Il mercato dei preservativi a rischio? Cosa sta succedendo

Negli ultimi mesi è crollata la produzione di preservativi: qual è la causa principale e quanto ha perso l'industria del settore

La pandemia ha colpito l’industria dei preservativi. Lo ha denunciato Goh Miah Kiat, amministratore delegato della Karex, uno dei colossi nella produzione dei profilattici. Ai microfoni di Nikkei Asia ha spiegato che, da quando il coronavirus si è diffuso a livello globale, l’azienda ha lamentato un -40% per quel che riguarda l’uso dei suoi prodotti. E ha spiegato il motivo.

Perché con la pandemia si vendono meno preservativi

Il gruppo Karex ha sede in Malesia e produce circa 5,5 miliardi di preservativi ogni anno, che distribuisce in 140 Paesi in tutto il mondo. Il suo principale concorrente, Thai Nippon Rubber, ne produce più o meno 2 miliardi. Goh Miah Kiat, che rappresenta la terza generazione a guidare la multinazionale, ha affermato che, contrariamente a quanto si potesse immaginare, la gente chiusa in casa durante i lockdown non ha avuto un maggior numero di rapporti sessuali. E anche la vita sociale assai ridotta ha fatto precipitare la statistica.

Per la prima volta nella sua storia, così, il gruppo ha registrato una perdita netta di circa 240 mila dollari americani nel 2020. Le perdite, ha spiegato Goh Miah Kiat, sono state contenute grazie alla vendita di altri prodotti come i lubrificanti. Nell’ultimo periodo, comunque, le vendite di profilattici sono comunque ripartite a livello mondiale e gli impianti della Karex sono di nuovo tornati quasi a una produzione piena.

Quanti preservativi si vendevano prima della pandemia

Ma prima della pandemia il mercato dei preservativi era florido? Non proprio. Secondo Iri Research, infatti, il settore aveva registrato dei cali nelle vendite del 2,4% e del 3,4% nel 2017 e nel 2018, prima di rispondere con un +1,9% nel 2019. Un salto prima del vuoto, arrivato nel 2020, il primo anno segnato dall’emergenza sanitaria: -4,4%.

Secondo la ricerca, alla base del calo ci sarebbero, oltre alla pandemia, altri fattori:

  • maturità posticipata delle nuove generazioni;
  • alternative di contraccezione;
  • social media che distraggono i più giovani.

Il sesso dopo la pandemia: i dati di mercato

Secondo il rapporto annuale di Match.com, dedicato ai single statunitensi, oltre il 70% degli intervistati ha spiegato di non essere favorevole a un rapporto sessuale fin dai primi incontri. Un dato che, se vogliamo, si riallaccia anche a quello fornito dal rapporto ‘2022 Coming Soon’ dell’Ufficio Studi Coop, sui consumi e le tendenze: per la ricerca, infatti, il sesso ha perso diverse posizioni nella scala delle priorità dopo l’avvento della pandemia:

  • il 64% pensa sia fondamentale innanzitutto prendersi cura di sé o comunque trovare un equilibrio tra il lavoro e la qualità della vita;
  • solamente per il 24% è prioritario trovare un compagno o una compagna.

E quindi anche in Italia l’industria dei preservativi non ha riscontrato grandi numeri negli ultimi due anni. Nel 2021, infatti, si è registrato un -10% rispetto agli anni prima dell’emergenza sanitaria. Inoltre, è anche calata (ancora di più), la natalità. Ma in questo caso c’entrano anche ragioni economiche. Per esempio, ecco quanto ci costa mantenere un figlio fino a 18 anni in Italia. Senza considerare che il virus ha degli effetti sulla fertilità (ecco per quanto tempo, secondo uno studio coordinato dal Genk Institute for Fertlity Technlogy).

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