperture disponibili e dalla struttura definitiva della Manovra.
Un intervento simile aveva prodotto risparmi stimati in circa 2,1 miliardi di euro nel 2023 e 4 miliardi annui nel biennio successivo, durante una fase di inflazione particolarmente elevata. Il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles prevede una riduzione di circa 1,7 miliardi di euro alla voce “altre spese”. Una parte del risparmio potrebbe derivare dalla modifica della rivalutazione pensionistica.