Referendum e cybersicurezza, la strategia del Viminale per il voto sulla giustizia

Per il referendum il Viminale rafforza la cybersicurezza e monitora disinformazione e deepfake per proteggere i dati elettorali

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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In vista del referendum sulla giustizia, il Ministero dell’Interno ha messo a punto una strategia per proteggere la trasmissione dei dati elettorali e difendere lo spazio informativo da possibili campagne ostili.

La minaccia non riguarda solo la tenuta tecnica delle reti, ma anche il rischio di disinformazione e deepfake capaci di destabilizzare il dibattito pubblico.

Il “doppio binario” del Viminale

Cuore della strategia è un sistema definito a doppio binario:

  • da un lato il rafforzamento dei canali cyber che accompagnano la raccolta e la trasmissione dei dati elettorali;
  • dall’altro la conferma del modello tradizionale per la proclamazione ufficiale dei risultati.

Secondo il ministero, il punto più delicato non è il dato sostanziale del voto in sé, ma la trasmissione delle informazioni dalle sedi periferiche al centro. Si tratta di un flusso che passa anche attraverso reti digitali e che, proprio per questo, può esporre il sistema a potenziali vulnerabilità.

L’obiettivo dichiarato è evitare qualsiasi alterazione capace di generare confusione e influire negativamente sul dibattito pubblico. Il rischio è considerato particolarmente elevato nelle ore immediatamente successive all’apertura delle urne.

La scelta di mantenere la proclamazione finale con modalità tradizionali risponde a una logica precisa: separare la protezione cyber dei flussi informativi dalla validazione definitiva del risultato elettorale.

Arriverà il voto elettronico?

Sul tema del voto elettronico, il ministero ricorda che alcune sperimentazioni sono già state avviate in Italia. Nel luglio 2021 il Ministro dell’Interno aveva approvato un decreto per la sperimentazione del voto digitale nelle elezioni politiche, europee e nei referendum.

Tuttavia, esperti e ricercatori continuano a sollevare dubbi tecnici sulla sicurezza di questi sistemi. Per questo il Viminale conferma che i tempi non sono ancora maturi per superare l’attuale modello analogico di voto.

L’allarme tra deepfake e disinformazione

La sicurezza cyber legata al referendum si inserisce in uno scenario più ampio di minacce ibride, segnalato con crescente preoccupazione dai servizi segreti italiani. Tra i rischi più rilevanti emergono le campagne di disinformazione e la diffusione di deepfake, strumenti sempre più sofisticati.

L’esperienza internazionale conferma la portata del problema. Durante le elezioni presidenziali moldave dell’ottobre 2024, il Servizio europeo per l’azione esterna ha documentato l’uso di deepfake audio che simulavano la voce della presidente Maia Sandu. Le operazioni erano accompagnate da documenti falsificati e chatbot su Telegram che offrivano pagamenti per la diffusione di contenuti anti-UE.

Il rischio reale: non solo gli attacchi ai sistemi

Nel caso del referendum italiano, il rischio non riguarda esclusivamente eventuali attacchi tecnici alle infrastrutture informatiche. La disinformazione può alterare la percezione dei fatti, alimentare sfiducia nelle istituzioni, creare confusione tra i cittadini e fomentare tensioni politiche anche in assenza di una reale compromissione dei sistemi.

In Italia, i principali partiti hanno già firmato un accordo per non utilizzare deepfake contro gli avversari politici. L’iniziativa è stata promossa da Pagella Politica e Facta e presentata alla Camera dei Deputati nel dicembre 2025. Si tratta di un segnale importante, anche se la Lega ha scelto di non aderire.