Cos’è la voluntary disclosure pensata dal governo per il rientro dei capitali

Esecutivo al lavoro su una voluntary disclosure per il rientro dei capitali nascosti all’estero, ma ci sarebbero alcuni nodi da sciogliere

Il governo Meloni è impegnato a trovare risorse per coprire almeno in parte il disavanzo tra le spese in aumento e le entrate ridotte. L’obiettivo sarebbe quello di non superare il 4,5% del prodotto lordo. E per questo tra i punti cardine della Legge di Bilancio assume particolare rilievo il tema dei condoni fiscali.

Difficile oggi prevedere quanto gettito in materia possa essere ricavato: molto dipenderà dalle misure che verranno adottate nell’ampio spettro dei perdoni fiscali. Oltre all’ipotesi di una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, inizia a trapelare anche la possibilità di intervenire sulle ricchezze nascoste oltreconfine.

Verso una voluntary disclosure: di cosa si tratta

Il piano a cui sta pensando l’esecutivo riguarda tecnicamente la voluntary disclosure, anche detta “collaborazione volontaria”. Si tratta della sanatoria per il rientro dei capitali dall’estero, che consentirebbe di regolarizzare patrimoni mai dichiarati.

Come precisato negli anni scorsi dall’Agenzia delle Entrate, la misura è finalizzata a “promuovere, attraverso l’adozione di una procedura straordinaria, la collaborazione volontaria del contribuente per consentirgli di riparare alle infedeltà dichiarative passate e porre le basi per un futuro rapporto col Fisco basato sulla reciproca fiducia”.

I nodi principali della sanatoria

Sul tavolo del governo Meloni ci sarebbe un modello simile a quello della legge 186/2014 dell’esecutivo presieduto da Matteo Renzi. L’impianto sarebbe, a grandi linee, quello secondo cui il contribuente infedele che ha occultato capitali detenuti all’estero può decidere di autodenunciarsi a fronte del pagamento delle somme dovute almeno negli ultimi cinque anni, in cambio di uno sconto sulle sanzioni amministrative. Ma le concessioni si allargano anche all’ambito penale, con la depenalizzazione di alcuni reati fiscali.

Qui abbiamo parlato del fondo antifrode.

I principali punti su cui sta ragionando il governo sono sostanzialmente due. Il primo riguarda l’inclusione o meno del contante nella somma evasa. Il secondo è relativo ai vari reati da inserire nella lista delle esenzioni per l’adesione alla voluntary disclosure. Tra questi si configurano illeciti come dichiarazione fraudolenta tramite utilizzo di fatture o altri documenti inesistenti, ma anche dichiarazione dei redditi infedele, omessa dichiarazione e omesso versamento dell’Iva. Chiaramente più ampio è il perimetro, maggiori diventano i potenziali incassi.

La questione delle cartelle esattoriali

Ad oggi una cosa è certa: con la Legge di Bilancio entrerà in vigore una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali. L’intento del governo Meloni è quello di concedere una “tregua fiscale”. L’ipotesi al vaglio con la Ragioneria Generale dello Stato, e che con il passare delle ore assume sempre più concretezza, riguarda l’eliminazione di tutti gli atti di riscossione fino a 1000 euro (ne abbiamo parlato qui).

Invece per le cartelle comprese tra i 1000 e i 3000 euro si starebbe pensando di concedere ai contribuenti la possibilità di ridurre l’imposta evasa della metà (qui tutti i dettagli). Su indicazione del viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo si starebbe valutando anche una misura valida a consentire di sanare la propria posizione attraverso un piano rateale e senza sanzioni, se negli ultimi tre anni è stata presentata la dichiarazione dei redditi senza poi versare il dovuto importo.