Welfare aziendale, non solo smart working: l’evoluzione tra attività fisica e teatro

Com'è cambiato il welfare aziendale in Italia: lo smart working si avvia a essere normalità ed ecco le ultime novità nel settore impresa

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Per quanto si abbia sempre una visione negativa del mondo lavorativo italiano, soprattutto in relazione ad altre realtà europee e intercontinentali, il welfare aziendale è in miglioramento. Lo evidenzia l’ottava edizione del Welfare Index Pmi di Generali Italia. Siamo ormai oltre lo smart working come soluzione per migliorare le condizioni di vita/lavoro dei dipendenti.

Il welfare aziendale oggi, le novità

I dati della nuova edizione del Welfare Index Pmi, che vede la collaborazione di Confindustria, sono in parte rassicuranti. Si evidenzia come l’evoluzione delle compagnie sul fronte del welfare aziendale sia netta e decisamente apprezzata.

A questa ottava edizione hanno preso parte circa 7mila imprese caratterizzate da un numero di dipendenti compreso tra un minimo di 1000 e un massimo di 6mila. È evidente come tanto sia cambiato rispetto agli ultimi dati. Il grido di protesta generazionale ha di certo avuto il suo peso. Si ha necessità di conciliare vita privata e lavorativa.

Ciò passa di certo dallo smart working, laddove possibile, ma non soltanto. L’intero ambito aziendale necessita di migliorare e una buona/ottima società non si valuta unicamente dalla chance data di crearsi un ufficio domestico.

Per quanto in Italia non rappresenti ancora la norma, si può dire come il lavoro da remoto sia superato. Non inutile, sia chiaro, bensì non più una novità da sottolineare. I dati evidenziano come siano triplicate le imprese che hanno raggiunto un livello alto o molto alto di welfare aziendale. Si è assistito a un’accelerazione evidente, con ben 8 punti guadagnati in due anni. Il passaggio percentuale è stato dal 10,3 al 33,2%. A dir poco notevole.

Aumento registrato anche nella categoria “media”, passando dal 51 al 75%. Le buone notizie non terminano qui, però, considerando una diminuzione delle compagnie che non introducono nulla che non sia strettamente indicato nel contratto collettivo. Otto anni fa rappresentavano quasi la metà, con un gravoso 48,9% e oggi sono al 25,5%.

L’importanza del welfare aziendale

Giancarlo Fancella, country manager di Generali Italia, ha sottolineato come i benefici del welfare raggiungano più di 11 milioni di famiglie. Un tema molto caro anche alla ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità Eugenia Roccella: “C’era un’attenzione dovuta anche al profondo radicamento della cultura cattolica nel nostro Paese. Un’attenzione magari un po’ paternalistica, ma che ha costruito una storia di cui dobbiamo andare fieri. Oggi il welfare aziendale è il punto di innovazione su cui si misura anche la crescita del Paese”.

Tra gli elementi positivi, che evidenziano la grande evoluzione in questo campo, ci sono una minore distanza tra Nord e Sud e l’attenzione ai servizi di welfare da parte di imprese piccole o piccolissime.

Generalmente si mira a optare per iniziative che consentano una migliore conciliazione vita-lavoro, come detto. Di fatto pesano per il 56,4% del totale. A seguire troviamo le iniziative per la salute, l’assistenza sociale, la previdenza, i diritti della diversità e l’inclusione sociale. In questi casi, tanti, il tasso è superiore al 50%.

Ecco le iniziative che hanno permesso ad alcune imprese di ottenere il titolo di “Welfare Champion” 2024:

  • corsi di teatro;
  • corso di yoga;
  • attività in favore della comunità;
  • attività in favore del territorio;
  • supporto compiti per i figli dei dipendenti;
  • servizi di co-working;
  • servizi di co-living.