Il caso Gkn spiegato: perché è una vittoria storica dei lavoratori

Perché si parla molto della vertenza Gkn? Chi è coinvolto e quale significato ricopre? Cerchiamo di spiegare in maniera semplice di cosa si tratta

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Perché si parla così tanto della vertenza Gkn? Chi è coinvolto e quale significato ricopre? Quali interessi in campo e cosa ci dice del sistema produttivo italiano di oggi? Cerchiamo di spiegare in maniera semplice di cosa si tratta.

Gkn, cos’è e cosa produce

Iniziamo col dire che Gkn è una multinazionale britannica che si occupa principalmente della realizzazione di componenti destinate alle industrie del settore automobilistico, grandi macchine, macchine agricole e mezzi per il movimento terra, e quello aerospaziale.

Un’azienda antichissima, che fonda le sue radici addirittura agli inizi della Rivoluzione industriale, quando nel 1759 in Galles venne creata la società Dowlais Ironworks che, col tempo ed in seguito a trasformazioni ed accorpamenti, divenne Guest, Keen and Nettlefods.

Gkn, dove opera e quanti dipendenti ha

Oggi l’azienda ha sede a Redditch, città del Worcestershire, opera in oltre 30 Paesi con 51 stabilimenti produttivi e oltre 27.500 dipendenti. Tra i suoi vari stabilimenti ne ha due anche in Italia, uno a Campi Bisenzio, Firenze, e uno a Brunico, Bolzano.

Una storia travagliata quella di Gsk dopo gli anni Novanta. Crisi energetiche, globalizzazione selvaggia, destrutturazione dei diritti sindacali delineano il nuovo quadro del capitalismo degli anni Duemila. Nel 1994 acquisisce lo stabilimento di Firenze da Fiat Auto, a cui forniva la quasi totalità del fabbisogno di semiassi. Nel 1996 il trasferimento nella zona industriale di Capalle, nel nuovo stabilimento costruito da Fiat Auto, costato 120 miliardi e che allora occupava circa 700 persone.

Secondo l’accordo con i sindacati, Gkn si impegnava ad approvvigionarsi per le sue componenti negli stabilimenti in Italia. Negli ultimi anni i componenti di trasmissione realizzati nello stabilimento fiorentino vanno per circa l’80% a Fca e per il restante 20% a Audi, Bmw, Ferrari, Maserati, Land Rover.

Gkn, cos’è successo dopo l’acquisizione da parte del fondo Melrose

Oggi Gkn Driveline è una multinazionale ancora leader nella produzione di semiassi ed elementi di trasmissione per il settore automotive.

Nel 2018 scatta però l’acquisizione da parte di un grande fondo di investimento finanziario, Melrose Industries, quotato alla Borsa di Londra, che annuncia subito una maxi ristrutturazione dell’azienda. Ovviamente, come spesso accade, a farne le spese sono i lavoratori. Il mercato c’è, il lavoro c’è. Ma il diktat è quello ormai ricorrente: tagliare risorse umane per massimizzare ancora di più i profitti.

Benché la prima offerta sia stata rifiutata dalla direzione della società, nel marzo 2018 Melrose presenta una nuova offerta di 8,1 miliardi di sterline che, nonostante le tante critiche da parte di lavoratori e sindacati, incassa l’ok degli azionisti. Anche il governo inglese dà il via all’operazione, ottenendo da Melrose che si impegni a rispettare una serie di misure di sicurezza nazionale.

Con l’acquisizione da parte di Melrose, Gkn viene così ristrutturata in tre divisioni principali: Gkn Aerospace, Gkn Automotive e Gkn Powder Metallurgy.

Gkn, cos’è successo ai lavoratori tra ristrutturazioni e licenziamenti

Il 9 luglio 2021, la botta per i lavoratori fiorentini: i dipendenti di Campo Bisenzio vengono di fatto licenziati con un messaggio. L’azienda decide di chiudere: 422 persone vengono lasciate a casa dall’oggi al domani.

Immediato il tavolo aperto presso il MISE, con il ministro del Lavoro Andrea Orlando, i rappresentanti dell’azienda, dei sindacati, di Confindustria e delle amministrazioni locali. Nessuna revoca della procedura di licenziamento.

“La precondizione negoziale di revoca della procedura di licenziamento per i 422 dipendenti della Gkn non può essere accolta, stante la decisione di chiusura assunta” spiega l’azienda in una nota. Che respinge anche l’accusa di aver rifiutato qualunque dialogo, “avendolo al contrario sollecitato in più occasioni all’interno della procedura attivata”.

Il punto è chiaro, per lavoratori e sindacati: Gsk, come molte altre imprese, non è in crisi perché non ha mercato o lavoro, ma il meccanismo perverso dei fondi multinazionali che decidono in ultima analisi di delocalizzare devasta il tessuto produttivo. In particolare in un Paese come il nostro fatto di piccole medie imprese, spesso a conduzione familiare e basate su un know how antico e originale.

Gkn, stop ai licenziamenti e condotta anti-sindacale: cosa cambia adesso

Cos’è successo poi? I lavoratori si sono mobilitati come non si vedeva da tempo in Italia. Una nuova fase di lotta operaia ha detto qualcuno, che sembra stridere con il mantra dell’individualismo a tutti i costi cui ci siamo fin troppo abituati di questi tempi. Un nuovo paradigma, una collettività riscoperta, che ha portato i lavoratori, uniti, a vincere la loro battaglia.

Il Tribunale di Firenze ha infatti accolto il ricorso della Fiom Cgil, condannando Gkn a revocare la lettera di apertura della procedura di licenziamento collettivo del 9 luglio scorso. Dopo la sentenza, l’azienda è costretta a revocare i 422 licenziamenti dei lavoratori del sito di Campi Bisenzio, anche se, precisa, con “la più ampia riserva di impugnazione”.

La Fiom di Firenze ha attivato anche l’iter per contestare l’articolo 28 sulla condotta anti-sindacale, contestando le procedure e il non rispetto degli accordi e il tipo di contrattazione fatta da Gkn nel nostro Paese.

Secondo quanto si legge nel provvedimento del tribunale, “il comportamento antisindacale accertato è consistito, nella sua parte più significativa e lesiva degli interessi del sindacato ricorrente, nell’aver impedito al sindacato stesso di interloquire, come sarebbe stato suo diritto, nella delicata fase di formazione della decisione di procedere alla cessazione totale dell’attività di impresa”.

Ecco allora che la rimozione degli effetti di questo comportamento non può che implicare l’obbligo per l’azienda di rinnovare correttamente l’informativa omessa e, quale ulteriore conseguenza, l’obbligo di revoca del procedimento iniziato sulla base di una decisione presa “in assenza del confronto, necessario anche se non vincolante, con il sindacato”.

Gkn, ipotesi frode all’industria italiana

Non solo. C’è anche di più. L’esposto dei 422 operai della fabbrica chiusa il 9 luglio scorso ipotizza a carico della multinazionale anche i reati di frode contro l’industria nazionale e frode in commercio.

A Melfi e Atessa, secondo le accuse, sarebbero infatti arrivati semiassi tracciati da Campi Bisenzio ma prodotti altrove. Un fatto gravissimo. Tutte informazioni che “paiono pregnanti di anomalie legate al processo di delocalizzazione subito dallo stabilimento Gkn di Firenze” hanno detto i lavoratori scesi tante volte in piazza.

“Abbiamo vinto insieme ai lavoratori perché avevamo ragione, i licenziamenti alla Gkn sono illegittimi” hanno commentato in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Daniele Calosi, segretario generale della Fiom-Cgil Firenze e Prato.

Ora l’augurio è che il governo a guida Draghi intervenga con una nuova e più rigorosa legislazione in tema di delocalizzazioni, con soluzioni che garantiscano la ripresa produttiva e l’occupazione in tutti gli stabilimenti che vivono situazioni simili a quella di Gkn.

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Il caso Gkn spiegato: perché è una vittoria storica dei lavoratori