Olio d’oliva, stop alla miscelazione: cosa cambia per chi vende e acquista

Il settore dell'olio extravergine di oliva si prepara a un cambiamento destinato ad avere effetti importanti sia sulle imprese della filiera sia sui consumatori

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha annunciato la modifica della circolare che finora ha consentito la miscelazione tra olio vergine ed extravergine. La decisione è stata presa per rafforzare la trasparenza del mercato e contrastare pratiche considerate fuorvianti.

Cosa cambia con lo stop alla miscelazione dell’olio

L’intervento ministeriale riguarda il cosiddetto blending, ovvero la pratica di miscelare un olio vergine con una quota di olio extravergine, fino ad ora tollerata sulla base di precedenti circolari ministeriali ed europee. Dal punto di vista tecnico, l’operazione consentiva di correggere alcune caratteristiche dell’olio vergine aggiungendo una percentuale di extravergine, così da rispettare determinati parametri chimici richiesti dalla normativa.

Come sottolineato da Coldiretti e Unaprol, tuttavia, questo sistema ha sempre presentato un limite, perché permette di migliorare un prodotto con caratteristiche qualitative inferiori attraverso la miscelazione, fino a rientrare nella categoria commerciale più pregiata, pur senza possedere realmente tutte le qualità originarie dell’extravergine.

Perché la misura interessa anche i consumatori

Per chi acquista olio, questa novità implica maggiore chiarezza. Secondo le organizzazioni agricole, la possibilità di ottenere un extravergine attraverso operazioni di miscelazione rischiava di creare una distanza tra ciò che il consumatore si aspettava di acquistare e ciò che effettivamente finiva sulla tavola.

Lo stop al blending dovrebbe quindi rafforzare la corrispondenza tra classificazione commerciale e qualità reale del prodotto, aumentando la fiducia verso un settore che rappresenta una delle eccellenze del made in Italy agroalimentare.

Una misura di contrasto alle frodi alimentari

Attualmente il nostro Paese produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine di oliva all’anno. A fronte di questa produzione si registrano:

  • consumi interni pari a circa 461 milioni di litri;
  • esportazioni per 318 milioni di litri;
  • importazioni che raggiungono 545 milioni di litri ogni anno.

Questi numeri mostrano chiaramente come il fabbisogno italiano venga soddisfatto anche attraverso una consistente quota di olio proveniente dall’estero. Secondo Coldiretti e Unaprol, proprio questo squilibrio favorirebbe situazioni nelle quali una parte dell’olio importato verrebbe commercializzata sfruttando impropriamente le miscele.

Lo stop a questa pratica viene quindi interpretato anche come uno strumento per rendere più trasparente la filiera e limitare possibili distorsioni commerciali.

Aumentano anche i controlli

Per individuare con precisione l’origine dell’olio e certificarne autenticità e provenienza, sono aumentati anche i controlli e le attività ispettive.

I risultati di queste recenti attività ispettive sono stati illustrati al tavolo di filiera convocato dal Masaf, durante il quale è emerso che:

  • sono stati verificati oltre 5 milioni di chilogrammi di olio;
  • i sequestri hanno raggiunto un valore economico pari a 10,3 milioni di euro.

Gli effetti della riforma per gli operatori del comparto

Per i produttori di qualità lo stop alla miscelazione insieme all’incremento dei controlli potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo, poiché renderebbe più difficile immettere sul mercato prodotti che raggiungono la classificazione di extravergine attraverso semplici operazioni di blending. Di fatto, una diminuzione della concorrenza sleale comporta più possibilità di crescita e sviluppo nel mercato.

Per i commercianti e gli imbottigliatori sarà invece necessario adeguare le procedure produttive alle nuove regole, con una maggiore attenzione alla tracciabilità e alla documentazione dell’origine delle partite di olio.