Contratti a tempo determinato con meno vincoli: cosa può cambiare

L'ipotesi allo studio del Governo Meloni per rendere più flessibili i termini dei contratti di lavoro a tempo e favorire così le assunzioni da parte delle aziende

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Claudio Carollo

Giornalista politico-economico

Classe ’88, è giornalista professionista dal 2017. Scrive di attualità economico-politica, cronaca e sport.

Limare le condizioni dei contratti a termine per andare incontro alle esigenze delle aziende. Il Governo Meloni è a lavoro per rendere i posti a tempo determinato più flessibili con l’obiettivo di fare diventare più semplici le assunzioni. Sul tavolo del ministero del Lavoro ci sarebbe già un decreto legge, previsto all’esame del Consiglio dei ministri entro fine mese, che si propone di modificare i criteri stabiliti nel cosiddetto “Dl Dignità” del primo governo Conte.

Contratti a tempo determinato con meno vincoli: l’ipotesi allo studio del Governo

La normativa in vigore, introdotta dall’esecutivo a maggioranza Lega-M5s, risale al 2018 e poneva l’obiettivo di contrastare il fenomeno dei rapporti lavorativi precari, riducendo la durata e il numero massimo delle proroghe dei contratti a tempo determinato, da 5 in 36 mesi com’era previsto in precedenza dalla legge, a 4 in 24.

Tra le regole vigenti rientra anche l’obbligo di indicare la causale, cioè la motivazione dell’assunzione, anche per il primo contratto con durata oltre i 12 mesi. Vincolo che l’attuale Esecutivo vuole eliminare fino a un periodo di 24 mesi, allungando la durata dell’accordo.

Secondo le ipotesi, il Governo a guida Fratelli d’Italia starebbe pensando di lasciare decidere ai sindacati tramite la contrattazione nazionale con le aziende, se fissare il limite dell’estensione dei contratti senza causale a 24 o a 36 mesi.

Rispetto alle ipotesi valutate dal Governo i sindacati alzano però l’allerta: “Se l’intento del possibile decreto lavoro è quello di liberalizzare il contratto a tempo dopo aver pure ripristinato i voucher, il governo Meloni troverà la nostra opposizione”, ha dichiarato Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil.

“L’80% dei contratti stipulati ogni mese in Italia è a tempo, molti sono part-time o di breve durata. Anziché guardare alla Spagna che consente contrattini solo per sostituzioni o picchi di produzione, noi torniamo indietro sulla precarietà? – è la posizione del sindacato – Mi aspetto che il governo prima di decidere ne discuta con i sindacati. Non mi risultano convocazioni”.

Contratti a tempo determinato con meno vincoli: le modifiche alla normativa

Sulla materia era intervenuto anche il Governo di Mario Draghi attraverso il decreto Sostegni bis, stabilendo che oltre alle causali obbligatorie, se ne potevano inserire ulteriori, individuate dalla contrattazione collettiva, così da allungare i contratti a termine.

Il precedente Esecutivo aveva anche previsto delle ragioni per la fine del contratto, tra cui esigenze temporanee e oggettive estranee all’ordinaria attività, di sostituzione di altri lavoratori, di incrementi temporanei non programmabili dell’attività ordinaria o occorrenze specifiche dei contratti collettivi. La norma, non è però stata prorogata alla scadenza dello scorso 30 settembre.

Nel decreto allo studio della ministra del Lavoro, Maria Calderoni, ci sarebbero anche altri interventi come un allentamento dei vincoli informativi introdotti dal “Decreto trasparenza” voluto dal predecessore Andrea Orlando.

Il provvedimento recepiva la direttiva europea sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare, che prevede anche di fornire in forma scritta una serie di informazioni utili al lavoratori su diritti e doveri che conseguono alla stipula del contratto (congedi retribuiti, importo iniziale, durata delle ferie, programmazione dell’orario di lavoro, ecc…), pena una sanzione per l’azienda di 5 mila euro.