BMW taglia 8mila posti di lavoro entro il 2027, il 5% del totale

BMW riduce il personale in Germania entro il 2027. Ipotesi 8mila uscite tra amministrazione e sviluppo. Sono il 5% del personale totale

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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BMW prepara una riduzione del personale in Germania entro la fine del 2027. La casa automobilistica tedesca ha raggiunto un accordo con il comitato aziendale che rappresenta i lavoratori, ma non ha indicato ufficialmente il numero dei posti coinvolti. Secondo diversi giornali finanziari e fonti di mercato, il piano potrebbe riguardare circa 8mila dipendenti. La cifra equivarrebbe a circa un decimo della forza lavoro di BMW in Germania e a circa il 5% dei 150mila dipendenti complessivi del gruppo a livello globale. Il programma dovrebbe partire a ottobre e proseguire per tutto il 2027. Secondo Bloomberg, BMW starebbe offrendo pacchetti di incentivo all’esodo volontario ai dipendenti tedeschi.

BMW licenziamenti, quali divisioni sono coinvolte

Il piano di riduzione del personale non dovrebbe riguardare la produzione delle auto. Le aree interessate sarebbero soprattutto la divisione amministrativa e quella dedicata allo sviluppo. La scelta indica una riorganizzazione dei costi nelle funzioni centrali del gruppo, più che un intervento diretto sulle linee produttive. Un portavoce della società avrebbe confermato il raggiungimento di un accordo con il consiglio di fabbrica su un programma di ristrutturazione in Germania.

La misura arriva in una fase delicata per BMW, che nel primo semestre 2026 ha registrato un calo del 4,2% nei veicoli venduti. La flessione è stata molto più marcata in Cina, dove le vendite sono diminuite del 20,4%.

BMW, come gli altri grandi gruppi tedeschi, deve affrontare più fattori contemporaneamente: domanda più debole, rallentamento dell’elettrico, concorrenza cinese e dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti durante la presidenza di Donald Trump. La pressione sui conti si è riflessa anche in Borsa. Circa un mese fa le azioni BMW erano scese ai minimi da cinque anni dopo il taglio delle stime di profitto per il 2026. Per una casa automobilistica globale, la riduzione dei costi diventa quindi uno degli strumenti per difendere margini e competitività, soprattutto quando le vendite rallentano nei mercati più redditizi.

La crisi dell’auto tedesca

BMW non è l’unico gruppo tedesco a intervenire sull’organico. Volkswagen ha annunciato un piano di ristrutturazione molto ampio, con l’obiettivo di ridurre fino alla metà il numero dei modelli prodotti e con una stima di esuberi globali che, secondo le ricostruzioni, potrebbe arrivare a circa 100mila posti di lavoro nei prossimi anni.

Anche Porsche, parte del gruppo Volkswagen, ha comunicato nuovi tagli: altri 5mila posti entro il 2035, nell’ambito di un piano di riduzione dei costi. Mercedes-Benz aveva già avviato un programma di efficientamento, basato su uscite volontarie e revisione di altre voci di spesa. Secondo i dati citati dalla fonte, nel secondo trimestre 2026 il gruppo ha registrato un calo del fatturato del 3,3%, ma ha visto crescere l’utile del 13% e l’Ebit del 22% rispetto allo stesso periodo del 2025.

L’export cinese cambia gli equilibri

La pressione arriva anche dalle esportazioni dei marchi cinesi. Secondo i dati diffusi dal governo di Pechino, a giugno i produttori cinesi hanno venduto all’estero oltre un milione di veicoli, il 71% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Le stime indicano che nell’anno l’export cinese potrebbe superare i 10 milioni di vetture. Sarebbe un livello superiore a quello del Giappone, stimato a circa 4 milioni, e della Germania, indicata a 3,2 milioni.