Alzheimer e decadimento cognitivo, il rischio dipende (anche) da dove si vive

Uno studio su 14 Paesi dimostra che i fattori di rischio cambiano da una popolazione all'altra e richiedono interventi di prevenzione mirati

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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In un’epoca di personalizzazione della medicina e della prevenzione, diventa difficile parlare in termini generali di azioni per limitare i rischi di comparsa di decadimento cognitivo e malattia di Alzheimer. Ogni Paese, infatti, dovrebbe avere una sorta di “specifica” modalità d’approccio per ridurre i rischi, anche sulla scorta dell’effettivo peso dei fattori di rischio sull’area in questione.

A ribadirlo è una ricerca coordinata da esperti dell’Università della California del Sud guidati da Emma Nichols, presentata all’Alzheimer’s Association International Conference 2026 di Londra e pubblicata su The Lancet Healthy Longevity. L’indagine ha preso in esame 14 paesi rilevando che le principali cause prevenibili di demenza variano notevolmente da una nazione all’altra.

Analizzate grandi popolazioni

Il team di ricerca ha utilizzato dati di indagine armonizzati, raccolti tra il 2009 e il 2023 attraverso il progetto Gateway to Global Aging Data. Il set di dati ha combinato informazioni provenienti da studi sull’invecchiamento a lungo termine condotti in 14 paesi, tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda, Irlanda del Nord, quattro regioni europee, Corea, Messico, Cina, Malesia, Brasile e India. (Jinkook Lee del Center for Economic and Social Research presso l’USC Schaeffer Institute è il ricercatore principale del progetto Gateway to Global Aging Data e del Longitudinal Aging Study in India.)

I ricercatori hanno esaminato 12 fattori di rischio modificabili per la demenza, identificati dalla Commissione Lancet sulla demenza, tra cui perdita dell’udito, depressione, inattività fisica e isolamento sociale. Hanno misurato la frequenza di ciascun fattore di rischio, le sue differenze in base all’età, al sesso e al livello di istruzione, e la frequenza con cui più fattori di rischio si presentavano contemporaneamente nello stesso individuo.

Così cambia il peso dei fattori di rischio

Lo studio mostra appunto come molti dei più importanti fattori di rischio modificabili per la demenza, tra cui il basso livello di istruzione, l’ipertensione e il fumo, varino notevolmente tra i paesi. Non bisogna dimenticare infatti che i maggior contributi alla ricerca esistente sulla prevenzione della demenza provengono da paesi ad alto reddito, come USA ed Europa occidentale.

Per determinare se questi risultati siano effettivamente applicabili in senso più ampio, gli esperti assieme a colleghi della Brown University e della Johns Hopkins University hanno esaminato i dati provenienti sia da paesi ad alto reddito che da paesi a basso e medio reddito. I risultati hanno rivelato differenze sostanziali, insieme ad alcune inaspettate somiglianze. Ad esempio, un basso livello di istruzione ha interessato l’85,6% degli anziani in Cina, ma solo il 12,0% di quelli negli Stati Uniti. Un eccesso di peso corporeo definito dal BMI elevato è stato riscontrato nel 44,9% degli americani rispetto a solo il 13,3% delle persone in India.

Sebbene i singoli fattori di rischio differissero da paese a paese, molti di essi si presentavano insieme in combinazioni simili a livello globale. Le patologie cardiovascolari come il colesterolo alto e l’ipertensione si presentavano spesso insieme, mentre comportamenti come il fumo e il consumo di alcol tendevano a manifestarsi in gruppi.

Necessita un approccio mirato

Secondo i ricercatori, i risultati potrebbero aiutare i governi e le organizzazioni sanitarie a creare programmi di prevenzione più adatti alle esigenze delle rispettive popolazioni. Ad esempio, un programma di gestione del diabete potrebbe essere esteso anche ai rischi cardiometabolici correlati, come il colesterolo alto e l’ipertensione, consentendo di affrontare contemporaneamente diverse problematiche di salute interconnesse. Nichols ha sottolineato che i risultati trasmettono anche un messaggio destinato ai singoli:

“Il rischio di queste patologie in età avanzata non è predeterminato. Si tratta di fattori di rischio che si manifestano nel corso della vita, e ognuno può influenzare il proprio rischio, pur riconoscendo come anche fattori sociali più ampi incidano”

commenta l’esperta.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.