Stipendi in crescita nel privato grazie ai rinnovi, chi guadagna di più

L'indice delle retribuzioni orarie cresce, in alcuni settori più che in altri: cosa dicono i dati pubblicati dall'Istat e il confronto con la pubblica amministrazione

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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Gli stipendi in Italia tornano a crescere, soprattutto nel settore privato. A certificarlo è il comunicato stampa Istat del 29 gennaio, che fotografa l’andamento delle retribuzioni contrattuali nell’ultimo trimestre del 2025 e, più in generale, nella media dell’intero anno. I dati raccontano però una dinamica non uniforme, dove alcuni comparti trainano la crescita più di altri.

I settori con gli aumenti maggiori

Guardando alla media annua, nel 2025 l’indice delle retribuzioni orarie è cresciuto del 3,1% rispetto all’anno precedente. La crescita, tuttavia, è stata maggiore nel privato rispetto alla Pubblica Amministrazione, registrando un incremento medio del 3,2% (contro il +2,7% delle PA).

Rinnovo del contratto del settore agricolo

Entrando nel dettaglio, il vero motore della crescita è stato il settore agricolo, dove le retribuzioni sono aumentate in media del 5,0%, grazie anche ai rinnovi contrattuali, arrivati dopo i ritardi accumulati negli anni precedenti.

Inoltre, la difficoltà di reperire manodopera, ha spinto le parti sociali a riconoscere retribuzioni più consistenti per rendere il settore più attrattivo.

Crescono gli stipendi dell’industria

Segue il comparto industriale, con una crescita del 3,4%. Anche in questo caso, il dato riflette una stagione di rinnovi contrattuali intensa, che ha coinvolto dieci contratti nel corso del 2025.

Servizi privati bene nonostante la frammentazione

Più contenuta, ma comunque significativa, la crescita nei servizi privati, che si attesta al 3%. È un settore ampio e frammentato, dove convivono realtà molto diverse tra loro, dai servizi avanzati alle attività a più basso valore aggiunto.

Proprio questa eterogeneità spiega una dinamica salariale meno brillante rispetto ad agricoltura e industria, ma comunque superiore alla media della pubblica amministrazione.

I rinnovi contrattuali dell’ultimo trimestre 2025

Nel quarto trimestre del 2025 sono stati recepiti 9 contratti collettivi nazionali.

Si tratta di rinnovi che hanno riguardato comparti molto diversi tra loro:

  • laterizi e manufatti in cemento, telecomunicazioni;
  • radio e televisioni private;
  • servizio sanitario nazionale;
  • istruzione e alta formazione (scuola, università, afam e ricerca);
  • Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Aumenti per 4,7 milioni di dipendenti

Allargando invece lo sguardo all’interno anno, nel corso del 2025 sono stati recepiti complessivamente 33 contratti collettivi nazionalia:

  • 10 nell’industria;
  • 9 nei servizi privati;
  • 14 nella Pubblica Amministrazione.

Questi contratti si applicano a circa 4,7 milioni di lavoratori dipendenti, pari al 37,1% del monte retributivo complessivo dell’economia.

Si tratta quindi di una platea ampia, ma non totalizzante. Una quota significativa di lavoratori resta ancora esclusa dagli effetti positivi dei rinnovi.

Il nodo dei contratti scaduti

A fine dicembre 2025, i contratti in attesa di rinnovo sono ancora 27 e coinvolgono circa 5,5 milioni di dipendenti:

  • 2,7 milioni nel settore privato (12 contratti);
  • 2,8 milioni nella Pubblica Amministrazione (15 contratti).

Per questo motivo il percorso di recupero salariale non si può considerare ancora completo. Per molti lavoratori, soprattutto nei comparti dove i rinnovi tardano ad arrivare, l’aumento delle retribuzioni resta un miraggio.

Mancano ancora rinnovi e aumenti

Nel complesso, i dati Istat confermano che il 2025 ha rappresentato un anno di svolta sul fronte delle retribuzioni, in particolare nel settore privato. Ma la sfida per il futuro sarà duplice.

Da un lato bisogna cioè completare il ciclo dei rinnovi ancora aperti, dall’altro è necessario che gli aumenti contrattuali non rimangano isolati, ma parte di una crescita salariale più stabile e capace di reggere nel tempo, soprattutto in un contesto economico ancora incerto causa inflazione.

Perché se il 2025 segna una ripartenza, il vero banco di prova sarà la capacità di rendere strutturale questa inversione di tendenza.