Porsche verso altri 4mila licenziamenti, cosa prevede il nuovo piano di riorganizzazione

Secondo la stampa tedesca i tagli colpirebbero soprattutto manager e amministrativi e porterebbero le uscite complessive oltre quota 8.000

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Porsche spinge forte l’acceleratore sui licenziamenti nell’ambito della ristrutturazione industriale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, il costruttore di auto sportive starebbe preparando un piano che prevede il taglio di altri 4.000 posti di lavoro, che va a sommarsi alle uscite già avviate negli ultimi due anni.

Ipotesi tagli in Porsche

L’azienda al momento non ha confermato né smentito il numero indicato dalla stampa. Però un portavoce ha spiegato che è in preparazione un pacchetto di misure destinato a rendere l’organizzazione più efficiente. Il piano dovrebbe essere presentato entro la fine di luglio, al termine del confronto con le rappresentanze dei lavoratori.

Management e uffici tra i reparti interessati

Le indiscrezioni indicano che i nuovi licenziamenti in Porsche riguarderebbero soprattutto il management e gli impiegati amministrativi.

Anche il centro di sviluppo di Weissach sarebbe interessato da una revisione delle attività, che secondo le ricostruzioni potrebbe coinvolgere circa il 30% delle risorse.

Ma secondo altre fonti tedesche, il piano potrebbe interessare anche alcune figure apicali dell’organizzazione commerciale, oltre a personale tecnico e operativo.

I tagli si aggiungono ai piani già avviati

La nuova riduzione dell’organico arriverebbe dopo una lunga serie di interventi già annunciati da Porsche: nel febbraio 2025 la casa automobilistica tedesca aveva raggiunto un accordo con i rappresentanti dei lavoratori per eliminare 1.900 posti entro il 2029 negli stabilimenti di Zuffenhausen e Weissach, spingendo soprattutto su uscite volontarie e prepensionamenti.

Nel frattempo non sono stati rinnovati i contratti di circa 2.000 dipendenti a tempo determinato. A maggio, inoltre, è stata annunciata la chiusura di tre società controllate, con un impatto stimato di circa 500 lavoratori.

Se anche il nuovo piano da 4.000 posti venisse confermato integralmente, il numero complessivo dei posti di lavoro da tagliare  supererebbe quota 8.000.

Le ragioni della nuova riorganizzazione in Porsche

La casa automobilistica sta affrontando una fase che definire difficile è un eufemismo: tra i fattori che incidono sui risultati figurano il rallentamento delle vendite in Cina, una domanda di veicoli elettrici inferiore alle aspettative e gli ingenti investimenti richiesti dall’evoluzione tecnologica del settore.

Per questo motivo il gruppo punta a ridurre i costi e a riorganizzare alcune attività, mantenendo al tempo stesso il confronto con le organizzazioni sindacali sulle modalità di attuazione del nuovo piano. Maggiori dettagli dovrebbero arrivare, come detto, entro la fine di luglio.

Ma le difficoltà di Porsche non sono un fulmine a ciel sereno nel tormentato firmamento dell’automotive tedesca: Volkswagen, Bmw e Mercedes insieme hanno perso 2,6 milioni di vendite nel giro di cinque anni. Ora le tre aziende preparano duri piani di riduzione dei costi che colpiscono dipendenti e fabbriche. Ma per farlo occorrerà superare le resistenze dei sindacati.

Nel 2019 Volkswagen, Mercedes e Bmw vendevano 6,9 milioni di veicoli in Europa e 5,6 milioni in Cina. Nel 2025 il numero è sceso, rispettivamente, a 6 milioni e 3,9 milioni.

Se i nuovi 4.000 tagli in Porsche sembrano tanti, pare che in Volkswagen ne stiano per arrivare 100.000.

L’automotive tedesco, che pareva inaffondabile, ha dimostrato di non esserlo affatto. Per l’intera Europa la situazione rappresenta uno shock e un bagno di realtà.