La Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento dell’area euro, confermando il livello raggiunto dopo la lunga fase di riduzione avviata nel 2024. Una scelta ampiamente attesa dai mercati, che riflette un contesto economico giudicato complessivamente stabile e un’inflazione sotto controllo. La decisione ha però effetti non sempre immediati e lineari sul mercato dei mutui, soprattutto in Italia, dove le condizioni applicate alle famiglie continuano a muoversi in modo differenziato tra tasso fisso e variabile.
Indice
La decisione della BCE e il quadro dei tassi
Nel dettaglio, il Consiglio direttivo della BCE ha lasciato il tasso sui depositi al 2%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Si tratta dei livelli raggiunti lo scorso giugno, dopo otto tagli consecutivi che nell’arco di un anno hanno ridotto i tassi complessivamente di due punti percentuali.
Accanto alla conferma dei tassi, la BCE ha aggiornato anche le previsioni economiche. Le stime di crescita del Pil dell’area euro sono state riviste al rialzo: per il 2025 la crescita attesa è ora dell’1,4%, per il 2026 dell’1,2% e per il 2027 dell’1,4%. Un miglioramento attribuito soprattutto alla ripresa della domanda interna.
Sul fronte dei prezzi, le nuove proiezioni indicano un’inflazione media del 2,1% nel 2025, dell’1,9% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027, con un ritorno al 2% nel 2028. L’inflazione di fondo, al netto delle componenti più volatili, dovrebbe scendere in modo graduale, anche se per il 2026 è stata rivista leggermente al rialzo a causa di una discesa più lenta dei prezzi dei servizi.
Mutui, perché i tassi non seguono sempre la BCE
La stabilità dei tassi ufficiali non si traduce automaticamente in un blocco dei tassi applicati ai mutui. In Italia, come segnalato dal Codacons, i tassi effettivamente praticati alle famiglie hanno continuato a salire nel corso del 2025. Secondo i dati Bankitalia, il tasso medio sui mutui è passato dal 3,50% di gennaio al 3,73% di ottobre.
Questo incremento, pari a 0,23 punti percentuali, comporta un aggravio non trascurabile sulle rate. Su un mutuo da 150 mila euro a 30 anni, l’aumento equivale a circa 222 euro in più all’anno, mentre su un finanziamento da 120 mila euro a 25 anni l’esborso aggiuntivo è stimato in circa 187 euro annui.
Mutui variabili, rate in lieve calo
L’andamento dei mutui a tasso variabile segue più da vicino le decisioni della BCE, poiché è legato all’Euribor. Secondo le analisi di Facile.it, il 2025 dovrebbe chiudersi con una riduzione della rata mensile per i mutui variabili standard. La rata tipo sarebbe passata da 666 euro di inizio anno a circa 617 euro, con un risparmio medio di circa 50 euro al mese.
Le previsioni sui futures dell’Euribor, aggiornate a dicembre 2025, indicano per il 2026 una sostanziale stabilità dei valori. L’Euribor a tre mesi si colloca sotto il 2,1% e, salvo oscillazioni contenute, dovrebbe rimanere su questi livelli nel corso del prossimo anno.
Mutui a tasso fisso: pesa l’aumento dell’IRS
Diversa la dinamica dei mutui a tasso fisso. In questo caso il parametro di riferimento è l’IRS, legato all’andamento del mercato obbligazionario europeo. Nel 2025 l’IRS a 25 anni è salito in media dal 2,4% di gennaio al 3,1% degli ultimi mesi, con un impatto diretto sulle nuove offerte.
Secondo Facile.it, questo movimento si è tradotto in una rata più alta di circa 40 euro al mese per i nuovi mutuatari rispetto a inizio anno. L’aumento è legato anche alla maggiore attrattività dei mercati azionari statunitensi, che ha ridotto la domanda di titoli di Stato europei, spingendone al rialzo i rendimenti.