Presto la prima “città 30” italiana, ecco quale sarà

30 km/h in quasi tutta la città con lo scopo di migliorare la sicurezza stradale, promuovere la mobilità sostenibile e aumentare la fruibilità dello spazio pubblico

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

Il Consiglio Comunale di Bologna in data 2 novembre 2022 ha approvato le linee guida per il miglioramento della sicurezza stradale che fanno parte del Piano “Bologna Città 30”. Da giugno 2023 il capoluogo dell’Emilia-Romagna diventerà la prima grande città italiana a introdurre il limite di 30 km/h nella maggior parte delle strade cittadine. Solo alcune strade rimarranno a veloce, con un limite di 50 km/h. L’approvazione rappresenta la tappa fondamentale di un percorso iniziato da tempo e che prevede anche la partecipazione dei cittadini, incontri e laboratori di quartiere.

La presentazione del sindaco

Il sindaco Matteo Lepore e l’assessora Valentina Orioli hanno presentato la delibera di giunta che rappresentata l’avvio del piano “Bologna città 30”. Un percorso lungo che culminerà a giugno 2023 con l’ordinanza che illustrerà anche l’elenco delle poche strade a scorrimento veloce con limite a 50 km/h Soddisfatto il sindaco Lepore che sottolinea come Bologna sarò la prima grande città italiana a diventare una “città 30” e come l’impegno della sua Amministrazione sia stato mantenuto. Il sindaco ha aggiunto che ridurre i limiti di velocità è un dovere politico e morale che ha lo scopo di non avere più morti sulla strada, obiettivo raggiungibile prima del 2050 (data fissata dal Parlamento Europeo). Lepore ha concluso sottolineando che, abbassare il limite di velocità è una condizione, ma non sufficiente e che la Spagna ha adottato le città 30 a livello nazionale.

La nascita di Bologna città 30

Il progetto della Città 30 è iniziato un anno e mezzo fa e con la campagna delle associazioni cittadine riunite in 30logna ha raccolto migliaia di firme. L’associazione si è detta molto soddisfatta per l’impegno dell’Amministrazione Comunale e si è resa disponibile per “aiutare una corretta informazione e partecipare al percorso attuativo che deve coinvolgere la cittadinanza perché si senta protagonista di questo cambiamento”.

Cosa prevede il progetto

Il progetto Bologna Città 30 prevede un investimento di 14 milioni di euro nell’ambito della sicurezza stradale. L’obiettivo è rendere la città più sicura attraverso l’installazione di nuovi segnali stradali, campagne di comunicazione e di educazione stradale, la creazione di nuove aree pedonali nei quartieri e la messa in sicurezza delle strade dove si registra un maggior numero di incidenti, con controlli più frequenti e l’installazione di autovelox.

I numeri degli incidenti stradali

Nel decennio 2010-2019, nella sola città di Bologna, a causa degli incidenti stradali si sono registrati 194 morti e oltre 26.000 feriti, per una media di quasi 20 morti e 2600 feriti all’anno. Se estendiamo lo sguardo all’intera area metropolitana della città, i numeri sono ancora più impressionanti: 737 morti e 54.000 feriti in 10 anni.

In termini di vittime, è chiaro che siano gli utenti deboli della strada a pagare il prezzo più alto, soprattutto in termini di mortalità. La loro intrinseca fragilità li porta ad essere i più esposti a conseguenze tragiche in caso di incidente. La conferma arriva dai dati, infatti, se si considera il decennio sopracitato, dei 194 morti, 66 sono pedoni e 30 sono ciclisti.

I benefici delle città 30

Le città che hanno introdotto le zone 30 hanno ottenuto i migliori risultati sull’utenza più debole. A Helsinki, negli anni ’90, gli incidenti mortali pedonali erano 30 all’anno, ma dopo l’introduzione delle zone 30 sono scesi a 7 l’anno, fino a zero nel 2019. A Grenoble, dopo 3 anni di città 30, si è registrato un calo del 22%. A Bruxelles, nei primi mesi di città 30, si è registrato un 50% in meno di morti e feriti gravi. A Graz, invece, è diminuito del 24% sin dal primo anno e addirittura del 90% di bambini vittime di incidenti davanti alle scuole.

Altri esempi italiani

Olbia è stata la prima città italiana a introdurre il limite di 30 km/h nelle vie del centro abitato a partire da giugno 2021. La misura, inizialmente molto criticata dagli automobilisti, ha iniziato a dare i suoi frutti. Infatti, sta permettendo di potenziare la mobilità dolce con un incremento degli spostamenti a piedi o in bicicletta nella vita di tutti i giorni per raggiungere il posto di lavoro o andare a scuola.

A Milano sono state fatte delle sperimentazioni di zone 30 in una piccola zona di Corso Lodi/Corvetto, ma al momento non è prevista l’adozione di città 30 da parte del sindaco milanese Giuseppe Sala.

Anche Torino si sta muovendo nella direzione delle zone 30, tanto che l’assessora alla Transizione Ecologica e Digitale del Comune di Torino, Chiara Foglietta, ha avviato fase di studio per valutare le zone della città dove è possibile introdurre il limite di velocità a 30 km/h.