L’acqua della Lombardia contaminata da Pfas: la denuncia di Greenpeace

Su oltre 4.000 campioni analizzati il 19% ha rivelato la presenza di PFAS

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Alessandro Mariani

Giornalista green

Nato a Spoleto, dopo una laurea in Storia e una parentesi in Germania, si è stabilito a Milano. Ha avuto esperienze in radio e in TV locali e Nazionali. Racconta la società, con un focus sulle tematiche ambientali.

Non molto limpide e poco chiare. Il report dell’Unità Investigativa di Greenpeace Italia ha analizzato le acque destinate al consumo umano della Lombardia, rivelando una presenza allarmante di PFAS (composti poli e perfluoroalchilici), sostanze chimiche artificiali estremamente persistenti e associate a gravi problemi di salute, inclusi tumori. Tra il 2018 e il 2022, su circa 4.000 campioni analizzati dagli enti competenti, il 19% (738 campioni) ha evidenziato la presenza di PFAS. Tuttavia, questo inquinamento potrebbe essere sottovalutato, poiché le analisi finora sono state parziali e non estese a tutto il territorio.

Greenpeace Italia dichiara che l’indagine condotta in Lombardia evidenzia un’emergenza ambientale e sanitaria fuori controllo, sottovalutata dalle autorità locali e nazionali nonostante coinvolga migliaia di persone esposte al rischio in modo inconsapevole. Pertanto, fa appello al governo, al Parlamento e ai ministeri competenti affinché assumano le proprie responsabilità e approvino tempestivamente una legge che vieti l’uso e la produzione di tutti i PFAS, insieme a misure adeguate di bonifica e all’individuazione dei responsabili dell’inquinamento.

Le analisi di Greenpeace rilevano dati preoccupanti

Esaminando i dati provinciali, emergono percentuali di campioni contaminati che destano grande preoccupazione. La provincia di Lodi registra la percentuale più elevata, con l’84,8% dei campioni positivi alla presenza di PFAS. Seguono le province di Bergamo e Como, con rispettivamente il 60,6% e il 41,2%.

La zona milanese si posiziona a metà classifica, con un quinto delle analisi che ha dato esito positivo. Tuttavia, in termini assoluti, la provincia di Milano, dove sono stati effettuati anche il maggior numero di test, presenta il triste primato con 201 campioni contaminati da PFAS, seguita dalle province di Brescia (149) e Bergamo (129). Alcune criticità si riscontrano anche nei comuni di Crema (Cremona), Crespiatica (Lodi), Pontirolo Nuovo (Bergamo), Rescaldina (Milano) e nella zona di Cantù-Mariano Comense (Como).

Anche a Milano città, i risultati non sono incoraggianti: quasi un terzo dei campioni analizzati si è rivelato contaminato. Nel dettaglio, il 31,1% dei 367 campioni ha mostrato la presenza di PFAS. Tra le aree della città con le contaminazioni più elevate, si trovano Crescenzago, Anfossi, Cantore, Padova e Lambro.

 

Inquinamento PFAS, un quadro allarmante

Le contaminazioni riscontrate in Lombardia risultano inferiori rispetto all’emergenza PFAS che colpì il Veneto nel 2013. Tuttavia, è importante tenere presente che, secondo le più recenti evidenze scientifiche, i PFAS sono considerati sostanze potenzialmente pericolose per la salute umana a qualsiasi concentrazione. Pertanto, l’unico valore accettabile è l’assenza totale di queste sostanze nell’acqua potabile, negli alimenti, nel suolo e nell’aria. La protezione della salute dei cittadini richiede misure immediate per eliminare completamente la presenza di PFAS nell’ambiente. È fondamentale che le autorità locali e nazionali adottino provvedimenti urgenti per affrontare questa emergenza e proteggere la salute di tutti.

Greenpeace Italia ha rilevato che una parte dell’acqua in Lombardia sarebbe considerata non potabile secondo i nuovi parametri proposti negli Stati Uniti (il 13,1%) o quelli in vigore in Danimarca (il 13,4%). L’organizzazione ambientalista chiede alla Regione Lombardia di identificare tutte le fonti di inquinamento per fermarlo alla radice e convertire le attività industriali che ancora utilizzano queste sostanze. È inoltre necessario implementare un piano di monitoraggio regionale per la presenza di PFAS nelle acque potabili, rendendo pubblici i risultati delle analisi e garantendo il diritto dei cittadini a disporre di acqua pulita e non contaminata.

La risposta dei gestori del servizio idrico

I gestori del servizio idrico in Lombardia vogliono fugare ogni dubbio: “L’acqua che esce dai rubinetti non è affatto pericolosa”, Riferisce Water Alliance, la rete che unisce i gestori regionali – “Sono proprio i costanti controlli effettuati dalla rete dei laboratori dei singoli retisti a consentire di conoscere con precisione la qualità dell’acqua.

Da tempo i gestori del servizio idrico sono impegnati sul fronte della sicurezza e della riduzione dei PFAS nell’acque di falda, che però non va confusa con quella che beviamo: prima di uscire dal rubinetto, l’acqua viene infatti sottoposta a un capillare processo di potabilizzazione che esclude qualsiasi danno per la salute. Bevete serenamente l’acqua del rubinetto – ribadiscono i gestori –, oltre a essere totalmente sicura, è una scelta che aiuta a risparmiare e a ridurre il consumo di plastica”.

Anche MM Spa, che gestisce il servizio idrico nella città di Milano, sottolinea che l’acqua di Milano è controllata e sicura, rispettando anche le più rigide normative europee. L’azienda precisa di rilevare da anni i parametri di PFOS, PFOA e altri PFAS nel proprio Piano di Autocontrollo, anticipando le disposizioni normative, proprio per prevenire eventuali contaminazioni e garantire un’alta qualità dell’acqua potabile. I risultati delle analisi condotte su 335 campioni d’acqua destinata al consumo umano prelevati a Milano nel 2021 e 2022 (dati forniti a Greenpeace) sono confortanti e confermano che i valori di queste sostanze sono assenti o ampiamente inferiori rispetto ai limiti stabiliti dalla Direttiva UE 2184 (= 0,1 microgrammi litro come “Somma di PFAS”).