La controversa decisione UE su gas naturale e nucleare: cosa cambia

La controversa decisione del Parlamento europeo su gas naturale ed energia nucleare non è passata inosservata e ha attirato su di sé numerose critiche

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

Il Parlamento europeo ha votato oggi, mercoledì 6 luglio, a favore della proposta di etichettare le centrali a gas naturale e nucleari come investimenti rispettosi del clima. La Commissione europea ha pubblicato la proposta, formalmente chiamata tassonomia dell’UE, a dicembre come un elenco di attività economiche che gli investitori possono etichettare e commercializzare come verdi nell’UE.

La mozione per bloccare la proposta ha ricevuto 278 voti a favore e 328 contrati, mentre 33 euro parlamentari si sono astenuti. A meno che 20 dei 27 Stati membri dell’UE non si oppongano alla proposta, questa verrà trasformata in legge.

Un piano controverso

La proposta è stata inizialmente accolta con resistenza da alcuni Stati membri dell’UE, con uno schieramento guidato dalla Francia che ha sostenuto con forza l’etichettatura “green” per il gas naturale e l’energia nucleare. Dal canto sua, la Germania, che sta gradualmente eliminando le sue centrali nucleari, si era opposta al piano.

Anche alcuni gruppi ambientalisti ed europarlamentari hanno criticato aspramente il piano di “greenwashing” sui combustibili fossili e sull’energia nucleare.

Austria e Lussemburgo hanno persino minacciato di intraprendere vie legali contro l’UE nel caso in cui il piano diventasse legge.

Nonostante le numerose opposizioni, la proposta ha ottenuto il sostegno della maggioranza del Partito Popolare Europeo di centro-destra, il più grande gruppo di legislatori del Parlamento europeo.

I legislatori del gruppo centrista Renew Europe erano in gran parte favorevoli alla proposta, mentre i Verdi e i Socialdemocratici si sono opposti.

La pioggia di critiche

Una forte riduzione delle forniture di gas russe all’Europa nelle ultime settimane ha innescato una maggiore opposizione alla classificazione del gas come verde da parte della tassonomia dell’UE.

Ariadna Rodrigo, attivista per la finanza sostenibile dell’UE di Greenpeace ha giudicato come oltraggioso etichettare il gas fossile e il nucleare come “verdi” e far fluire così più denaro verso le casse che finanziano la guerra di Putin in Ucraina. L’attivista ha inoltre aggiunto che, per questo continueremo a opporci in tribunale. La Rodrigo ha aggiunto che le vergognose trattative interne alla Commissione europea influenzate dalle lobby dei combustibili fossili e del nucleare non basteranno.

Il voto che ha dato il via libera all’etichetta green per false soluzioni come il gas fossile e l’energia nucleare, è in netto contrasto con quanto servirebbe davvero in un momento storico come questo, in cui gli effetti dei cambiamenti climatici hanno gravi conseguenze sulla vita di tutte e tutti noi. Secondo Greenpeace il voto del Parlamento europeo rischia di rallentare ulteriormente la lotta alla crisi climatica, esponendo le persone e il pianeta a eventi climatici sempre più estremi.

Inoltre, secondo Greenpeace, l’Unione Europea dovrebbe invece concentrarsi sulle energie rinnovabili in quanto più sicure dal punto di vista ambientale e applicabili in tempi più brevi. Come ha ricordato il gruppo ambientalista, l’energia nucleare non ha ancora risolto i suoi problemi legati alla sicurezza e alla gestione a lungo termine delle scorie nucleari e richiede inoltre maggiori risorse finanziarie e tempi di realizzazione più lunghi.

Prima che l’azione legale abbia inizio, Greenpeace presenterà alla Commissione europea una richiesta formale di revisione interna. In caso di esito negativo, Greenpeace porterà la causa alla Corte di Giustizia europea.

Anche l’europarlamentare olandese Paul Tang, socialdemocratico di centrosinistra, ha criticato aspramente il piano dell’UE sostenendo anche lui come sia influenzato dalla lobby di Gazprom e Rosneft, entrambe compagnie energetiche statali russe.

La definizione di “greenwashing”

Tang ha anche denunciato la mossa come “istituzionalizzazione del greenwashing“. Secondo l’eurodeputato olandese, è importante che questo voti non crei un precedente per altri Paesi che hanno l’intenzione di ridurre le proprie ambizioni climatiche.

Dello stesso avviso Christophe Hansen, parlamentare europeo conservatore del Lussemburgo, il quale ha affermato che il risultato della votazione su gas e nucleare renderà “obsoleta” la tassonomia. Hansen ha inoltre aggiunto che la decisione del Parlamento europeo di includere il gas e il nucleare mette a repentaglio il futuro e il presente delle persone. Hansen ha concluso dicendo che la miopia dimostrata dall’UE mina la credibilità e la durata della tassonomia come bussola a lungo termine per gli investitori.

A rischio gli obiettivi europei sul clima

Francesca Bellisai, Analista Politiche Europee del think tank ECCO, ha spiegato che il Green Deal europeo ha l’obiettivo di abbattere del 55% le emissioni nette al 2030 e raggiungere la neutralità climatica al 2050. Una tassonomia che mette sullo stesso piano gas e nucleare con le energie rinnovabili mina la capacità di raggiungere questi obiettivi.

Dare priorità solo energie veramente verdi avrebbe stabilito quella coerenza di regole necessarie a mobilitare il livello di investimenti necessari alla transizione e mandato il segnale politico dell’esigenza di un cambio di direzione contro gli interessi costituiti dei grandi gruppi energetici europei.