Pensione di cittadinanza: di cosa si tratta e a chi spetta

Nel 2019 potrebbe essere attuato uno dei provvedimenti chiave della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle è al lavoro per la pensione di cittadinanza. Ecco di cosa si tratta e chi verrà coinvolto nel provvedimento.

Uno dei punti più rilevanti della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle è stato senza dubbio quello relativo la pensione di cittadinanza. Considerando come tantissimi italiani sono costretti a sacrifici immani per riuscire a sopravvivere un intero mese con quel po’ di pensione concessa dallo Stato, l’M5S ha ottenuto un gran numero di voti da parte di chi ora si aspetta una soluzione a questo gravoso problema.

Nel 2019 dovrebbe entrare in vigore la misura della pensione di cittadinanza, o almeno ciò si prevede, andando ad agevolare tutti quei pensionati che ricevono un sostegno inferiore alla soglia di povertà stabilita dall’Istat, ovvero 780 euro mensili. Ciò vuol dire che una grande fetta dei pensionati nostrani riceverà un netto aumento pensionistico, fino a raggiungere la quota indicata, che potrebbe garantire uno stile di vita quantomeno dignitoso.

Con le dovute differenze, si tratta di un sistema che in parte equivale al reddito di cittadinanza, nel senso di voler creare una certa parità di reddito tra gli italiani, ovviamente senza l’obbligo di seguire corsi e accettare nuove proposte lavorative.

Per poter avere accesso a tale adeguamento pensionistico, una volta entrato in vigore, sarà necessari rispettare determinati requisiti Isee, che dovranno attestare lo stato di povertà dell’individuo. L’incremento dell’assegno percepito potrebbe derivare anche da altri fattori, come ad esempio il numero dei componenti del nucleo familiare effettivamente a carico del pensionato. Non è da escludere dunque che l’incremento venga modificato, aumentando leggermente a seconda dei singoli casi, che ovviamente il governo sarà chiamato a delineare con precisione nei prossimi mesi.

Facile prevedere come i beneficiari di tale aumento pensionistico possano essere un bel po’. Stando alle statistiche di marzo 2018, diffuse dall’Inps, il 62.2% delle pensioni ammonta a un importo inferiore alla soglia dei 750 euro. A soffrire maggiormente sono le donne, che rappresentano circa 3/4 del totale.

I dubbi su tale manovra però restano, dal momento che si attendono comunicazioni in merito ai sistemi di copertura. Si ipotizza un finanziamento attraverso imposte sul gioco d’azzardo, compagnie petrolifere e banche. A ciò si aggiungerebbero dei tagli ai finanziamenti alla stampa. La seconda ipotesi sarebbe invece quella di prelevare una parte dei soldi necessari dal Fondo Sociale Europeo, con riferimento alle misure per il contrasto alla povertà.

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