Negli ultimi anni la pratica del decluttering da semplice moda è diventata una strategia concreta. Si utilizza infatti per ridurre gli sprechi, per fare spazio in casa e per ottenere un guadagno reale con gli oggetti che non si utilizzano più.
Come organizzare dunque un decluttering efficace, determinare il prezzo giusto dei prodotti, scegliere quali oggetti vendere e sfruttare le piattaforme online più adatte per trasformare tale tecnica in una fonte di guadagno?
Indice
Cosa significa decluttering e perché conviene?
La parola decluttering significa liberarsi delle cose superflue, non semplicemente cestinandole ma valutando con attenzione se possano avere valore per qualcun altro. Così facendo non si fa solo spazio in casa, ma si trasformano gli oggetti che non si utilizzano in risorse da investire o denaro immediato.
Tale pratica è sempre più utilizzata, come conferma un recente studio condotto da Ipsos per eBay nel marzo 2025, che ha coinvolto circa 1.000 persone di età compresa tra 18 e 65 anni. Da esso emerge che, negli ultimi dodici mesi, più del 60% degli italiani avrebbe venduto online dei prodotti usati guadagnando anche fino a 200 euro.
E a vendere questi prodotti “dimenticati” sarebbero stati in particolare Millennial e Gen Z.
I motivi principali che indurrebbero le persone a fare decluttering sono:
- la voglia di guadagnare per il 45% degli intervistati;
- la volontà di fare pulizia in casa per il 44%;
- il desiderio di dare una seconda vita agli oggetti per il 38%;
- evitare gli sprechi per il 35%;
- sostituire vecchi prodotti con nuovi per il 23%.
Con l’avvento di piattaforme digitali come Vinted, poi, tale processo è diventato molto più accessibile in quanto basta avere una foto di qualità, un po’ di strategia e una descrizione chiara per trasformare in modo rapido quello che non serve in un rapido guadagno.
Quali prodotti si vendono meglio
Alcune categorie di prodotti sono più semplici da vendere rispetto ad altre se si vuole effettuare un decluttering intelligente, tra cui:
- abbigliamento;
- accessori di marca;
- elettronica con smartphone, console e gadget;
- libri;
- strumenti musicali;
- attrezzature sportive;
- oggetti da collezione;
- oggetti vintage.
Due criteri per stabilire il prezzo
Prima di mettere in vendita oggetti usati è importante capire quali potrebbero essere più richiesti e quali rischiano di rimanere invenduti. Non tutto ciò che non serve più ha un valore di mercato.
Proprio per questo potrebbe essere utile basarsi su alcuni criteri semplici per effettuare le proprie valutazioni, due in particolare: il valore percepito e la domanda di mercato.
Il primo riguarda l’appetibilità del prodotto perché articoli di buona qualità, in buono stato e collezionabili, hanno maggiori possibilità di attirare l’attenzione rispetto ad altri più usurati e facilmente reperibili.
La domanda di mercato indica invece quanto quel determinato oggetto viene cercato e venduto in rete. Per effettuare una giusta valutazione è importante monitorare con frequenza le piattaforme di vendita mediante la comparazione di annunci simili così da capire a che prezzo vengono proposti e se si vendono veramente.
Oltre ai due criteri su enunciati, è importante anche la presentazione dell’annuncio perché incide sulla percezione del valore in quanto delle foto nitide e illuminate bene mostrano con maggiore precisione le condizioni dell’oggetto e questo fa aumentare la fiducia dell’acquirente per cui è possibile anche stabilire un prezzo leggermente più alto.
Quali piattaforme utilizzare?
Se si vogliono vendere oggetti usati è importante scegliere le giuste piattaforme online.
Tra le più utilizzate troviamo:
- Vinted, molto popolare soprattutto per gli accessori e l’abbigliamento;
- Facebook Marketplace, dove si può vendere di tutto, semplice da utilizzare e senza commissioni;
- eBay, utile in particolare per le aste e gli oggetti da collezione;
- Subito o Wallapop, ideali per oggetti di vario genere con vendita locale.
Ogni piattaforma ha le sue regole e un pubblico specifico per cui è importante valutare con anticipo dove inserire il proprio annuncio in base alla tipologia del prodotto. I capi di abbigliamento, ad esempio, avranno maggiore visibilità su Vinted mentre oggetti difficili da valutare potrebbero produrre risultati migliori su eBay.
Una strategia efficace per un decluttering intelligente potrebbe essere quella di pubblicare il medesimo annuncio con la descrizione e le immagini identiche su più piattaforme in modo tale da monitorare quale di esse genera maggiori visualizzazioni e contatti.
Con questo metodo si potrà individuare in modo più semplice il canale migliore così da concentrare lì le vendite successive.
Non bisogna poi dimenticare che alcune piattaforme danno la possibilità di promuovere gli annunci con un piccolo costo. Se si sceglie questa strada, la visibilità dell’inserzione aumenta e si riducono spesso i tempi di vendita.
Quali sono gli errori da evitare per un decluttering intelligente?
Nel caso si effettui un decluttering e si decida di vendere oggetti usati è importante evitare alcuni errori comuni che possono compromettere sia la sicurezza che la vendita. Il primo è quello di non inserire valori fuori mercato, in quanto con essi non solo si allontanano i clienti ma si allungano notevolmente i tempi di vendita e si riducono le possibilità di concludere l’affare.
Ma per non commettere errori è altrettanto importante:
- fornire delle descrizioni dettagliate sullo stato dell’articolo, sui difetti e sulla sua storia così da creare fiducia e ridurre contestazioni o resi;
- evitare di utilizzare strumenti di pagamento poco sicuri;
- comunicare con gli utenti, rispondere in modo rapido e chiaro alle domande aumenta infatti la probabilità di vendita.
Quanto tempo serve per guadagnare col decluttering?
Non ci sono tempi specifici se si vuole iniziare a guadagnare con la vendita degli oggetti usati. Essi dipendono, infatti, da vari fattori come:
- qualità dell’oggetto;
- prezzo di vendita;
- rarità dell’articolo;
- stagionalità;
- piattaforma scelta.
Le prime risposte possono arrivare per alcuni venditori nel giro di poche ore, soprattutto nel caso in cui si scelga di puntare su marketplace con traffico elevato mentre per altri anche dopo settimane.
Per quanto riguarda il guadagno, da una ricerca condotta da Wallapop insieme a mUp nel 2024 emerge che circa il 20% degli italiani intervistati ritiene di poter ricavare anche più di 500 euro dalla vendita degli articoli che non utilizza più su piattaforme second-band.
Una parte più piccola di intervistati, invece, ritiene che i guadagni annuali possono anche arrivare a circa 1200 euro.
Come aumentare i guadagni e velocizzare le vendite?
Nel caso si decida di mettere in vendita degli oggetti usati per ridurre i tempi di vendita è importante pubblicare gli annunci nei momenti in cui le piattaforme sono più visitate. Secondo un’analisi di United Vintage del 2025 basata sulle attività degli utenti su Vinted, gli orari migliori nei quali gli annunci ricevono maggiori visite sono:
- la mattina presto, dalle 7:30 alle 9:00 circa;
- il primo pomeriggio dalle 13:00 alle 14:00;
- la sera dalle 18:00 alle 21:30.
Si registrano poi dei picchi di attività il sabato nel tardo pomeriggio e la domenica.
È fondamentale inoltre mantenere un account aggiornato con tutte le inserzioni attive. Il motivo è che un catalogo più ampio attrae più visitatori e offre maggiori opportunità di vendere diversi articoli nel medesimo periodo.
Inoltre è bene:
- rispondere in modo chiaro alle domande;
- fornire delle informazioni aggiuntive sul prodotto;
- inviare foto supplementari;
- comunicare i tempi di spedizione per ridurre l’incertezza;
- chiedere ai clienti una recensione così da migliorare la reputazione del profilo e aumentare le vendite future.
Si può trasformare il decluttering in un’attività continuativa?
Qualora la vendita di oggetti che non si usano più avvenga in modo occasionale tra privati non è necessario aprire la partita Iva né pagare le tasse. L’attività, però, non deve essere continuativa e non deve esserci intento di lucro. Se dunque, si vendono abiti in modo sporadico, il compenso non va dichiarato ai fini fiscali.
Nel caso in cui le vendite diventano invece regolari o organizzate ovvero se si acquistano dei prodotti per rivenderli oppure si vendono molti articoli ogni mese, allora l’attività può essere considerata dal fisco come un’attività abituale. In tal caso va aperta la partita Iva e i guadagni diventano un reddito imponibile e sono soggetti a Irpef e ad eventuali contributi.
Ricordiamo infine che, a seguito della normativa Dac7, le piattaforme digitali devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle transazioni che superano determinate soglie che sono 30 transazioni concluse o 2.000 euro di ricavi complessivi all’anno.