Pensione anticipata a 64 anni, come funziona davvero: i requisiti e la facilitazione del Tfr

Per uscire dal mondo del lavoro a 64 anni servono 20 anni di contributi e 1.638 euro di assegno. Ecco come funzionano i requisiti, la decorrenza e le finestre mobili.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Le discussioni intorno ai lavori sulla nuova Manovra riportano il focus dell’attenzione sulla flessibilità in uscita, ma l’illusione di poter lasciare il lavoro a 64 anni si scontra con una realtà ben più stringente. Decidere di ritirarsi con tre anni di anticipo nel sistema previdenziale italiano è possibile, ma non è per tutti: è un canale ad accesso riservato che taglia fuori la gran parte dei lavoratori dipendenti.

Per chi sta pianificando il pensionamento, la prima regola è farsi bene i conti. Oltre all’età anagrafica e agli anni di contributi versati, la normativa subordina l’uscita anticipata a un rigido sbarramento economico che trasforma l’uscita dal mondo del lavoro a 64 anni in un privilegio riservato alle carriere ad alto reddito.

Non bastano i requisiti anagrafici

La pensione anticipata a 64 anni riguarda chi ha iniziato a versare i contributi con il regime valido dal primo gennaio 1996. I lavoratori che hanno iniziato prima di tale data appartengono al sistema misto, e sono esclusi da questo specifico canale. Per accedere alla misura sono loro necessari almeno 20 anni di contribuzione effettiva, con il totale esproprio dal conteggio dei periodi di contribuzione figurativa come cassa integrazione o disoccupazione.

A rendere particolarmente selettiva la misura è il vincolo sul valore del primo assegno, che deve risultare pari ad almeno tre volte l’importo dell’assegno sociale, fissato per il 2026 a 1.638,72 euro mensili.

Per le lavoratrici madri sono previste soglie ridotte a 2,8 volte l’assegno sociale con un figlio e a 2,6 volte con due o più figli. Sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, l’importo erogabile non potrà comunque superare cinque volte il trattamento minimo.

Categoria di lavoratore Età minima Contributi effettivi Soglia economica dell’assegno
Contribuenti senza figli 64 anni 20 anni effettivi
(no figurativi)
3,0 volte l’assegno sociale
(1.638,72 euro al mese)
Donne con 1 figlio 64 anni 20 anni effettivi
(no figurativi)
2,8 volte l’assegno sociale
(circa 1.529,47 euro al mese)
Donne con 2 o più figli 64 anni 20 anni effettivi
(no figurativi)
2,6 volte l’assegno sociale
(circa 1.420,22 euro al mese)

Il ruolo del Tfr e della previdenza integrativa

È proprio sullo sbarramento economico che si consuma il paradosso della misura: un lavoratore con 20 anni di contributi e 64 anni d’età che non raggiunge la cifra minima d’assegno richiesta è costretto a rimanere al lavoro. Oggi le regole dell’Inps stabiliscono che le rendite della previdenza complementare non possono essere sommate alla pensione pubblica per superare l’ostacolo dei 1.638 euro.

In questi giorni sta prendendo quota l’ipotesi di consentire l’utilizzo del Tfr per coprire il divario tra la pensione pubblica maturata e la soglia minima prevista per legge. Consentire l’uso della rendita integrativa o del Trattamento di Fine Rapporto aiuterebbe migliaia di lavoratori della classe media ad andare in pensione, anche se il costo economico sarebbe trasferito interamente sul risparmio privato.

Come fare domanda

Il raggiungimento dei requisiti non equivale all’immediata percezione della pensione. Il primo passo fondamentale è verificare la propria posizione tramite il Cassetto Previdenziale sul portale dell’Istituto, controllando che i 20 anni di versamenti siano effettivamente di natura contributiva e privi di periodi figurativi non computabili. Tramite la funzione La mia pensione futura è inoltre possibile accertarsi del superamento della soglia dei 1.638,72 euro.

Una volta confermati i requisiti, la domanda di pensione anticipata contributiva può essere presentata direttamente online tramite Spid, Cie o Cns, oppure affidandosi all’assistenza di un Patronato.

Per i lavoratori dipendenti, l’invio dell’istanza deve essere accompagnato dalle dimissioni per pensionamento da comunicare al datore di lavoro con il dovuto preavviso. Considerata la presenza della finestra mobile di tre mesi, è consigliabile muoversi con adeguato anticipo per evitare vuoti di copertura economica tra l’ultimo stipendio e la liquidazione del primo assegno.

Le uniche alternative per uscire prima dal lavoro

Riconosciute le difficoltà d’accesso al canale dei 64 anni, le uniche altre strade rimaste attive per anticipare l’uscita dal lavoro passano per l’anzianità contributiva o per specifiche forme di tutela.

Da un lato c’è la pensione anticipata ordinaria, che impone di aver maturato 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Un canale riservato anche ai lavoratori precoci, che abbiano almeno 12 mesi di versamenti effettivi prima dei 19 anni di età, cui bastano 41 anni di contributi totali purché rientrino in categorie tutelate.

Dall’altro lato resta operativa l’Ape Sociale, lo scivolo ponte a carico dello Stato che permette l’uscita a partire dai 63 anni e 5 mesi con almeno 30 o 36 anni di contributi a seconda dei casi, riservato esclusivamente a disoccupati, caregiver, invalidi e addetti a mansioni gravose.