Il Ministero della Salute ha appena pubblicato i dati sulla sanità in Italia, dove emerge la classifica delle regioni in cui ci si cura meglio, almeno per quanto riguarda i cosiddetti Lea, cioè i Livelli essenziali di assistenza. Mentre la politica – in particolare il governatore della Lombardia Fontana – si scanna sui risultati, ci siamo chiesti se anche i farmaci possano e debbano essere sostenibili. La risposta è sì, e ci sono interessanti sviluppi.
Un gruppo di ricerca internazionale ha pubblicato sulla rivista Nature Sustainability uno studio in cui si sottolinea l’urgente necessità di progettare farmaci green, visto che le immissioni nell’ambiente durante la produzione, l’uso e lo smaltimento dei medicinali stanno generando un impatto importante sull’ambiente, con conseguenze sia per la nostra salute che per gli animali.
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Quanto inquinano i farmaci e cosa provocano
Oggi sappiamo che la contaminazione degli ecosistemi con i principi attivi contenuti nelle medicine che prendiamo rappresenta una grave minaccia per la biodiversità, oltre che per la salute pubblica. Per questo è necessaria un’azione urgente. E dire che l’industria farmaceutica dalla natura ha preso tantissimo: circa l’80% dei medicinali registrati deriva da piante, muffe e microorganismi o è ispirato a questi. Per non parlare della dipendenza dall’elemento acqua.
Ovvio che nel nostro mondo sempre più medicalizzato, i prodotti farmaceutici sono indispensabili sia nella cura che nella prevenzione delle malattie, ma la crescente dipendenza dai prodotti farmaceutici ha un costo notevole. Gli scarichi nell’ambiente durante la produzione, l’uso e lo smaltimento dei farmaci stanno riversando miscele di ingredienti farmaceutici attivi, cosiddetti Api, e di loro metaboliti, additivi, adiuvanti, eccipienti e prodotti di trasformazione, con conseguenze disastrose che amplificano il cambiamento climatico.
Le sostanze inquinanti possono causare gravi cambiamenti nello sviluppo, nella fisiologia e morfologia e persino nei comportamenti degli animali: ad esempio, sappiamo che i pesci maschi esposti agli estrogeni presenti nella pillola anticoncezionale mostrano femminilizzazione e fallimento riproduttivo, portando al collasso della popolazione, mentre gli avvoltoi esposti ai farmaci antinfiammatori hanno subito gravi crolli demografici a causa degli effetti tossici.
Il grave problema dell’errato smaltimento dei medicinali
A questo, si aggiunge l’impatto dello scorretto smaltimento dei rifiuti medicinali. L’indagine “Non mi scadere sui farmaci” condotta nel settembre 2023 da Assosalute, in collaborazione con l’Istituto The Fool, ha rivelato che il 70% della popolazione non ha ancora una piena consapevolezza riguardo a come e dove smaltire correttamente i farmaci.
L’8-10% delle sostanze farmaceutiche presenti nell’ambiente derivano proprio dallo smaltimento inappropriato dei medicinali, scaricati nel water oppure gettati a caso, quasi sempre nell’indifferenziata.
Cosa cambierà: dall’ecofarmacovigilanza alle farmacie green
Oggi finalmente sta crescendo anche in Italia l’attenzione per l’ecofarmacovigilanza, tanto che si è arrivati al Manifesto di Erice 2023 che sensibilizza su questo tema. E l’Europa che fa? L’European federation of pharmaceutical industries and associations (Efpia) sta investendo in tecnologie pulite e economia circolare. L’industria farmaceutica si sta impegnando per produrre farmaci sostenibili, ma ad oggi la legislazione europea contenute nella cosiddetta Tassonomia Ue appare troppo rigida, e per questo di difficile applicazione.
Sicuramente un ruolo essenziale nella creazione di un’industria farmaceutica “verde” lo giocano anche le farmacie, che possono adottare pratiche di contenimento del loro impatto ambientale: possono aumentare la propria efficienza energetica, ad esempio installando luci a Led, possono scegliere un packaging sostenibile, possono favorire con sconti o promozioni l’acquisto di farmaci green e ancora agevolare sistemi di raccolta di farmaci scaduti o buttati.
Nanospugne per medicinali “verdi”: la nuova frontiera
Serve quindi che l’industria farmaceutica spinga l’acceleratore sulle medicine sostenibili. Tra queste, un interessante progetto arriva dal Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino, dove vengono create e utilizzate le nanospugne, sostanze ecosostenibili realizzate con materiali bio, come l’amido ottenuto dal mais o dalle patate, e utilizzabili come eccipienti nei farmaci.
Negli anni il loro sviluppo ha conosciuto un avanzamento costante, dimostrando ottimi risultati nei test in vitro e in vivo per un loro possibile uso clinico. In particolare, negli ultimi 5 anni si è visto che non solo sono green, ma anche sicuri, e addirittura si sono dimostrati più efficaci a livello terapeutico.