Iva non dichiarata, partono 1.400 lettere del Fisco: 60 giorni per pagare

Iva non dichiarata, l’Agenzia delle Entrate invia le prime 1.400 comunicazioni: 60 giorni per pagare con F24

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Entra nel vivo la nuova stretta sul recupero dell’Iva non dichiarata. L’Agenzia delle Entrate sta inviando le prime 1.400 comunicazioni ai contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione annuale Iva pur avendo emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici. La procedura nasce dalle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e consente al Fisco di calcolare l’imposta dovuta utilizzando i dati già presenti nei propri archivi. Una volta ricevuta la comunicazione, il contribuente ha 60 giorni per pagare le somme indicate o presentare chiarimenti all’ufficio competente.

Iva non dichiarata, come funziona il recupero

La novità riguarda l’utilizzo diretto delle informazioni già disponibili nei database dell’amministrazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate può incrociare fatture elettroniche, corrispettivi telematici, comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva e versamenti già effettuati. In questo modo può ricostruire l’imposta dovuta anche in assenza della dichiarazione annuale e avviare una procedura più rapida rispetto ai tradizionali accertamenti. Il meccanismo è stato introdotto con la modifica dell’articolo 54-bis.1 del decreto Iva, il Dpr 633/1972.

Prime lettere per l’Iva 2022

Le prime comunicazioni riguardano i contribuenti che nel 2022 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici, ma non hanno presentato la dichiarazione annuale tramite il modello Iva 2023.

Nel messaggio, l’Agenzia informa il contribuente della mancata dichiarazione e indica l’importo calcolato come dovuto. Non si tratta di semplici lettere di compliance. L’avviso ha infatti effetti più stringenti, perché in caso di mancata risposta o mancato pagamento può portare all’iscrizione diretta a ruolo.

Cosa deve fare il contribuente

Dopo aver ricevuto la comunicazione, il contribuente ha due possibilità. Se ritiene corretti i dati indicati, può sanare la propria posizione pagando l’importo dovuto entro 60 giorni. Il versamento deve essere effettuato con il modello F24 allegato alla comunicazione.

Se invece ritiene che ci siano errori o elementi mancanti, può chiedere chiarimenti all’ufficio indicato nella lettera. La richiesta può essere inviata tramite il servizio “Consegna documenti e istanze” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. La somma richiesta comprende l’Iva dovuta, gli interessi e la sanzione per omessa presentazione della dichiarazione.

La sanzione viene ridotta di un terzo. Tutte le voci sono riportate nel Prospetto delle somme dovute allegato alla comunicazione. Il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione. Non sono previste agevolazioni come la compensazione o la rateizzazione.

Se il contribuente non paga e non presenta chiarimenti entro 60 giorni, scatta l’iscrizione diretta a ruolo. A quel punto entra in campo la riscossione vera e propria, con l’attivazione degli strumenti ordinari di recupero dei crediti fiscali. Tra questi possono rientrare fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Quanto può recuperare il Fisco

La nuova procedura potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 646 milioni di euro sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Entro il 2030, il recupero legato alla mancata presentazione della dichiarazione Iva potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro l’anno. La misura punta quindi a rafforzare il contrasto all’evasione usando i dati digitali già trasmessi al Fisco da imprese, professionisti e operatori economici.