Addio alla bistecca vegetale, nuove regole Ue su veggie burger e carne coltivata

L'accordo tra Consiglio e Parlamento Ue vieta i termini della carne per i prodotti vegetali. Cosa cambia per i consumatori

Foto di Giorgia Bonamoneta

Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Pubblicato:

Chiedi all'AI

Mentre si richiede all’Unione europea di andare verso un sistema alimentare sempre più sostenibile, anche più vegetale, il Consiglio torna sul dibattito della denominazione. Si sposta l’attenzione sulle etichette che suonano come “di carne”. Il Consiglio europeo ha deciso di vietare l’uso di nomi di carne per gli alimenti a base vegetale e lo fa nello stesso giorno in cui viene approvato un nuovo obiettivo climatico.

È accaduto giovedì 5 marzo, quando Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per dare maggiore centralità agli agricoltori nella filiera alimentare. L’accordo arriva all’interno della modifica dell’organizzazione del mercato dei prodotti agricoli, rafforzato anche da questa protezione del termine “di carne”. L’intesa è stata presentata come un successo per gli agricoltori, sancendo l’uso di termini come “bistecca” e “fegato” esclusivamente per i prodotti a base di carne.

Stretta sulle etichette “di carne”

L’Unione europea ha così deciso di vietare in maniera definitiva l’utilizzo di termini “di carne” per prodotti a base vegetale. Alimenti vegetariani e vegani non potranno utilizzare denominazioni come:

  • manzo;
  • vitello;
  • maiale;
  • pollame;
  • pollo;
  • tacchino;
  • anatra;
  • oca;
  • agnello;
  • montone;
  • ovino;
  • capra;
  • filetto;
  • controfiletto;
  • fianco;
  • lombata;
  • bistecca;
  • costine;
  • spalla;
  • stinco;
  • braciola;
  • ala;
  • petto;
  • fegato;
  • coscia;
  • punta di petto;
  • costata;
  • T-bone;
  • scamone;
  • pancetta.

Tutti questi termini non potranno essere utilizzati per i prodotti vegetariani e vegani, ma neanche per la carne “coltivata“. Una decisione che anticipa quella che potrebbe essere la commercializzazione di questa tipologia di carne, che al momento non è disponibile sul mercato.

Le nuove regole entreranno in vigore entro tre anni, periodo nel quale i produttori di alimenti vegani e vegetali potranno vendere le scorte esistenti e adeguarsi alle nuove norme.

L’accordo deve ancora passare per il voto conclusivo in plenaria al Parlamento europeo e quindi è possibile che incontri nuove modifiche.

Quali termini si possono ancora utilizzare?

Non tutti i termini legati tradizionalmente alla “carne” sono stati vietati ai produttori di alimenti vegetariani e vegani. Infatti, anche se le prime proposte puntavano a vietare tutte le etichette che richiamavano cibi a base “carne”, nel tempo il dialogo ha portato a una maggiore elasticità.

Infatti sarà ancora possibile trovare prodotti pubblicizzati come burger o salsicce di tipologia vegana, per esempio “veggie burger” o “salsiccia vegana”.

Restano consentiti i termini:

  • burger;
  • macinato;
  • salsiccia;
  • nuggets;
  • prosciutto;
  • schnitzel;
  • chorizo;
  • pastrami.

Etichette fuorvianti: cos’è il meat sounding

L’Unione europea ha concesso una vittoria parziale a entrambe le parti in gioco. I produttori di alimenti a base di carne e quelli a base vegetale potranno utilizzare i termini più adatti o di maggior uso. Per esempio, per i produttori di alimenti a base vegetale, poter utilizzare “burger” o “salsiccia” vuol dire non dover cambiare packaging o comunicazione del brand.

Ma perché arrivare a questa decisione? L’idea di impegnare Parlamento europeo, Consiglio e Commissione per stilare liste tra restrizioni e concessioni di termini deriva dalla tesi secondo cui i consumatori possano essere confusi o traviati dall’acquisto di prodotti a base vegetale con l’etichetta “sbagliata”.

Il meat sounding è proprio questo: l’idea che un consumatore acquisti senza essere consapevole di ciò che mette nel carrello. Eppure i sondaggi, come quello di “Smart Protein” del 2023, evidenziano come i cittadini europei, e quindi anche quelli italiani, siano ben consapevoli e per nulla confusi su quanto acquistano.

In Italia il 90% di chi acquista prodotti vegani sa esattamente cosa sta comprando. in Olanda, su 20.000 persone intervistate, il 96% distingue una salsiccia vegana da una di maiale e nel Regno Unito il 92% dei consumatori afferma di non aver mai acquistato un burger vegetale credendolo di carne. Solo il 9% dei cittadini di nove Stati membri che hanno risposto al sondaggio ha dichiarato di non riuscire a riconoscere i prodotti a base vegetale.

Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel 2024 aveva stabilito che nessuno Stato può vietare questi termini e che, anzi, proibirli potrebbe creare maggiore confusione. Lo spiega il think tank non profit Good Food Institute, secondo il quale introdurre modifiche arbitrarie a pratiche di etichettatura ormai consolidate da tempo è tutto fuorché d’aiuto per i consumatori nella realtà dell’uso quotidiano del linguaggio.