Più smart working e meno emissioni, quanto inquina davvero un giorno di lavoro in ufficio

Caro energia e ambiente: come lo smart working riduce le emissioni e diventa uno strumento valido per ridurre bollette e inquinamento

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Lo smart working non è più soltanto uno strumento di flessibilità organizzativa o un benefit per i lavoratori, ma ora anche uno strumento di sostenibilità ambientale. A confermarlo è uno studio condotto da ricercatori dell’Enea e della Banca d’Italia, che ha analizzato l’impatto del lavoro da remoto sulle emissioni di CO2 attraverso un questionario somministrato a 4.255 dipendenti.

Smart working, quanto si inquina (meno) lavorando da casa

Dai dati emersi:

  • una giornata di lavoro da remoto può ridurre le emissioni di CO₂ fino al 75% rispetto a una giornata trascorsa in presenza. Questo calo è garantito dalla sola riduzione degli spostamenti quotidiani casa-lavoro, che rappresentano ancora oggi una delle principali fonti di emissioni indirette legate all’attività lavorativa;
  • le emissioni medie pro-capite generate durante una giornata di smart working sono pari a circa 1,1 kg di CO₂ equivalente. Al contrario, una giornata di lavoro in ufficio, considerando soprattutto il pendolarismo, arriva mediamente a 4,1 kg di CO₂.

Andare in ufficio, quindi, produce emissioni quasi quattro volte superiori rispetto al lavoro da remoto.

Il peso degli spostamenti quotidiani

Dall’indagine emerge che la distanza media casa-lavoro è pari a 22,2 chilometri, percorsi mediamente in 42 minuti. Per chi lavora prevalentemente da remoto, invece, la distanza media per raggiungere l’ufficio sale addirittura a 78,4 chilometri, con un tempo di percorrenza di circa 87 minuti. Questo significa che lo smart working diventano particolarmente efficaci proprio per quei lavoratori che vivono lontano dalla sede aziendale.

Non va dimenticato, a tal proposito, che gran parte degli spostamenti avviene ancora con mezzi ad alto impatto ambientale. I mezzi più utilizzati sono il treno e l’auto privata, che rappresentano rispettivamente il 39% e il 38% dei chilometri percorsi. Inoltre. il 70% delle vetture impiegate dai dipendenti è alimentato a benzina o diesel. Seguono le auto ibride tradizionali con il 14%, GPL o metano con il 10%, mentre le ibride plug-in ed elettriche si fermano entrambe al 3%.

Solo una piccola quota di lavoratori sceglie invece modalità di spostamento sostenibili: il 13% raggiunge il posto di lavoro esclusivamente a piedi, mentre meno del 4% utilizza bici, monopattini elettrici o motoveicoli.

Quanto incide il lavoro da casa sui consumi energetici

Uno degli argomenti spesso utilizzati contro lo smart working riguarda l’aumento dei consumi domestici. Ma lavorare da casa significa davvero utilizzare più energia – per il riscaldamento, il raffreddamento, l’illuminazione e l’alimentazione dei dispositivi elettronici – e quindi pagare di più di utenze? Ebbene, lo studio Enea-Banca d’Italia ha analizzato anche questo aspetto, evidenziando però che l’impatto energetico domestico resta nettamente inferiore rispetto alle emissioni generate dagli spostamenti.

Nel dettaglio, le emissioni aggiuntive legate ai consumi energetici in casa derivano:

  • per il 63% dal riscaldamento;
  • per il 29% dal raffreddamento;
  • per l’8% da computer e illuminazione.

Il dato è particolarmente interessante perché dimostra che non sono tanto i dispositivi tecnologici a incidere sui consumi, quanto piuttosto la climatizzazione degli ambienti domestici. Questo significa che l’efficienza energetica delle abitazioni può giocare un ruolo decisivo. Case ben isolate, impianti moderni, pompe di calore e sistemi efficienti possono ridurre ulteriormente l’impatto ambientale dello smart working, trasformandolo in uno strumento ancora più sostenibile.

Non a caso anche l’International Energy Agency (IEA) ha indicato il ricorso allo smart working tra le misure utili per contenere la domanda energetica e mitigare l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. Il risparmio derivante dal mancato utilizzo dell’auto supera il leggero incremento delle bollette domestiche e, spostando parte dei consumi dall’ambiente professionale a quello domestico, si può anche contribuire infatti a una gestione meno critica dei picchi di domanda elettrica urbana durante le ore di ufficio.