Quello del 2026 è stato il terzo aprile più caldo mai registrato a livello globale, a pari merito con il 2016 e il 2020. Prima il record era stato dell’aprile 2024, seguito da quello del 2025. È la prima volta nella storia delle rilevazioni che tre aprili consecutivi occupano i primi tre posti della classifica delle temperature. Lo certifica il bollettino mensile del Copernicus Climate Change Service (C3S), il servizio meteo-climatico dell’Unione europea, basandosi sui dati del dataset ERA5, la ricostruzione climatica più completa a disposizione della comunità scientifica.
Indice
Punto di non ritorno a 1,5 °C
La temperatura media dell’aria superficiale ad aprile 2026 è stata di 14,89 °C, cioè 0,52 °C al di sopra della media del trentennio di riferimento (1991-2020). Rispetto alla media pre-industriale del periodo 1850-1900, il dato sale a 1,43 °C in più, un valore che si avvicina pericolosamente alla soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi come limite oltre il quale gli effetti del cambiamento climatico diventano significativamente più gravi e in parte irreversibili.
L’Europa spaccata in due
A livello europeo, aprile 2026 è stato il decimo più caldo in assoluto, con una temperatura media sulla terraferma di 8,88 °C, superiore di 0,50 °C rispetto alla media 1991-2020. Il record per il Vecchio Continente resta l’aprile del 2018. Il dato medio, tuttavia, nasconde un forte contrasto tra le due metà del continente.
L’Europa sud-occidentale ha registrato anomalie tra le più marcate:
- la Spagna ha vissuto l’aprile più caldo dal 1962;
- la Francia il terzo più caldo dal 1900.
L’area compresa tra il Nord della Penisola Iberica e il Sud della Francia ha segnato il record assoluto dal 1979.
Anche l’Italia è inclusa nella fascia di calore anomalo che ha investito tutto il Mediterraneo occidentale.
In direzione opposta, l’Europa orientale ha registrato temperature inferiori alla media. A creare questa spaccatura è stato un pattern di circolazione atmosferica con un’area di alta pressione stazionaria sull’Ovest del continente e una di bassa pressione sull’Est, che ha convogliato aria più fredda dalla Russia verso i Balcani e l’Europa centro-orientale.

Temperature record per i mari
A completare il quadro, la temperatura superficiale media dei mari extrapolari ha raggiunto i 21,00 °C ad aprile, il secondo valore più alto mai registrato per quel mese. Il record appartiene all’aprile 2024 con 21,04 °C, durante l’ultimo fenomeno El Niño: la differenza è di appena 0,04 °C.
Il bollettino di Copernicus segnala temperature record dal Pacifico equatoriale centrale fino alle coste di Stati Uniti e Messico, con condizioni di ondata di calore marina attive in diverse aree oceaniche.
El Niño in arrivo
Il dato più rilevante in prospettiva riguarda la transizione in corso dall’attuale fase Enso-neutrale verso un nuovo El Niño, il riscaldamento periodico delle acque del Pacifico tropicale che amplifica le temperature globali.
L’Enso (El Niño – Southern Oscillation) è il ciclo climatico che governa le oscillazioni termiche del Pacifico e che, nelle sue fasi calde, spinge verso l’alto le medie planetarie. Come già detto, l’ultimo episodio si è verificato tra il 2023 e il 2024, contribuendo a rendere quell’anno il più caldo mai registrato.
Se El Niño dovesse svilupparsi nei prossimi mesi come atteso, le temperature superficiali dei mari nel 2026 potrebbero superare i livelli del 2024, con conseguenze dirette sulla frequenza di eventi estremi, come uragani e Medicane, sui regimi delle precipitazioni e sulle temperature estive in tutto l’emisfero settentrionale.