Allarme inquinamento delle acque, 299 sostanze nocive in Italia

Da un'indagine ISPRA sulle acque italiane, su 16.962 prelievi in 4.775 diversi punti è stata rilevata la presenza di 299 sostanze inquinanti su 426 analizzate

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

Sono stati 16.962 i prelievi in 4.775 diversi punti hanno rilevato la presenza di 299 sostanze inquinanti nelle acque italiane su 426 sottoposte a indagine. Pesticidi nel 77,3% delle acque superficiali ispezionate e nel 32,2% di quelle sotterranee. Gli insetticidi sono la classe di sostanze rinvenute in quantità maggiore.

I dati sui controlli delle acque inquinate

299 sono le sostanze inquinanti rilevate nelle acque italiane su 426 sottoposte a indagine: è l’allarme lanciato da ISPRA con la pubblicazione dell’ultimo Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, che ha campionato 16.962 prelievi in 4.775 diversi punti. Nelle acque superficiali, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei luoghi ispezionati, in quelle sotterranee nel 32,2%. A differenza del passato, gli insetticidi e non più gli erbicidi sono la classe di sostanze rinvenute in quantità maggiore.

Il pericolo delle sostanze inquinanti

Le sostanze inquinanti presenti nelle acque del territorio nazionale sono dannose per l’ambiente, l’uomo, la fauna e la flora. Thomas Marino, co-founder di The Circle, la più estesa azienda agricola acquaponica del continente, afferma che anche le concentrazioni minime di questi inquinanti possono provocare effetti nocivi e irreversibili.

In risposta alle evidenze emerse dall’analisi, The Circle sottolinea che metalli pesanti, microplastiche, antibiotici e miscele chimiche costituiscono ulteriori elementi di preoccupazione

Le sostanze rilevate

Tra le sostanze tracciate ci sono gli erbicidi glifosate e il suo metabolita AMPA, il metolaclor e i fungicidi dimetomorf e azossistrobina, il bentazone e i metaboliti atrazina desetil desisopropil e i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil. Il ruolo dell’agricoltura, nel loro uso, è determinante.

Le soluzioni proposte da The Circle

The Circle è un’azienda che si impegna a risolvere i problemi ambientali in agricoltura, principalmente attraverso il risparmio di acqua e di suolo. L’azienda è nata nel 2017 e si è aggiudicata 3 bandi Horizon come partner di progetto promossi dalla Commissione Europea nell’ambito di Horizon Europa. L’obiettivo di The Circle è quello di promuovere nuove tecnologie di monitoraggio dell’inquinamento delle acque nel settore agricolo, in modo da garantire un futuro sostenibile per le generazioni future.

In risposta al grido di allarme, The Circle ribadisce il ruolo centrale dell’agricoltura e lavora a 3 soluzioni: dal millirobot nuotatore al sensore che misura l’assorbimento di luce ecco i progetti che potrebbero salvare l’oro blu.

Somiro

Somiro è il progetto di ricerca che sta sviluppando il primo millirobot nuotatore – autonomo dal punto vista energetico – in grado di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura in termini di impronta carbonica, eutrofizzazione e uso eccessivo di pesticidi e mangimi attraverso il rilevamento di sostanze nocive e la trasmissione dei dati real time a un sistema di controllo gestibile da remoto.

Questi millirobot potrebbero cambiare la coltivazione indoor e integrare il telerilevamento basato su droni all’aperto. Thomas Marino spiega che questi robot potrebbero monitorare un’area molto più ampia rispetto ai sistemi tradizionali e potrebbero essere rapidamente ridistribuiti dove necessario. Questa invenzione potrebbe rivoluzionare la coltivazione indoor e integrare il telerilevamento basato su droni all’aperto.

h-ALO

h-ALO vuole sviluppare un nuovo sensore a base fotonica che consentirebbe ai produttori alimentari locali e ai rivenditori di controllare la qualità e la sicurezza degli alimenti attraverso la ricerca in acqua di sostanze inquinanti come pesticidi, antiparassitari e metalli pesanti.

La sofisticata sensoristica dell’acquaponica è soggetta a contaminazione multipla rispetto ad altre catene alimentari tradizionali, ma la novità di questo strumento di misurazione è la facilità d’uso che permetterà ai dipendenti delle aziende di poterlo utilizzare con il minimo di formazione necessaria.

Greener

Il progetto Greener mira a sviluppare nuovi sensori che integrano diverse strategie di bonifica con tecnologie bioelettrochimiche innovative per il biorisanamento del suolo e dell’acqua, attraverso la misurazione dell’assorbimento di luce in specifiche lunghezze d’onda per scovare agenti patogeni e contaminanti delle vasche utilizzate per le coltivazioni in acqua, come l’acquaponica, per riuscire a intervenire tempestivamente sulla qualità dell’acqua.

Il Circle sta contribuendo alla realizzazione di nuovi sistemi di monitoraggio delle acque a basso impatto ambientale, a basso consumo e di ridotte dimensioni così da abbattere i costi di laboratorio aumentando contemporaneamente la sicurezza e la tracciabilità di tutta la filiera. Thomas Marino commenta che questo sforzo sta contribuendo a rendere il monitoraggio delle acque una priorità per le aziende e le istituzioni pubbliche, migliorando la gestione delle risorse idriche e la tutela dell’ambiente.

Il ruolo dell’acquaponica nell’ambito dell’inquinamento delle acque

La Commissione Europea incentiva l’acquaponica, soluzione agricola abbracciata da The Circle poiché, tra le altre cose, pone al centro della propria tecnologia l’utilizzo del materiale organico prodotto dai pesci come sostituto dei diserbanti e dei fertilizzanti di sintesi: l’acquaponica. Questa tecnica innovativa prevede la combinazione di due tecnologie per la produzione di cibo: la coltivazione fuori suolo e l’acquacoltura. L’acqua contenuta all’interno di vasche, infatti, costituisce il cuore del sistema di coltivazione acquaponico.

Come funziona? I pesci d’acqua dolce allevati nei bacini acquaponici artificiali, solitamente carpe koi o tilapie, producono sostanze di scarto e ammoniaca sotto forma di escrementi in base alla tipologia di mangimi e alla densità di popolazione della specie, i cui valori fondamentali vengono costantemente monitorati da appositi sensori di controllo. L’acqua contaminata dal materiale organico prodotto dai pesci viene prelevata dalle vasche grazie a una pompa e portata verso un biofiltro che ospita una popolazione di batteri in grado di scindere le molecole di ammoniaca in nitriti e nitrati, Azoto che è poi il nutriente principale per la coltivazione delle piante. Una volta passata attraverso il biofiltro, l’acqua, ricca di nutrienti, viene portata alle piante per irrigarle dall’alto verso il basso in modo da permettere alle radici di assorbire i nutrienti necessari e, contemporaneamente, di purificare l’acqua in eccesso che tornerà nelle vasche dei pesci permettendone la crescita.