Spesa alimentare in frenata, in Italia si compra meno e si spende di più: dove gli aumenti maggiori

I dati Istat sul commercio al dettaglio: aumenta il valore delle vendite, ma calano le quantità nel carrello. (126 caratteri)

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Le famiglie italiane spendono di più oggi, ma nel carrello finiscono meno prodotti rispetto al passato. A confermarlo sono i dati Istat sul commercio al dettaglio pubblicati il 4 agosto 2026 e relativi al mese di giugno. Questo paradosso ha portato a una frenata della spesa alimentare, con una riduzione delle vendite sia in valore che in volume.

Perché si spende di più acquistando meno

Come ogni mese, l’Istat ha misurato:

  • l’indice di valore della spesa, che misura quanto denaro viene speso dai consumatori;
  • l’indice di volume dei beni acquistati, che eliminato l’effetto dell’inflazione e rappresenta le quantità effettivamente acquistate dei prodotti.

Analizzando questi dati, quello che è emerso è che, tra gennaio e giugno 2026:

  • le vendite alimentari sono aumentate del 2,3% in valore;
  • il volume è rimasto fermo.

Anche il secondo trimestre ha confermato questa dinamica. Tra aprile e giugno, in particolare:

  • il valore delle vendite alimentari è cresciuto dello 0,4%,;
  • il volume diminuito dello 0,2% .

Quello che questi dati ci dicono, di fatto, è che:

  • nel primo semestre del 2026, gli italiani hanno speso complessivamente di più rispetto allo scorso anno senza acquistare quantità maggiori di prodotti alimentari;
  • negli ultimi tre mesi, la crescita della spesa è stata sostenuta principalmente dai prezzi e non dall’aumento degli acquisti.

La spesa alimentare registrata il rallentamento maggiore

A soffrire maggiormente è il carrello della spesa. A giugno, infatti, rispetto al mese di maggio, le vendite alimentari sono diminuite:

  • in valore dello 0,4%;
  • in volume dello 0,5%.

Questo calo registrato dal comparto è stato quello che poi ha spinto verso il basso l’intero commercio al dettaglio. Questo perché i beni non alimentari hanno sì mostrato un andamento opposto, ma la crescita dello 0,2% sia in valore sia in volume ha compensato solo in parte la debolezza della spesa alimentare.

Dove sono aumentate maggiormente le vendite

Analizzando le diverse categorie merceologiche dei prodotti non alimentari, sono aumentate soprattutto le vendite di:

  • elettrodomestici, radio, televisori e registratori (+14,2%);
  • informatica, telecomunicazioni e telefonia (+12,6%).

Grande distribuzione e discount tengono meglio

Nel confronto con giugno dello scorso anno, la grande distribuzione è creciuta dell’1,8% in valore e dello 0,6% in volume, mentre le imprese operanti su piccole superfici registrano un incremento più contenuto (+1,3% in valore) accompagnato però da un calo dello 0,4% nei volumi.

All’interno della grande distribuzione alimentare:

  • i supermercati registrano un incremento dell’1,8% in valore con volumi stabili;
  • i discount alimentari crescono dell’1,7% in valore ma mostrano un lieve calo dello 0,2% nei volumi;
  • gli ipermercati segnano +1,2% in valore ma -0,7% in volume.

Anche qui, però, il quadro è coerente con quello generale: la spesa aumenta più delle quantità acquistate.

L’e-commerce continua a crescere

Il commercio online, a differenza di altri settori, non conosce crisi. A giugno 2026 le vendite online hanno registrato una crescita del 26,7% in valore e addirittura del 28,0% in volume rispetto allo stesso mese del 2025, confermandosi il canale distributivo più dinamico dell’intero commercio al dettaglio italiano.

Secondo l’Istat, l’e-commerce mostra un’ulteriore accelerazione rispetto ai già elevati ritmi di crescita osservati nei mesi precedenti. Per questo motivo, ad oggi, può essere considerato il principale strumento di vendita al dettaglio, capace di spingere consumi e acquisti.