Relazione 2022 della Commissione EU: costruire un futuro sostenibile in tempi di incertezza

La “Nuova relazione sui risultati nel campo della ricerca e dell'innovazione: costruire un futuro sostenibile in tempi di incertezza” è giunta alla sua IV edizione

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Donatella Maisto

Digital Transformation and Sustainability Manager

Esperta Blockchain e digital transformation, tech-human need e sostenibilità nella sua accezione contemporanea.

Il 12 Luglio 2022 verrà presentata la “Nuova relazione sui risultati nel campo della ricerca e dell’innovazione: costruire un futuro sostenibile in tempi di incertezza” da parte della Commissione Europea.

Durante l’evento virtuale di presentazione della Relazione, dalle ore 15:00 alle ore 17:00 (CET), saranno illustrate le principali conclusioni della Relazione e si terrà un dibattito con oratori di alto livello sulle tendenze attuali in materia di ricerca e innovazione e sulle politiche correlate.

Questa è la quarta edizione della pubblicazione biennale, a cura della Direzione generale della Ricerca e dell’Innovazione della Commissione europea. L’edizione precedente risale al 2020.

Rivolta a un pubblico formato tanto da operatori del settore della ricerca e dell’innovazione quanto da responsabili politici e analisti dell’economia e della finanza, la Relazione unisce analisi basate su indicatori e approfondimenti su questioni strategiche di attualità.

In questa edizione si sottolinea come la pandemia determinata dal Coronavirus e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia rappresentino degli elementi che impongono all’Unione europea di rafforzare la propria capacità di reagire prontamente e in modo adeguato a nuove sfide impreviste.

Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha dichiarato: “La relazione 2022 sui risultati nel campo della scienza, della ricerca e dell’innovazione dimostra quanto queste siano importanti per costruire il futuro sostenibile e resiliente di cui l’Europa ha bisogno. La transizione digitale e verde non può avvenire senza solidi sistemi di ricerca e innovazione. Le evidenze presentate nella relazione formeranno le basi dell’imminente comunicazione su una nuova agenda europea per l’innovazione.”

Obiettivi della Relazione

Gli obiettivi della Relazione sono:

  • analizzare i risultati conseguiti dall’UE in termini di innovazione in un contesto globale
  • fornire indicazioni sul modo in cui le politiche di ricerca e innovazione possono aiutare a costruire un’Europa inclusiva, sostenibile, competitiva e resiliente, facendo leva sul ruolo essenziale di queste attività come fonti di prosperità e catalizzatori del cambiamento.

La relazione presenta cinque modi in cui la scienza può contribuire a costruire un’Europa sostenibile, competitiva e resiliente, grazie a politiche tese a:

  • realizzare economie verdi e digitali per società prospere che non lascino indietro nessuno;
  • prepararsi ai cambiamenti, sia quelli già all’orizzonte che quelli imprevisti, con economie sicure, catene di approvvigionamento diversificate e conoscenze utili per affrontare le sfide future;
  • investire di più nelle persone, nelle imprese e nelle istituzioni per trovare soluzioni;
  • mettere in contatto individui e organizzazioni per consentire loro di accedere a competenze e conoscenze e condividerle, nonché per ridurre i divari tra regioni e paesi, a vantaggio di un sistema di innovazione più robusto;
  • garantire la creazione, insieme ai cittadini, delle giuste condizioni istituzionali e finanziarie per concentrarsi sui settori prioritari.

Cosa emerge dalla Relazione

Dalla Relazione 2022 emerge che l’Unione mantiene un ruolo di primo piano sulla scena mondiale in termini di produzione scientifica e tecnologica.

Pur rappresentando il 6% della popolazione mondiale vanta il 18% circa degli investimenti mondiali in R&S e il 21% delle pubblicazioni scientifiche più citate al mondo.

Per quanto riguarda la produzione tecnologica, l’Unione europea è leader mondiale nel settore del clima, con il 23% del totale delle domande di brevetto, e apporta un contributo significativo anche ad altri settori, come la bioeconomia (23%) e la salute (17%).

Gli investimenti in R&S nell’Unione europea sono, però, diminuiti durante la crisi, con differenze notevoli fra i settori.

I principali investitori dell’UE in campo sanitario e nei servizi TIC hanno aumentato gli investimenti a favore di R&S tra il 2019 e il 2020, rispettivamente del 10,3% e del 7,2%, ma durante la crisi tali investimenti sono calati in altri settori, come nella fornitura di TIC (-3,6%), delle sostanze chimiche (-3,7%), dell’industria automobilistica (-7,2%) e dell’aerospaziale (-22,6%).

Questo minor dinamismo emerso ricadrà inevitabilmente sull’innovazione e sulla crescita economica e, pertanto, per migliorare il contesto imprenditoriale e la capacità di innovazione nell’UE, si configura come necessario affrontare con rinnovato vigore problematiche di lunga data, ovvero:

  • le carenze nell’accesso ai finanziamenti,
  • i quadri normativi che scoraggiano l’innovazione,
  • il divario persistente tra imprese sotto il profilo dell’efficienza
  • le difficoltà nell’attrarre e trattenere talenti

Le future politiche di R&I dovranno essere sviluppate in un complesso triangolo di politiche di trasformazione, competitività e sovranità tecnologica. Per ridurre le dipendenze strategiche in settori tecnologici chiave e catene di valore è necessario rafforzare la resilienza dell’EU.

L’Europa deve investire in R&I. Gli Investimenti in R&S si sono attestati al 2,3 % del PIL nell’UE nel 2020, dato ancora lontano dall’obiettivo concordato del 3 %.

Le prestazioni R&I dipendono anche da altri beni quali le ICT e il capitale umano. La pandemia COVID-19 ha accelerato il processo di digitalizzazione nell’UE, ma ha anche esacerbato il divario digitale tra imprese, famiglie, regioni e paesi dell’UE.

La spinta alla digitalizzazione dopo la Pandemia non è stata sufficiente a ridurre il divario tra l’UE e i suoi concorrenti internazionali. In tale contesto, l’UE ha iniziato a perseguire una visione umano-centrica e sostenibile per la società digitale per responsabilizzare i cittadini e le imprese. Più che mai le politiche del capitale umano sono cruciali per aumentare la capacità di innovazione dell’Europa.

L’Europa si trova ad affrontare elevati livelli di disparità in merito alle condizioni di distribuzione del reddito,  opportunità e sviluppo regionale, che sollevano preoccupazioni circa l’equità e l’efficienza.

All’interno delle sue frontiere, l’Europa si trova di fronte alle divisioni generate da una serie di crisi, da quella finanziaria all’ondata migratoria, la pandemia da COVID-19 e l’invasione russa dell’Ucraina, che vanno a creare un profondo divario geografico.

Allo stesso tempo, i cambiamenti tecnologici, tra cui l’automazione, l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale pongono sfide per i lavoratori, rischiando di contribuire ulteriormente ad aumentare le disparità, che permangono anche in termini di genere.

Le donne sono significativamente sottorappresentate nell’ICT e negli studi STEM, così come nella popolazione dei ricercatori.

Tutte queste criticità costituiscono oggetto della Nuova Agenda europea per l’Innovazione, che pone l’Europa sulla cresta della nuova onda di innovazioni e start-up ad elevatissimo contenuto tecnologico, cd. deep tech.

La pandemia ha accelerato la trasformazione digitale per molte aziende UE, ma i decisori politici devono garantire che le opportunità della transizione verso un’economia più verde e digitale possano essere realizzate in tutta l’UE e che benefici siano ampiamente condivisi.

Il contesto politico e normativo dovrà essere più proattivo verso gli investimenti per incoraggiare quelli trasformativi.
Per aiutare le regioni a recuperare il ritardo accumulato, occorre anche migliorare le infrastrutture di base e renderle più rispettose del clima, anche se ciò richiederà ingenti investimenti in tutta l’UE, soprattutto nelle regioni di transizione e meno sviluppate.

I deficit di finanziamento e di capacità devono essere ridotti in blocco per massimizzare l’impatto del sostegno finanziario alla coesione. Un’azione congiunta a sostegno della coesione insieme alla transizione verde e digitale sarà fondamentale per rafforzare la resilienza dell’economia dell’UE guardando al futuro.

La limitata disponibilità di competenze si distingue anche come un ostacolo per le aziende che guidano l’esperienza di transizione green e digitale. Allo stesso modo, ci sono anche grandi differenze all’interno delle varie aziende per quello che concerne il livello di formazione dei dipendenti. Mentre la Pandemia ha incassato il suo pedaggio sugli investimenti in formazione, le aziende che sono green e digitali risultano più propense a crescere e investire nella loro forza lavoro. Questo è sinonimo di resilienza, ma anche che stanno costruendo la capacità di guidare i cambiamenti guardando avanti.

Nonostante il persistente ritardo nell’innovazione digitale, l’UE è leader nello sviluppo di tecnologie legate al clima. Con l’accelerazione del potenziale di progresso tecnologico in questi settori, l’UE sarà in una posizione ideale per mantenere il primato delle tecnologie al crocevia tra verde e digitale.

I responsabili politici europei dovranno fare tutto il possibile per garantire che questa posizione dominante non venga rapidamente persa. La forte posizione degli Stati Uniti e della Cina nello sviluppo di nuove tecnologie nella maggior parte dei settori digitali potrebbe rendere difficile per l’Europa rimanere al vertice nelle aree in cui attualmente eccelle. La doppia transizione digitale e green rappresenta una grande opportunità economica per l’UE.

La strategia è la pietra angolare del piano di ripresa per l’Europa. In combinazione con i piani nazionali di ripresa e resilienza, le iniziative in atto si presentano come un’occasione unica per trasformare l’economia dell’UE e renderla più green e digitale, quindi innovativa.