Le BigTech consumano più energia di uno Stato europeo: il cammino verso la sostenibilità non è sempre luminoso

Le Big Tech emettono complessivamente più CO2 della Repubblica Ceca e consumano più energia di Paesi come il Belgio o Cile. L’AI fa impennare i consumi energetici e di acqua

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation e tecnologie emergenti

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

La tecnologia, grazie a una importante e attenta campagna di marketing, ha determinato la fortuna delle Big Tech, ma l’incognita rimane il mercato reale e gli utilizzatori che lo popolano.
Se le prime trimestrali del 2024 confermano un riposizionamento delle più importanti Big Tech a Wall Street, dove brillano maggiormente Amazon, Meta, Microsoft e Nvidia, il destino di queste aziende non è altrettanto luminoso in termini di sostenibilità.
Con l’obiettivo di definire gli scenari della sostenibilità legati al digitale, il terzo rapporto dell’Osservatorio Esg Big Tech di Karma Metrix, società attenta a migliorare l’impatto sull’ambiente dei siti web, ha analizzato gli ultimi bilanci di sostenibilità di cinque colossi tecnologici americani per capire il loro impatto sull’ambiente.

Quanto impattano sull’ambiente le Big Tech

Partendo dal dato che il 60% degli utenti ignora completamente che la navigazione in internet genera emissioni di CO2 e che il 55% dei consumatori si aspetta dai brand che questi svolgano un ruolo più importante di quello svolto dai Governi per creare un futuro migliore, ecco che allora lo scenario rappresentato dal rapporto dell’Osservatorio diventa sempre più complesso nella sua analisi.
Per il Global Carbon Project, se il web fosse una nazione sarebbe il terzo Paese al mondo per consumo di energia elettrica e il quarto Paese al mondo per emissioni di CO2.

Le ragioni per cui Internet genera emissioni di Co2e (CO2 equivalente è una misura usata per comparare le emissioni da vari gas serra che vengono equiparati all’anidride carbonica) deriva dal fatto che, da una parte, le modalità con cui viene realizzato un sito web sono poco efficienti, e dall’altra perché per produrre energia, che serve prevalentemente per alimentare server, infrastrutture di rete, sistemi di raffreddamento dei data center e device utilizzati dagli utenti, si fa ricorso ancora a combustibili fossili.

Analisi dei bilanci di sostenibilità

Le Big Tech di cui sono stati analizzati i bilanci di sostenibilità sono Amazon, Apple, Alphabet (Google), Meta e Microsoft.
Per ognuna di loro sono stati presi in considerazione i report di sostenibilità degli ultimi quattro anni. Sono stati isolati i valori di energia consumata e di CO2e prodotta per ogni anno. Si è provveduto, infine, a fare benchmarking confrontando i dati del consumo energetico delle Big Tech con le Nazioni.
Amazon, Apple, Google, Meta e Microsoft emettono complessivamente più CO2 della Repubblica Ceca e consumano più energia di Paesi come il Belgio o Cile.


Ipotizzando che i tassi di crescita dovessero restare uguali le cinque Big Tech passerebbero dal 42mo posto al 14mo, al mondo, nel 2030, per consumo energetico.
Le Big Tech si confermano fortemente energivore. Il consumo di energia da parte loro si attesta su una crescita del 48% su base triennale, ben 5 volte superiore alla crescita del consumo mondiale e in termini di emissioni di CO2 il dato aggregato, sempre con riferimento alle Big Tech, è pari a 130,1 milioni di tonnellate annue. Per comprendere questo dato e la sua criticità, è possibile paragonarlo alle tonnellate annue che ogni anno emette la Repubblica Ceca.


L’elemento ancora più preoccupante è che la diffusione dell’Intelligenza Artificiale richiederà una sempre più crescente quantità di energia.

L’acqua e il water footprint

L’impatto delle Big Tech sull’ambiente è rinvenibile anche tenendo conto del consumo di acqua. Uno studio molto interessante condotto dall’Università della California Riverside, nel paper “Towards Environmentally Equitable AI via Geographical Load Balancing”, ha evidenziato, per esempio, che i data center di Google hanno consumato, nel 2021, 12.7 bilioni di litri di acqua.

Questi centri traggono energia da centrali elettriche che utilizzano grandi torri di raffreddamento che convertono l’acqua in vapore emesso nell’atmosfera. I server devono essere mantenuti a temperature idonee, in quanto l’elettricità si muove attraverso semiconduttori che generano calore. Questo richiede sistemi di raffreddamento collegati a torri di raffreddamento che consumano acqua convertendola in vapore.

Cosa accade con l’AI

Gli stessi autori del report citato, evidenziano che ogni volta che si esegue una query di ChatGPT si utilizza acqua. Eseguire circa 20-50 query vuol dire utilizzare circa mezzo litro di acqua.
Due settimane di lavoro per implementare GPT-3 AI nei data center più moderni di Microsoft richiede un consumo di circa 700.000 litri di acqua dolce, la stessa quantità di acqua utilizzata nella fabbricazione di circa 370 BMW auto o 320 Tesla. Il consumo di acqua si triplica se questo tipo di attività viene effettuato nei data center di Microsoft in Asia, che sono meno efficienti.
Si stima che, entro il 2027, l’impatto dell’AI generativa potrebbe richiedere fino a 6,6 miliardi di metri cubi di acqua potabile, tendo conto di variabili come il posizionamento dei server, il loro livello di efficienza e le stagioni con le loro caratteristiche precipue. 

Cosa fanno le Big Tech per l’ambiente

Se questi dati non sono incoraggianti, non vuol dire che le Big Tech non si stiano muovendo per arginare questi problemi. Analizziamo singolarmente le Big Tech e il loro impegno per l’ambiente così come emerge dai loro bilanci di sostenibilità.

Amazon

I progetti di sostenibilità di Amazon prevedono, per esempio, in Italia di supportare il Progetto “Parco Italia”, un programma di forestazione urbana che prevede di piantare 22 milioni di alberi nelle 14 aree metropolitane italiane.
Altri Paesi interessati da vari interventi di Amazon sono il Canada, gli USA, Singapore, l’Indonesia, la Germania, India, Tanzania, Indonesia, Brasile e Sud Africa. I diversi progetti non hanno impatto solo sulla sostenibilità ambientale, ma anche su quella sociale ed economica.
Amazon, inoltre, si pone come obiettivo di rendere il 50% delle spedizioni Amazon a zero emissioni nette di CO2 entro il 2030 e ha già ridotto del 38% il peso dell’imballaggio per le spedizioni dal 2015, pari a 1,5 tonnellate di imballaggio eliminate e nel 2021 oltre 100 milioni di pacchi sono stati consegnati ai clienti utilizzando veicoli a zero emissioni.

Apple

Apple punta  a ridurre le emissioni del 75% attraverso 5 pillar:

  • Progettare prodotti attraverso processi sempre più low-carbon attraverso l’uso di materiali selezionati e efficienti
  • Utilizzo del 100% di elettricità rinnovabile per una supply chain al 100% “pulita”
  • Abbattimento di emissioni dirette
  • Efficienza energetica
  • Carbon removal

Apple si è posta come obiettivo, per il 2030, di avere la catena di fornitura interamente alimentata a energia rinnovabile.

Google

Nel 2021 Google è arrivata ad utilizzare circa il 60% di energia carbon-free per i propri data center e si è posta come obiettivo di utilizzare, entro il 2030, 100% energia carbon free.
L’impegno di Google si estende anche ai suoi fornitori. L’impegno di Google per ridurre gli  Scope 3 passa da oltre 700 iniziative, raccontate in un bilancio di sostenibilità apposito dedicato ai fornitori.
Google, inoltre, rivela i consumi d’acqua dei data center. Google stima 1.7 milioni di litri al giorno per data center, pari a 16,3 miliardi di litri all’anno. La quantità di consumo di acqua è simile al consumo annuo di circa 182.000 italiani.

Meta

L’ambiente è in fondo alle priorità ESG di Meta. Net Zero, cambiamento climatico ed efficienza dei data center passano in secondo piano per questa azienda. Mentre sembra ci sia una forte sensibilità nei confronti della water footprint e sul recupero delle acque.
Meta, nei suoi data center e uffici, ha recuperato l’88% delle acque impiegate. L’obiettivo di Meta è diventare Water Positive entro il 2030. Nell’ottica di predisporre un piano di economia circolare, Meta focalizza la sua attenzione sullo sfruttamento del calore. In Danimarca Meta utilizza il calore generato dal data center per fornire acqua calda e riscaldamento alla città di Odense.

Microsoft

Microsoft è la prima Big Tech che pone l’attenzione anche sulla gaming industry, ovvero un mercato da oltre 200 miliardi di dollari. Anche Microsoft pone l’attenzione sul consumo idrico, puntando ad azzerare la propria impronta idrica entro il 2030. Microsoft, inoltre, sta cambiando, nei propri data center, i sistemi di raffreddamento. Questo perché, al crescere delle esigenze, la necessità di acqua supera le risorse disponibili.

I dati in sintesi

Sintetizzando tutti gli elementi evidenziati, secondo il terzo report dell’Osservatorio Esg Big Tech di Karma Metrix è possibile affermare che:

  • Cresce il consumo energetico (+209% in 4 anni) ad un ritmo 5 volte superiore al consumo mondiale. Questo impone una sempre maggiore attenzione sull’efficienza energetica nel digitale delle aziende tech, sempre più energivore
  • Crescono le emissioni delle Big Tech (+30.8% in 4 anni) , anche per chi (Apple, Google, Microsoft) sta lavorando in modo virtuoso
  • Tutte le Big Tech hanno migliorato il report ESG e sono focalizzate sull’impegno dell’obiettivo zero emissioni entro il 2030
  • La maggior parte delle emissioni derivano dallo scope 3. Fondamentale che le aziende lavorino per rendere più sostenibile la filiera
  • Il consumo e recupero idrico è un tema sempre più centrale nei report, visto il loro largo impiego nel raffreddamento dei data center.

Nuove sfide sul tema sostenibilità arrivano da uno sviluppo che rende il digitale sempre più energivoro per via della digitalizzazione, gaming e soprattutto intelligenza artificiale.